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Autismo, Salpietro (Sipps): “Serve un piano nazionale di sorveglianza nei primi 1.000 giorni di vita”

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“Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), in Italia un bambino su 77 riceve una diagnosi di disturbo dello spettro autistico: un numero in crescita costante. Ma se allarghiamo lo sguardo all’intera disabilità neurologica in età evolutiva – disturbi del linguaggio severi, disordini del neurosviluppo, disabilità intellettive – i numeri diventano molto più grandi. Secondo i dati Istat, circa 360mila bambini e ragazzi frequentano le nostre scuole con una certificazione di disabilità”. Così Vincenzo Salpietro, vicepresidente della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), neuropediatra e professore ordinario di Pediatria.

Durante la sua audizione in Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza Salpietro ha aggiunto: “Dietro ciascuno di questi bambini c’è una famiglia. Parliamo di centinaia di migliaia di famiglie italiane che ogni giorno affrontano questa realtà spesso da sole. Sole davanti a liste d’attesa che si misurano in anni. Sole nel tentare di mettere in comunicazione il medico, la scuola, i servizi sociali. Il sistema è frammentato, e sono spesso le famiglie a dover coordinare ciò che il sistema dovrebbe fare al posto loro”.

Sempre il vicepresidente Sipps: “La scienza medica ci dice con chiarezza che i primi mille giorni di vita rappresentano una finestra di opportunità preziosissima. In quella fase il cervello è straordinariamente plastico, e ogni intervento precoce può cambiare in modo significativo la traiettoria dello sviluppo. Ogni mese perso in attesa di una diagnosi è un mese in cui non possiamo intervenire. Ogni anno di ritardo rischia di strutturare un danno nello sviluppo del cervello, con maggiori costi e maggiori sofferenze per le famiglie. Per questo proponiamo un vero e proprio Piano nazionale di sorveglianza del neurosviluppo nei primi mille giorni di vita”.

E ancora: “I pediatri di famiglia sono capillarmente distribuiti sul territorio, conoscono il bambino, la famiglia, il contesto sociale: sono i protagonisti naturali attorno a cui costruire questo piano ma vanno potenziati e dotati di risorse opportune. Investire nella diagnosi precoce non è solo una scelta clinica: è una scelta di giustizia sociale, perché riduce le disuguaglianze tra chi può permettersi di cercare risposte altrove e chi invece non ne ha la possibilità”.

Salpietro ha poi aggiunto: “Dobbiamo accelerare anche su un secondo fronte: la medicina genomica. Sappiamo oggi che una quota significativa degli autismi gravi, delle disabilità intellettive e dei disturbi del neurosviluppo ha una base genetica identificabile. Per le famiglie questo non è un dettaglio tecnico: è capire finalmente perché il proprio figlio ha sviluppato quel problema, è poter ipotizzare un futuro, avere informazioni sulla prognosi e talvolta accedere a interventi sempre più personalizzati”.

Ma non basta: “Il programma britannico Deciphering Developmental Disorders ha dimostrato come integrare assistenza clinica, genomica e ricerca produca risultati straordinari, per le famiglie e per la conoscenza collettiva del sistema sanitario. L’Italia ha le competenze per fare altrettanto. Potremmo immaginare un progetto nazionale di sequenziamento genomico per i casi più severi, incardinato all’interno del Piano di sorveglianza, sviluppato in collaborazione tra ministero della Salute e Ministero dell’Istruzione, con tutte le necessarie garanzie etiche. Non sarebbe solo un programma diagnostico: sarebbe un investimento nella conoscenza, nella programmazione sanitaria e nella capacità dello Stato di rispondere in maniera celere ai bisogni di migliaia di famiglie”.

Ancora Salpietro: “Il tema di fondo, però, resta uno: sanità, scuola e servizi sociali parlano ancora a fatica tra loro, e le famiglie si trovano a fare da traduttori tra mondi che non agiscono in concerto. Il pediatra di famiglia può essere il cardine di questa integrazione. Le riforme oggi in corso e in discussione presso questa commissione sono un’opportunità concreta che non possiamo sprecare. Come Sipps, siamo pronti a contribuire, anche aggiornando il documento informativo che nel 2021 abbiamo dedicato alle famiglie con bambini con disabilità, includendo le ultime conoscenze scientifiche e le novità della medicina genomica e interfacciandoci con le istituzioni e le altre società scientifiche”.

Il vicepresidente Sipps ha dunque concluso: “La qualità di un Paese si misura anche da come tratta i suoi figli più fragili. Ogni diagnosi precoce, ogni famiglia sostenuta, ogni bambino incluso non sono spese: sono investimenti nel futuro del nostro Paese. Non possiamo accettare, come pediatri, che nel ventunesimo secolo il luogo di nascita di un bambino ne determini le opportunità di diagnosi o di cura, né che le famiglie si perdano in un sistema troppo complesso, né che i ritardi nella diagnosi incidano sullo sviluppo e la prognosi di questi disturbi. Abbiamo la scienza e le competenze per fare meglio. Quello che serve ora è la volontà collettiva di tradurre tutto questo in diritti concreti per tutti i bambini italiani”.

Redazione Nurse Times

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