All’Azienda Ospedale Università di Padova eseguite due tromboendoarterectomie polmonari: migliorano funzione respiratoria e parametri cardiaci.
Un importante risultato per la sanità italiana arriva dall’Azienda Ospedale Università di Padova, dove sono stati eseguiti con successo i primi due interventi di tromboendoarterectomia polmonare per il trattamento dell’ipertensione polmonare cronica tromboembolica (CTEPH).
Si tratta di una procedura cardiochirurgica altamente specialistica, potenzialmente curativa nei pazienti idonei, che permette di rimuovere le ostruzioni presenti nelle arterie polmonari e, in alcuni casi, di evitare il ricorso al trapianto. Secondo quanto comunicato dall’Università di Padova, i due pazienti operati presentano un decorso postoperatorio regolare, con miglioramento dei parametri emodinamici e della funzione respiratoria.
Ipertensione polmonare cronica tromboembolica: una patologia grave e invalidante
L’ipertensione polmonare cronica tromboembolica è una forma di ipertensione polmonare causata dalla persistenza di materiale trombotico organizzato all’interno delle arterie polmonari. Le ostruzioni compromettono il normale flusso sanguigno, determinando un aumento delle resistenze vascolari polmonari e un progressivo sovraccarico del ventricolo destro.
Tra le manifestazioni cliniche più frequenti figurano dispnea da sforzo, affaticamento, ridotta tolleranza all’attività fisica e, nelle forme avanzate, segni di insufficienza cardiaca destra. In assenza di un trattamento appropriato, la malattia può evolvere verso una grave compromissione cardiopolmonare.
Come funziona la tromboendoarterectomia polmonare
La tromboendoarterectomia polmonare consiste nella rimozione chirurgica del materiale trombotico organizzato e del tessuto intimale patologico che ostruiscono le arterie polmonari. L’obiettivo è ripristinare il flusso sanguigno, ridurre le resistenze vascolari e migliorare la funzionalità del cuore destro.
La procedura richiede un’elevata specializzazione cardiochirurgica, l’impiego della circolazione extracorporea e, secondo la tecnica adottata, periodi controllati di arresto circolatorio in ipotermia.
Non tutti i pazienti con ipertensione polmonare possono essere sottoposti a questo intervento. La candidabilità dipende dalla forma della malattia, dalla localizzazione delle ostruzioni e dalla valutazione multidisciplinare del rischio operatorio.
Nei pazienti con CTEPH non operabile, o con ipertensione polmonare persistente dopo chirurgia, possono essere considerate altre strategie, tra cui trattamenti farmacologici specifici e angioplastica polmonare con palloncino.
L’équipe multidisciplinare dell’ospedale di Padova
I due interventi sono stati realizzati grazie alla collaborazione tra le équipe della Chirurgia toracica, diretta dal professor Andrea Dell’Amore, della Cardiochirurgia, diretta da Luca Testolin, e della Cardiochirurgia pediatrica, diretta da Vladimiro Vida. Il percorso ha coinvolto anche anestesisti-rianimatori, cardiologi, pneumologi, angiologi e personale infermieristico specializzato.
L’ospedale di Padova dispone inoltre di un percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale dedicato all’ipertensione polmonare, che integra la valutazione specialistica, il trattamento chirurgico e la gestione postoperatoria. Secondo la comunicazione istituzionale, Padova entra nel ristretto gruppo di tre ospedali italiani in grado di eseguire procedure di questa complessità.
Il ruolo degli infermieri nella gestione dei pazienti sottoposti all’intervento
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda il contributo dell’assistenza infermieristica specializzata. La gestione di pazienti sottoposti a tromboendoarterectomia polmonare richiede competenze avanzate in ambito perioperatorio e intensivo.
Nelle diverse fasi assistenziali, gli infermieri contribuiscono al monitoraggio dei parametri emodinamici, alla sorveglianza respiratoria, alla gestione dei dispositivi invasivi e all’individuazione precoce delle complicanze.
Nel periodo postoperatorio assumono particolare importanza la sorveglianza dell’ossigenazione, del bilancio idrico, del sanguinamento e delle possibili alterazioni emodinamiche, oltre alla prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza.
Il percorso comprende anche il supporto alla mobilizzazione progressiva, l’educazione terapeutica e la preparazione alla dimissione, secondo le condizioni cliniche del paziente. L’integrazione tra competenze mediche e infermieristiche rappresenta quindi un elemento essenziale per la sicurezza e la continuità delle cure.
Una nuova opportunità terapeutica per i pazienti del Veneto
L’avvio di questa attività chirurgica consente ai pazienti veneti selezionati di accedere a una procedura che, fino a oggi, richiedeva il trasferimento presso centri specializzati di altre regioni.
Il professor Andrea Dell’Amore ha evidenziato come i due interventi rappresentino il risultato di un percorso di integrazione multidisciplinare e di alta specializzazione, sottolineando il valore della collaborazione tra professionisti e strutture sanitarie. L’obiettivo è consolidare un modello assistenziale capace di garantire percorsi personalizzati e accesso a trattamenti di elevata complessità.
Prospettive future
Il risultato ottenuto a Padova amplia le possibilità di trattamento dell’ipertensione polmonare cronica tromboembolica e rafforza il ruolo dei centri altamente specializzati. Sarà importante valutare nel tempo gli esiti clinici, la qualità della vita dei pazienti, l’eventuale persistenza di ipertensione polmonare e i risultati del follow-up.
L’esperienza conferma inoltre l’importanza di investire nella formazione del personale sanitario, nelle competenze infermieristiche specialistiche e nei percorsi multidisciplinari per la gestione delle patologie cardiopolmonari complesse.
Redazione Nurse Times
Fonte: Università di Padova
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