Questa riflessione nasce dagli ultimi comunicati diffusi dalla FNOPI (Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche) dai quali si evince la necessità di andare nella direzione di acquisire competenze specialistiche come ad esempio la prescrizione di farmaci o di presidi attraverso percorsi di formazione post base.
Da infermiere, ritengo che, la prescrizione di presidi dovrebbe essere già considerata una nostra attività in quanto è l’infermiere cha valuta la necessità di posizionare un pannolone piuttosto che un catetere vescicale, essendo la professione più a contatto con i bisogni di salute dell’utente.
IL PARADOSSO:
Ad oggi anche la prescrizione di un presidio viene firmata dal medico; molto spesso quest’ultimo si affida alla valutazione infermieristica … da qui la domanda spontanea: “C’è davvero bisogno di questa complessità organizzativa? “
Le normative in materia di competenze specialistiche hanno origine già a partire dal 2006 con la legge 43 nella quale si individuano diverse aree ( area medica,chirurgica, pediatrica,critica, area della salute mentale,cure palliative), strutturante in termini di percorsi accademici ma non riconosciute sia in termini economici che di professionalità.
Le istituzioni hanno sempre derogato rispetto a questo tema in quanto si diceva che mancava una norma primaria dello stato che riconoscesse questa attività, ebbene con la legge di stabilità del 30 dicembre del 2014, trapelava e si individuava il profilo dell’infermiere specialista intercettando sia le competenze specialistiche in ambito clinico che in ambito organizzativo attraverso il famigerato comma 566. Ad oggi nel 2021 non è cambiato molto.
Mi verrebbe da dire che la situazione è peggiorata, in considerazione della delibera della regione Veneto , la quale per far fronte all’emergenza infermieristica, delega agli oss competenze infermieristiche incorrendo all’esercizio abusivo di professione sanitaria punito dall’artico 348 del c.p. Auspico che la FNOPI possa intervenire e porre rimedio in tal senso.
Ritengo che la professione infermieristica possa dare un contributo prezioso al nostro sistema Paese, anche attraverso percorsi specialistici.
Bisognerebbe riflettere su una parola chiamata infungibilità, per troppi anni siamo stati fungibili, è tempo di diventare infungibili come coloro che lavorano insieme a noi, in modo tale da ridurre un fenomeno in larga diffusione che è il demansionamento.
Dott. Carmine Lambiase, Co.Auto.Re di Infermieri In Cambiamento.
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