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In ambulanza alle nozze del figlio: si avvera il sogno di uomo malato di Sla

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In ambulanza alle nozze del figlio: si avvera il sogno di uomo malato di Sla
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Grazie all’impegno di un’equipe super preparata, Giuseppe Sinigaglia ha potuto partecipare alla festa del suo ragazzo.

È riuscito a farcela, nonostante la malattia che lo teneva inchiodato a letto. Per una volta, grazie alla buona sanità, un papà malato di Sla, Giuseppe Sinigaglia, 62 anni, è riuscito a partecipare al matrimonio del figlio: una gioia enorme, che ha riempito il cuore degli sposi, ma anche quello dei medici e degli infermieri che hanno accompagnato e assistito l’uomo con amore e professionalità per tutta la durata della cerimonia. A raccontare questa bella storia è il consigliere regionale dei Verdi per la Campania, nonché membro della commissione Sanità, Francesco Emilio Borrelli: «Un grande lavoro di equipe, grazie al quale questo papà è riuscito a stare accanto a suo figlio nel giorno più bello e importante della sua vita».

È accaduto tutto sabato scorso, quando un’ambulanza di Campania Emergenza, con a bordo il signor Sinigaglia, è partita da Boscoreale alla volta della Casina di Poggio della Rota, una villa per eventi in provincia di Viterbo, a mezz’ora da Roma, dove si sarebbe svolta la cerimonia. A organizzare il trasporto con grande tempestività, abbattendo una serie di lungaggini burocratiche, la Asl Napoli 3 Sud, con l’obiettivo di esaudire il desiderio di quel padre che, nei giorni precedenti, aveva inoltrato una domanda ufficiale di accompagnamento al manager del presidio. «Ecco una testimonianza concreta – aggiunge Borrelli – di come l’umanità sia alla base dell’assistenza agli ammalati».

A guidare l’ambulanza, Emanuele Balletta, ancora emozionato: «È stato un pomeriggio molto toccante per tutti noi. Lavoriamo guardando in faccia dolore e sofferenza, e quello di sabato è stato un trasporto che non dimenticheremo mai. Quando il figlio è venuto di corsa verso di noi per abbracciare il padre, non siamo riusciti a trattenere le lacrime». Un sogno che diventa realtà, dunque, grazie al lavoro di un’equipe di medici e infermieri altamente specializzati, a bordo di un’ambulanza attrezzata come un reparto di rianimazione.

«Quell’uomo aveva bisogno anche del ventilatore polmonare e di una assistenza quasi ospedaliera – spiega Balletta –. Ce l’abbiamo messa tutta per farlo arrivare nelle migliori condizioni possibili, così che potesse godersi la festa». Non solo. Una volta raggiunta la location, è stata la stessa equipe di medici e infermieri a trasportare il signor Sinigaglia in una stanza a lui riservata e ad aiutarlo a indossare l’abito da cerimonia. Poi, tutti alla festa con un sorriso grande così stampato sul volto.

«Assistere a un abbraccio tra un padre e un figlio che, grazie a noi, hanno potuto vivere insieme uno dei pochi momenti veramente importanti che ci riserva la vita, e aver colto tutta quell’emozione nei loro sguardi, ci ha dato il vero senso del nostro lavoro, che non cambieremmo per nulla al mondo». Peccato che, alla fine, la serata sia durata poco. Dopo il rito civile e il brindisi di rito, Giuseppe Sinigaglia ha chiesto di essere riaccompagnato a casa. «Era molto stanco e ha preferito andar via – conclude Balletta –, ma è andata bene così. Quello che doveva vedere lo aveva visto, e la festa poteva anche finire».

Redazione Nurse Times

Fonte: Il Mattino

 

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