Il Consiglio regionale della Regione ha approvato oggi la norma che modifica della Legge regionale 29/2004 con l’obiettivo di valorizzare le professioni sanitarie e prevede che al Direttore generale, Direttori sanitario, socio sanitario e amministrativo si unisca anche il Direttore assistenziale, come già avviene per altro in diverse realtà regionali e italiane anche da diversi anni.
Il Direttore Assistenziale partecipa insieme agli altri Direttori al perseguimento degli obiettivi aziendali e alla mission dell’Azienda definendo delle strategie di governo delle Professioni sanitarie che hanno la responsabilità dell’assistenza non solo nelle strutture ospedaliere, ma anche nei contesti territoriali e domiciliari in un momento nel quale la presa in carico dei bisogni di salute dei cittadini e l’educazione alla salute ricoprono un ruolo fondamentale nella gestione dell’emergenza pandemica e del piano vaccinale.
Raffaele Donini, Assessore regionale alla Sanità
“L’impegno è stato rispettato. Oggi è stata approvata dall’Assemblea Legislativa regionale dell’Emilia – Romagna, la Legge che istituisce la Direzione Assistenziale all’interno delle Direzioni Generali delle Aziende Sanitarie Locali, territoriali ed ospedaliere. Da tempo ormai le professioni sanitarie, (38.300 lavoratori in Emilia – Romagna di cui 29.300 Infernieri – l’80% dei professionisti occupati del Sistema Sanitario Regionale) hanno acquisito grandi responsabilità nella rete dell’assistenza ai malati, sia nei reparti ospedalieri che nel territorio e nell’assistenza domiciliare. Questi professionisti sono laureati, hanno vinto concorsi per dirigenti, già ora sono consultati per le decisioni strategiche delle Aziende Sanitarie. Quel che abbiamo fatto è solo riconoscerne il valore e le competenze, formalizzarne il ruolo, ormai più che agito nella pratica, investendo sulla collaborazione e sulla comune assunzione di responsabilità fra tutti gli operatori sanitari per il bene della nostra Sanità Pubblica.
Ma l’istituzione della direzione assistenziale non è solo il riconoscimento di queste professionalità e competenze: è anzitutto la vorizzazione della componente assistenziale e di cura che una sanità a misura di persona porta con sé, accanto a quella strettamente “medica”. E non è certo una componente sanitaria di rango “minore” o che richieda minor professionalità e qualità, programmazione e organizzazione.
Siamo la prima Regione in Italia a investire realmente sul lavoro multidisciplinare dei nostri operatori sanitari. Ho l’impressione che non resteremo gli unici!”
Redazione Nurse Times
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