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Mancano oss in provincia di Belluno: si pensa di reclutarli all’estero

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Mancano oss in provincia di Belluno: si pensa di reclutarli all'estero
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Il Centro Italiano di Solidarietà di Belluno Onlus (CeIS) e il Circolo cultura e stampa bellunese, enti accreditati a organizzare corsi per oss sul territorio, hanno incontrato Giuseppe dal Ben, commissario dell’Ulss 1 Dolomiti, per prospettare possibili soluzioni al problema. Ma i costi di realizzazione del piano sono molto elevati.

E’ emergenza oss in provincia di Belluno. Un’emergenza fotografata da numeri eloquenti: 250 unità in meno rispetto alle necessità delle strutture pubbliche, come case di riposo e Ulss; almeno altri 200 che mancano nelle cooperative, nell’assistenza domiciliare e negli altri servizi rivolti ad anziani (10mila sul territorio) e persone fragili (4.600 disabili). La sola Ulss 1 Dolomiti necessita di 63 operatori socio-sanitari, mentre le case di riposo sono costrette a ridurre il numero dei posti letto a causa della carenza di personale.

Eppure i corsi per conseguire la qualifica di oss non mancano. Gli enti accreditati a organizzarli sono CeIS (Centro Italiano di Solidarietà di Belluno Onlus) e Circolo cultura e stampa bellunese, protagonisti di un incontro con il commissario dell’Ulss, Giuseppe Dal Ben, al quale hanno sottoposto sia una relazione sulla fragilità sociale in provincia di Belluno sia uno schema di accordo di programma, già presentato alla Regione alcuni mesi fa, per organizzare un reclutamento, soprattutto all’estero, di futuri operatori socio-sanitari.

“La figura dell’oss è sempre più professionalizzata – puntualizza Dal Ben -. Essa rappresenta un nodo importante nel team di cura e ha un ruolo centrale nel rapporto umano con l’assistito. L’Ulss Dolomiti favorisce ogni progetto che incentivi la formazione di queste figure e guarda con positività ogni possibilità di sviluppo che miri a dare una risposta al bisogno della comunità”.

C’è però un problema è la scarsa attrattività del lavoro di oss. “Noi continuiamo a organizzare i corsi accreditati dalla Regione – spiega Luigino Boito, presidente del Circolo cultura e stampa bellunese -. Due si stanno svolgendo in questo momento, uno nostro e uno del CeIS, e due partiranno in autunno. Purtroppo le iscrizioni sono sempre meno”.

Ma l’accordo di programma proposto all’Ulss da CeIS e Circolo cultura e stampa bellunese va oltre, e prevede tra l’altro la costituzione di un fondo di solidarietà quantomeno triennale. E qui si entra nel campo del reclutamento di personale all’estero. I candidati oss stranieri, qualora individuati, dovranno infatti essere messi in condizione di venire in Italia, seguire corsi di lingua gratuiti e poi corsi specifici di 1.000 ore, sempre gratuiti, per diventare oss.

Inoltre dovranno beneficiare di un alloggio, avere accesso alle mense e anche a un sostegno economico. A rendere gratuiti i corsi per oss dovrebbe provvedere la Regione Veneto, mentre l’Ulss ha assicurato il proprio contributo, sotto forma di gratuità delle aule per la formazione e delle eventuali spese sanitarie.

Il patto si prefigge poi di definire le modalità operative con cui le Rsa assumono le funzioni di agenzie di servizi domiciliari, la responsabilità dello sportello unico per la non autosufficienza e la programmazione delle attività geriatriche di medicina di base e di assistenza.

Attualmente i corsi per oss sono finanziati dalle cooperative e dal Consorzio Bim, ma le cifre in gioco sono ben diverse dai 40mila euro e dai 20mila messi rispettivamente a disposizione dallo stesso Bim e dalla Provincia, che sostiene in parte le spese delle cooperative. “Un piano come quello previsto dall’accordo di programma dovrebbe mettere assieme almeno 1 milione di euro”, conferma Boito.

Redazione Nurse Times

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