Dal pronto soccorso al 112 e all’elisoccorso: un percorso tra pazienti critici, formazione avanzata e lavoro di squadra.
La scelta dell’ospedale di Bolzano non è stata casuale. Per approfondire sul campo l’assistenza infermieristica in area critica, Lucrezia Minervini ha deciso di svolgere un tirocinio di 200 ore all’interno della rete dell’emergenza altoatesina, attraversando ospedale, territorio, Centrale unica 112, mezzi di soccorso ed elisoccorso.
Infermiera e studentessa di un master universitario di primo livello dedicato all’area critica e all’emergenza, Minervini ha trasformato la permanenza a Bolzano in un’opportunità di crescita professionale. La presenza in città della figlia, impegnata come ricercatrice presso il NOI Techpark, ha reso possibile conciliare la vicinanza familiare con un’esperienza formativa in un contesto sanitario complesso e altamente organizzato.
Le 200 ore sono state suddivise in più periodi, con attività concentrate tra dicembre 2025 e gennaio 2026. Il percorso le ha permesso di conoscere le diverse fasi della catena del soccorso: dalla chiamata di emergenza alla centralizzazione del paziente, dalla stabilizzazione in Sala Rossa al trasferimento verso il reparto specialistico.
Il primo ingresso nel Pronto soccorso di Bolzano
La prima tappa è stata il Pronto soccorso dell’ospedale di Bolzano, dove Minervini ha potuto osservare l’organizzazione degli spazi, la distribuzione delle responsabilità e la gestione dei pazienti secondo differenti livelli di intensità assistenziale.
La struttura dispone di un’Area Rossa dedicata alle condizioni più critiche, di un’Area Verde, dell’Osservazione breve intensiva con Astanteria, di un percorso traumatologico-ortopedico e di un ambulatorio per le medicazioni. L’organizzazione è confermata dalle informazioni pubblicate dall’Azienda sanitaria dell’Alto Adige.
Per Lucrezia l’ingresso in questo sistema ha significato confrontarsi con un modello in cui ogni professionista conosce con precisione il proprio ruolo. Un infermiere capoturno coordina le attività durante ciascun turno, mentre il coordinatore infermieristico governa l’organizzazione generale, la distribuzione delle responsabilità e la valutazione delle competenze.
L’esperienza le ha mostrato che, nell’emergenza, la qualità dell’assistenza non dipende esclusivamente dalla preparazione del singolo professionista. Servono procedure condivise, comunicazioni rapide e una leadership capace di mantenere il controllo anche quando il numero dei pazienti aumenta improvvisamente.
Triage, monitoraggio e valutazione del paziente critico
Una parte significativa del tirocinio è stata dedicata al triage infermieristico e all’osservazione del sistema Manchester utilizzato a Bolzano. L’infermiere raccoglie il motivo dell’accesso, valuta le condizioni cliniche, rileva i parametri vitali e attribuisce la priorità assistenziale. Il paziente non viene quindi visitato sulla base del semplice ordine di arrivo, ma secondo la gravità e il rischio di deterioramento.
Le linee nazionali del ministero della Salute prevedono cinque livelli di priorità, dal livello 1 per l’emergenza al livello 5 per la non urgenza. Le Regioni possono associare ai livelli numerici specifici codici colore.
Per Minervini, osservare il triage ha significato comprendere quanto siano decisive l’esperienza clinica e la capacità di riconoscere anche segnali inizialmente poco evidenti. Un parametro alterato, un cambiamento dello stato di coscienza o un dolore con caratteristiche sospette possono modificare rapidamente il livello di priorità.
I casi che hanno segnato il percorso
Durante le giornate trascorse in Pronto soccorso, Lucrezia Minervini ha seguito numerose situazioni ad alta complessità: traumi cranici, incidenti stradali, ictus ischemici, sincopi, bradicardie severe, insufficienze respiratorie, dolori toracici e addominali.
Tra gli episodi più significativi vi è stata la presa in carico di un uomo trasportato in elicottero dopo una caduta da un camion. Il paziente presentava un trauma cranico con frattura della teca ed ematoma epidurale. Minervini ha osservato l’attivazione del Trauma Team, la valutazione ABCDE, il monitoraggio neurologico, l’esecuzione della diagnostica e il trasferimento protetto verso l’ambiente neurochirurgico.
Un altro caso ha riguardato un lavoratore colpito da un albero, con trauma cranico, fratture vertebrali e costali e pneumotorace. Anche in questo scenario l’attività infermieristica si è concentrata sul monitoraggio continuo, sulla prevenzione dell’ipotermia, sulla gestione degli accessi venosi, sul controllo del dolore e sulla sicurezza della movimentazione. Esperienze differenti, ma accomunate da un principio: nelle patologie tempo-dipendenti la rapidità deve procedere insieme all’appropriatezza.
Dall’ospedale alla rete territoriale
Il percorso non si è fermato alle porte del Pronto soccorso. Minervini ha trascorso alcune giornate nella Centrale unica di emergenza 112, presso la Croce Bianca, con la Croce Rossa e nella base dell’elisoccorso.
Ha così potuto seguire il percorso della richiesta di aiuto: ricezione della chiamata, localizzazione dell’evento, raccolta delle prime informazioni, trasferimento alla centrale competente e scelta del mezzo più appropriato.
Nel 2025 la Centrale unica 112 dell’Alto Adige ha ricevuto 263.308 chiamate. Il 59,31% è stato inoltrato alle centrali operative competenti, mentre il restante 40,69% è stato gestito direttamente dal primo livello. Il tempo medio di risposta è stato di 2,8 secondi.
Una nuova consapevolezza professionale
Al termine delle 200 ore, Lucrezia Minervini ha consolidato le competenze nella valutazione rapida, nel monitoraggio e nella gestione delle principali condizioni critiche. Soprattutto, ha maturato una visione unitaria dell’emergenza: il paziente non attraversa compartimenti separati, ma una rete composta da centrali operative, mezzi di soccorso, professionisti territoriali, Pronto soccorso e reparti specialistici.
Ogni passaggio richiede un handover chiaro e strutturato. Le informazioni devono accompagnare la persona assistita e consentire all’équipe successiva di proseguire il percorso senza interruzioni.
Cosa significa per la professione infermieristica
L’esperienza di Lucrezia richiama la necessità di valorizzare la formazione post-base degli infermieri impiegati in area critica. Il Decreto ministeriale 739 del 1994 indica espressamente l’area critica tra gli ambiti della formazione infermieristica specialistica e riconosce all’infermiere la responsabilità dell’assistenza generale, della pianificazione e della valutazione dell’intervento assistenziale.
Il master frequentato da Minervini prevede 1.500 ore e 60 crediti formativi, con moduli dedicati al rischio clinico, al management, alla gestione del trauma e alle condizioni critiche. Una formazione che acquista pieno valore quando incontra l’esperienza sul campo. Per Lucrezia Minervini, Bolzano ha rappresentato proprio questo: il luogo in cui conoscenze teoriche, competenze tecniche e responsabilità professionale si sono unite nella gestione concreta dell’emergenza.
Redazione Nurse Times
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