“Oggi non potevo non venire a salutare nonna, che trovo seduta sulla poltrona con gli occhi lucidi. L’ultima volta che ti ha visto uscire di casa, non sapeva sarebbe stata l’ultima di una vita intera. La mia mente ripercorre gli ultimi giorni in poche e veloci scene, come spezzoni di un film.
Io e te, nonno, che salutiamo nonna affacciata alla finestra, una mascherina più protettiva da mettere, una passeggiata a braccetto verso il pronto soccorso. Le ambulanze non sono disponibili velocemente e l’auto non c’è.
Noi abbiamo una certa urgenza. Una busta verde con le tue medicine, una maglia intima di ricambio, un pacchetto di fazzoletti. Tu mi racconti di questa tosse, delle olive da raccogliere in campagna, e delle verdure da piantare. “C’è tanto da fare, e questa febbre mi sta rallentando un po’.
”Pensiamo una cosa alla volta, nonno, la campagna aspetterà qualche giorno”. Il risultato degli esami, le attese, l’ingresso in quella stanza del pronto soccorso. Ti guardo negli occhi per l’ultima volta, chiedendomi, in realtà, se sia davvero l’ultima. Ti osservo qualche istante: sei spaventato, ma soprattutto stanco e affaticato.
I giorni che seguono sono scanditi dalle telefonate in ospedale, per aggrapparci alla più piccola notizia positiva. Poi però, quando decidi di andare via, il tempo si ferma. Te ne sei andato da solo, senza una nostra carezza, senza una nostra parola d’amore. Chi c’è stato con te in quel momento? Ti ha accarezzato come faccio io, nonno mio? Ti ha preso la mano per non farti sentire solo? Ti ha detto qualcosa di bello? Ritorno a guardare la nonna: questi giorni l’hanno segnata parecchio.
È provata e stanca. Ti guarda in una foto, ti bacia e piangendo dice “sei andato via, vita mia”. Queste sue parole bastano per spiegare, per capire, per riflettere.
“Un piccolo pensiero per tutti i nonni che volano via, per tutti i nipoti che rimangono senza un nonno, per un nipote speciale che ha perso un grande Nonno.
Francesca Biscosi
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