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Giornata internazionale dell’infermiere, indagine Nursind: “Più di 3 su 4 lavorano oltre l’orario stabilito”

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A sei anni dal Covid solo il 23,3% degli intervistati ritiene adeguati i dispositivi di sicurezza. Otto su dieci soffrono una scarsa valorizzazione professionale.

Tra livelli insufficienti di sicurezza sul luogo di lavoro, adempimenti burocratici che allungano i turni oltre l’orario stabilito, scarsa valorizzazione professionale e logoramento psicofisico, gli infermieri non se la passano bene. È quanto emerge dall’indagine “Vita da infermiere” (vedi allegato), condotta dal Centro studi Nursind tra il 20 aprile e il 5 maggio, in vista della Giornata internazionale dell’infermiere, che si celebra oggi. Il questionario è stato somministrato in forma anonima a oltre 3mila professionisti, tra i quali anche ostetriche e oss.

Ancora nel 2026, e dopo una pandemia come quella da Covid, solo il 23,3% degli intervistati ritiene i presidi e dispositivi di sicurezza individuale adeguati, mentre il 20,3% segnala gravi mancanze o si sente costantemente a rischio e il restante 56,4% riscontra comunque qualche carenza. Non solo, ma sempre nella sfera dell’organizzazione del lavoro, è significativo che il 76,8% dei professionisti dichiari di essere costretto a lavorare oltre l’orario stabilito per incombenze burocratiche e pratiche cliniche.

La survey indaga poi un altro aspetto centrale nella vita lavorativa del personale sanitario, e cioè la valorizzazione e il riconoscimento delle competenze. Anche su questo fronte il sentimento prevalente è di insoddisfazione: l’80,2% dei lavoratori si sente poco (45,2%) o per nulla (35%) valorizzato dall’azienda, il 63% avverte che le proprie capacità professionali sono sfruttate solo parzialmente (46,1%) o per nulla (16,9%).

I professionisti, tra le altre cose, lamentano quindi timori nel segnalare errori per paura di ritorsioni (42%) e una formazione non sempre all’altezza (sebbene il 75,5% l’abbia ricevuta, il 46,8% del campione l’ha giudicata poco utile). Non sono da sottovalutare, inoltre, le ricadute del lavoro sulla vita privata, con oltre la metà degli intervistati (55,3%) che trova difficile raggiungere un equilibrio tra le due sfere (work-life balance). Pesa non poco, infine, il costante logoramento psicofisico cui sono soggetti i lavoratori della sanità, infermieri in primis: il 70,2% dei rispondenti dichiara di sentirsi emotivamente esausto spesso (55%) o sempre (15,3%).

“Lo studio è nato con l’obiettivo di indagare il livello di benessere lavorativo degli operatori sanitari – spiega l’autore della ricerca Donato Cosi, responsabile del Centro studi e membro della direzione nazionale Nursind -. Un benessere che, numeri alla mano, purtroppo è un obiettivo ancora lontano da raggiungere”.

Aggiunge il segretario nazionale Nursind, Andrea Bottega: “Non ci ha meravigliato l’ultimo dato Ocse che attesta una carenza infermieristica italiana del 20% rispetto alla media Ue, così come non ci meravigliano purtroppo i dati emersi dalla nostra ricerca. È una realtà che conosciamo dall’interno e che denunciamo da sempre. Ci è sembrato giusto, però, celebrare questa Giornata mostrando a tutti qual è la condizione di lavoro degli infermieri. Un quadro che pesa non poco, assieme agli stipendi bassi, sul sempre minore appeal della professione sia per chi la pratica e sia, a maggior ragione, per i giovani”.

Redazione Nurse Times

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