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Hannes, è italiana la mano robotica più evoluta al mondo

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Grazie all’impianto dell’innovativa protesi, i pazienti potranno recuperare il 90% delle funzionalità dell’arto perduto.

Una mano bionica interamente realizzata in Italia ridarà nuova speranza alle persone che hanno subito un’amputazione. Si chiama Hannes, in onore di Hannes Schmidl, il professore che ha dato luce all’attività di ricerca protesica e che realizzò la prima protesi mioelettrica nel 1965.

Grazie all’impianto di Hannes, i pazienti potranno recuperare il 90% delle funzionalità dell’arto perduto. Per i ricercatori si tratta di un enorme passo in avanti nel campo della robotica e per la qualità della vita delle persone. Il dispositivo è stato sviluppato da Rahab Technologies Lab, società nata nel 2013 dalla collaborazione tra Inail e l’Istituto italiano di tecnologia. È stato presentato ieri durante una conferenza stampa a Roma e sarà disponibile dal 2019.

Rispetto ai precedenti arti bionici, sarà dotato di una batteria migliorata, con un’autonomia superiore alle 24 ore. La mano robotica sarà dotata anche di maggior capacità e presa rispetto ai modelli precedenti. Sarà utilizzabile senza bisogno di intervento chirurgico invasivo. «Si adatta perfettamente all’oggetto che io cerco di afferrare; è questa la principale differenza rispetto a tutte le altre protesi», spiega Marco Zambelli uno dei primi pazienti a testare Hannes.

Il sistema di controllo è di tipo mioelettrico: per funzionare, Hannes sfrutta gli impulsi elettrici originati dalle contrazioni muscolari della parte residua dell’arto. La protesi sarà anche più economica: produrla costerà circa il 30% in meno rispetto ai dispositivi già in commercio.

Molta importanza è stata data al peso: l’obiettivo è rendere il dispositivo come parte del corpo della persona e non farlo percepire come un elemento estraneo. La parte meccanica è stata studiata per rendere fluidi i movimenti, come se si trattasse di una mano reale. Hannes è poliarticolata, per garantire la naturalezza dei gesti.

Le dita utilizzano il sistema Dynamic Adaptive Grasp (DAG) durante i movimenti e si adattano agli oggetti e alle forme. Sono in grado di afferrare anche cose sottili come fogli di carta o carte di credito, o piccole come un chiodo o una penna. Dotate di maggiore forza, possono sollevare oggetti pesanti fino a 15 chilogrammi di peso. Anche a riposo sembrano dita reali, adottando una postura fisiologica. Sono in grado di eseguire tutti i tipi di presa che utilizziamo nella vita quotidiana.

Il polso snodato consente anche il movimento rotatorio. Ma la strada non finisce qui: in futuro saranno realizzate protesi per spalle, braccia e un esoscheletro per permettere la mobilità dei paraplegici.

Simone Gussoni

 

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