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Arresto cardiaco extraospedaliero, studio svedese rivela: “Ipotermia mirata non riduce decessi a 6 mesi nei pazienti in coma”

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Arresto cardiaco extraospedaliero, studio svedese rivela: "Ipotermia mirata non riduce decessi a 6 mesi nei pazienti in coma"
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La sperimentazione è stata condotta dai ricercatori dello Skåne University Hospital Lund.

Un team dello Skåne University Hospital Lund (Svezia), guidato dal dottor Josef Dankiewicz, ha condotto una sperimentazione in aperto con valutazione in cieco degli esiti riguardanti adulti in coma che avevano avuto un arresto cardiaco extraospedaliero (OHCA) ed erano stati sottoposti, con assegnazione casuale, a ipotermia mirata a 33 gradi Celsius, seguita da riscaldamento controllato o normotermia mirata, con trattamento precoce della febbre. In particolare, è stato valutato l’esito primario di decesso per qualsiasi causa a sei mesi su un totale di 1.850 pazienti.

I ricercatori hanno scoperto che il 50% e il 48% dei pazienti nei gruppi di ipotermia e normotermia, rispettivamente, erano deceduti a sei mesi (rischio relativo con ipotermia: 1,04; intervallo di confidenza al 95%: da 0,94 a 1,14; P=0,37). Dei 1.747 pazienti nei quali è stato valutato l’esito funzionale, il 55% e il 55% dei pazienti nei gruppi ipotermia e normotermia, rispettivamente, presentava disabilità grave modificata o peggiore (punteggio della scala di Rankin modificata ≥4; rischio relativo con ipotermia: 1,00; intervallo di confidenza al 95%: 0,92-1,09). Nei sottogruppi prespecificati gli esiti erano coerenti.

“I pazienti in coma dopo arresto cardiaco extraospedaliero, trattati con ipotermia mirata, non avevano una minore incidenza di decesso a sei mesi rispetto a quelli trattati con normotermia”, scrivono gli autori dello studio.

Redazione Nurse Times

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