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Sicilia: meglio disoccupati che lavorare in pronto soccorso

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Torino, prende a pugni tre infermieri in pronto soccorso
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E’ quello che succede nella terra di Pirandello; eppure il lavoro manca, ma medici e infermieri rifiutano le chiamate per poter esercitare in numerosi pronto soccorso dell’isola

Le chiamate non producono nessuna risposta e i posti restano desolatamente vuoti.

“Solo per fare un esempio – afferma il deputato M5S della commissione Sanità dell’Ars, Francesco Cappello possiamo citare il pronto soccorso di Caltagirone, dove i posti occupati sono circa il 50 per cento di quelli previsti in pianta organica: dei 26 medici previsti ce ne sono in servizio solo 10, mentre rispondono all’appello 18 infermieri dei 34 sulla carta. E’ quello che accade a Caltagirone succede in tantissimi pronto soccorsi siciliani, specie nei più piccoli”.

“Le Asp e le aziende ospedaliere – racconta Cappelloscorrono le graduatorie e provvedono alle chiamate per i pronto soccorso, ma non ricevono alcuna risposta. Paradossalmente ci sono giovani medici che preferiscono anche rimanere a casa, in attesa di migliori collocazioni, che spesso non arrivano in tempi brevi, piuttosto che scegliere di lavorare in quello che sta diventando una sorta di Far west. Perchè di questo si tratta: molti professionisti operano in condizioni disumane e spesso rischiano pure la pelle a causa delle frequenti aggressioni. L’ultimo caso, freschissimo al Vittorio Emanuele di Catania. Così non può continuare”.

Per porre riparo alla situazione il M5S ha presentato una mozione all’Ars per impegnare il governo regionale ad attivare urgentemente diverse procedure di reclutamento, anche straordinarie.

Tra queste, procedure concorsuali e di mobilità intra ed extra regionale per personale sanitario (medici ed infermieri) compatibili con l’operatività nelle aree di emergenza.

La cronica carenza di camici bianchi, cui le frequenti chiamate di Asp e aziende ospedaliere non riescono a fare fronte è confermata da un recente studio di Anaao – Cimo.

Lo studio testimonia come nei pronto soccorso con accessi che vanno dai 30 mila ai 50 mila annui, i vuoti arrivano a sfiorare il 50 per cento della dotazione organica prevista dal decreto assessoriale 1380 del 2015.

 

Giuseppe Papagni

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