Mancano infermieri nelle Rsa e si propone che siano gli oss a sostituirli. Ma l’Ordine degli infermieri di Belluno non ci sta.
“L’operatore socio sanitario ha mansioni ben definite da cui non si può prescindere se non modificando la normativa in materia”. Il predisente di Opi Belluno, Luigi Pais De Mori mette in chiaro la posizione dell’Ordine: “anche se il Veneto – dice – è stato il primo a far partire i corsi formativi, tutto si è fermato perché manca una declinazione specifica contrattuale per questa particolare figura”.
De Mori spiega che l’oss è una figura professionale definita “di supporto” all’attività infermieristica, che concerne e si occupa dell’igene, dell’alimentazione ed idratazione, del posturamento e mobilitazione. Una figura che è sicuramente fondamentale per la continuità assistenziale. La legge regionale 20/2001 delina la figura e le attività esperibili dall’oss e dall’oss specializzato. Si tratta di “compiti ben precisi da cui non si può prescindere e su cui noi vigileremo a tutela del cittadino e dell’infermiere“.
Mancano infermieri nelle Rsa, ma confondere oss e infermieri è rischioso. Può anche costituire “una violazione dell’art.348 del codice penale e cioè l’esercizio abusivo della professione”.
Dal 2019, spiega il presidente Opi, è stato presentato a livello nazionale un progetto di riforma della formazione e del profilo dell’Oss che prevede allargamenti di competenze, ma non ci sono ancora segnali di accoglimento.
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Fonte: Corriere delle Alpi (P. Dall’Anese)
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