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Torino, preoccupa la carenza di infermieri del 118

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Torino, preoccupa la carenza di infermieri del 118
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I sindacati lanciano l’allarme: “C’è il rischio di incorrere in errori evitabili”.

Per il 118 del Torinese, questa stagione è cominciata in salita. Si tratta del periodo più difficile dell’anno, peggio dell’inverno, quando scatta l’emergenza influenza, perché adesso aumentano i codici rossi e gialli, mentre nelle sale operative dell’emergenza diminuiscono le forze. In quella di Grugliasco, competente per Torino e provincia, mancheranno a breve almeno cinque infermieri, proprio mentre iniziano le ferie.

E se gli interventi saranno ovviamente garantiti nel minor tempo possibile, i sindacati lanciano l’allarme. «La carenza di personale favorisce l’incorrere in errori che potrebbero essere evitati», racconta Roberto Nocente del Nursing Up, in sala operativa a Grugliasco da vent’anni. Qui è previsto un organico di 49 infermieri. «Ma – spiega – una collega è in maternità, un’altra è da tempo in malattia, due torneranno a lavorare sulle ambulanze e un’altra ancora ad agosto andrà in pensione. E poi ci sono le vacanze: nei mesi estivi bisognerà fare a meno di otto-dieci persone normalmente presenti. Nelle 24 ore, in sala operativa ruotano 16 dipendenti. In una situazione così, se un solo collega chiedesse la mutua potrebbero esserci problemi».

Perché il bisogno di ricambio è spasmodico. Perché il lavoro è a ciclo continuo (in media oggi ci sono 40 interventi in contemporanea da gestire), genera stress e vanno sempre risolti piccoli intoppi. Alle ambulanze l’indirizzo dei pazienti è comunicato al telefono e c’è chi non capisce, chi non ha una penna per appuntarselo, chi perde il foglio e chi, confondendosi, va in una certa via di Torino, mentre il malato è nella stessa posizione, ma a Moncalieri. Fatti realmente accaduti.

«Negli ultimi mesi è stata avviata una sperimentazione per trasmettere i dati sensibili via tablet e rendere la comunicazione più veloce e sicura, ma, a oggi, ciò è possibile solamente con quattro ambulanze». A complicare il tutto è il fatto che manca un vero e proprio responsabile del 118 di Torino e provincia. La Città della Salute, da cui dipende questo servizio, ha pubblicato un bando di concorso per individuare il nuovo direttore, ma il percorso di selezione non è ancora terminato. E intanto, tra gli operatori dell’emergenza, sono sempre più insistenti le voci che parlano di privatizzazione del 118, oggi gestito da un dipartimento interaziendale di cui fanno parte Città della Salute di Torino, ospedale di Novara, ospedale di Alessandria e Asl 1 di Cuneo.

«Quella dell’azienda unica, già presente in Lazio e in Lombardia, è un’ipotesi che il direttore dell’assessorato, Renato Botti, aveva preso in considerazione. Uno dei pregi è che ci sarebbe un committente unico per l’acquisto di materiali, dotazioni tecnologiche e convenzioni con le associazioni di soccorso. Ma bisogna valutare bene le reali necessità e le tempistiche. Se lo faremo, non sarà a breve». Così Danilo Bono, neoresponsabile della Programmazione sanitaria della Regione, che da tempo segue il capitolo 118.

Più attuale è il tema del personale, su cui è previsto un incontro in settimana. «Al momento non ci risultano problematiche particolari – afferma Bono –. Certamente, però, nei prossimi anni molti dipendenti andranno in pensione e la Regione dovrà pensare a sostituirli» .

Fonte: Corriere.it

 

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