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Infermiere arrestato per duplice omicidio: lo sconcerto di Opi Catania

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Catania, caso stent con farmaci scaduti al “Cannizzaro”: in aula i consulenti del pm
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L’Ordine del capoluogo etneo non esclude la possibilità di costituirsi parte civile nel processo se l’accusa sarà confermata.

Opi Catania esprime sconcerto in merito all’arresto di un infermiere dell’ospedale Cannizzaro di Catania per duplice omicidio. “Chi svolge la nostra professione – si legge in una nota diramata dall’Ordine – lo fa perché crede nella salute e nella vita di chi soffre e sente come sua prima responsabilità quella che il nostro Codice deontologico detta e su cui giuriamo: assistere, curare e prendersi cura della persona nel rispetto della vita, della salute, della libertà e della dignità dell’individuo. Siamo inorriditi dalla scoperta di un comportamento che non ha nulla né di umano né di professionale, soprattutto perché ha manifestato un’odiosa violenza nei confronti di chi è più fragile”.

Ptrosegue la nota: “Ci sconcerta il binomio infermiere/assassino, perché l’autore del presunto reato, nel caso in cui siano confermate definitivamente le accuse, sarà un assassino ‘mascherato’ da infermiere che avrà utilizzato la professione per il suo fine terribile, offendendo e umiliando il sentimento che anima ognuno di noi nella scelta della sua professione. Resta solo da attendere che la legge faccia ora il suo corso. Non ci sono parole per descrivere quanto in realtà ogni condanna non renda mai del tutto giustizia rispetto all’epilogo della vicenda. Siamo vicini ai parenti delle vittime, a cui va tutta la nostra solidarietà, di esseri umani e di infermieri, veri infermieri, e vorremmo che ognuno di loro, e chiunque abbia seguito questi orribili fatti, non associasse al nome dell’assassino la nostra professione, volta invece all’aiuto e alla solidarietà”.

E ancora: “L’intera comunità infermieristica catanese non può accettare che il presunto comportamento criminale di qualcuno offuschi l’impegno di tanti che, con coscienza e umanità, svolgono ogni giorno un lavoro difficile nel rispetto della loro deontologia, della vocazione professionale e dell’umanità. Se l’accusa sarà confermata, non escludiamo nemmeno la possibilità di costituirci parte civile nel processo, non solo per garantire tutela e decoro alla nostra professione, ma anche perché il risarcimento richiesto verrà devoluto alle necessità di chi soffre. Qualcosa di piccolo, ma utile, qualcosa di vicino a noi, al nostro vero essere e al nostro operare, qualcosa che sia all’antitesi soprattutto di ciò che è accaduto in questa tragica vicenda, di cui in realtà non avremmo mai voluto nemmeno sentir parlare”.

Redazione Nurse Times

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