La frase la conosciamo tutti. È diventata un mantra istituzionale, buono per ogni convegno, comunicato stampa e intervista: “Mancano infermieri”. Semplice. Neutra. Rassicurante. Così rassicurante che sembra quasi una calamità naturale. Come se gli infermieri fossero evaporati, dispersi, rapiti da una forza misteriosa.
E invece no. Gli infermieri non mancano. Se ne vanno. La carenza raccontata dall’alto La narrazione ufficiale parla di numeri, pensionamenti, demografia. Tutto vero. Ma incompleto.
Si parla poco di:
- turni ingestibili
- carichi assistenziali fuori controllo
- stipendi che non tengono il passo
- assenza di prospettive
- riconoscimento professionale affidato più agli applausi che ai contratti
Dire “mancano infermieri” è comodo. Dire “mancano condizioni dignitose” è politicamente più scomodo.
La fuga silenziosa
Non tutti vanno all’estero. Non tutti cambiano settore con un colpo di teatro. Molti restano in sanità, ma smettono di fare gli infermieri come li avevi formati. Ridimensionano. Si proteggono. Cambiano ruolo. Cambiano ritmo. Oppure resistono finché possono, poi mollano. Non perché non amino la professione. Ma perché non si vive di sola professione.
Le istituzioni e l’arte dello stupore
Ogni volta che escono nuovi dati sulla carenza, lo stupore è sincero. Quasi commovente. Come se non fosse stato detto mille volte. Come se le segnalazioni non fossero arrivate. Come se gli infermieri non avessero parlato, scritto, denunciato.
E invece la risposta è sempre la stessa:
- bonus una tantum
- proroghe
- soluzioni tampone
- appelli alla responsabilità
Mai una revisione strutturale delle condizioni di lavoro. Mai una domanda scomoda su perché restare non conviene più.
Le testimonianze che non fanno statistica
Poi arrivano i commenti sotto gli articoli. Quelli veri. “Ho lasciato dopo 15 anni.” “Amo il mio lavoro, ma non la mia vita così.” “Sono rimasto, ma a che prezzo.”
Testimonianze che non finiscono nei report ufficiali, ma raccontano meglio di qualsiasi grafico cosa sta succedendo. Non è una crisi vocazionale. È una crisi di sostenibilità.
Conclusione
Continuare a dire che “mancano infermieri” è una scorciatoia narrativa. Serve a non guardare dentro il problema.
Forse la domanda giusta non è quanti infermieri formare, reclutare o importare. Ma un’altra, molto più scomoda: se domani le condizioni di lavoro fossero davvero dignitose, quanti infermieri scopriremmo che non mancavano affatto, ma stavano solo cercando un motivo per restare?
Guido Gabriele Antonio
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