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Infermieri e triage, parla Roberto Romano (Siiet): “Il CoAS è indietro di oltre vent’anni”

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Infermieri e triage, parla Roberto Romano (Siiet): “Il CoAS è indietro di oltre vent’anni”
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Abbiamo intervistato il presidente della Società italiana infermieri emergenza territoriale, che si dice “basito” per la posizione ostruzionista assunta dal sindacato di medici dirigenti.

«Sono basito». Non usa mezzi termini, Roberto Romano (foto), per descrivere il proprio stupore davanti al comunicato con cui il sindacato di medici dirigenti CoAS ha aspramente criticato l’impiego e le accresciute responsabilità degli infermieri che operano nell’area triage.

Il presidente e fondatore del Siiet (Società italiana infermieri emergenza territoriale) parla di una posizione ancorata a un passato ormai remoto: «Siamo tornati indietro di oltre vent’anni. Delegittimando l’infermiere e rivendicando il ruolo centrale del medico, il CoAS pare dimenticare, o non sapere, che il triagista non si occupa di diagnosi e cura, compiti che restano di esclusiva competenza del medico nella fase successiva all’accettazione in pronto soccorso. Eppure si tratta di un concetto chiarissimo, normativamente sancito sin dai primi anni Novanta. Non capisco proprio dove questo sindacato voglia andare a parare. Rischia solo di rafforzare l’ondata malevola che in più ambiti sta montando contro gli infermieri, alimentando contrasti interprofessionali che non giovano a nessuno».

Nemmeno le pronunce della Corte di Cassazione genericamente citate nel comunicato sembrano offrire validi appigli all’atteggiamento ostruzionista del CoAS. Tanto più che solo una delle due ha rilevato la diretta responsabilità di un infermiere triagista nel decesso di un paziente. Responsabilità derivante dall’impropria assegnazione del codice di priorità (verde, anziché giallo). «Si richiamano quei due casi di cronaca in modo strumentale, oltre che erronea – precisa Romano –. Non ricordo molte sentenze di condanna per vicende analoghe. E comunque può capitare a tutti di sbagliare una valutazione. I nostri sistemi sono fallaci e vanno migliorati, ma i problemi non si risolvono certo gettando la croce addosso a una categoria. È importante che i professionisti sanitari si muovano in sinergia, ciascuno secondo le proprie competenze. Competenze che, nel caso degli infermieri, sono oggi piuttosto ampie, perché frutto di una formazione molto accurata».

Nessuna prevaricazione o invasione di campo, insomma. Ci tiene a ribadirlo, il presidente Siiet, anche in ragione della sua esperienza come operatore del 118: «Per noi è importante, quando portiamo un paziente in ospedale, interfacciarci con un collega, cioè con qualcuno che parli la nostra stessa lingua. Ciò nulla toglie, però, all’importanza del medico in pronto soccorso. Anzi, vorrei ricordare che l’infermiere dell’emergenza si ferma pochissimo nell’area triage: un paio di minuti al massimo. Dopo di che si ritrova davanti al medico, il quale conserva un ruolo cruciale nel delicato momento della diagnosi».

Su un punto Romano è d’accordo col CoAS: «Sono d’accordo quando afferma che lavorare in triage richiede competenza e comporta notevoli responsabilità. E infatti la competenza degli infermieri è fuori discussione. Così come è fuori discussione la loro capacità di assumersi responsabilità. Negando questa realtà, il CoAS dice una sciocchezza. Sapendo di dirla».

Redazione Nurse Times

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