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Ancora troppi focolai nelle Rsa italiane nonostante i vaccini

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Coronavirus, quanto è difficile stabilire le responsabilità delle stragi in Rsa: i casi agli antipodi di Mediglia (Milano) e Vercelli
epa08439677 A nurse provides cares to a patient during a house call visit in Barcelona, Catalonia, north eastern Spain, 23 May 2020. These kinds of home services have been crucial to stop the spread of the COVID-19 coronavirus pandemic, by providing tests and cares to people with low mobility or on isolation. EPA/ENRIC FONTCUBERTA
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Sono tutti vaccinati con due dosi i contagi verificatosi negli ultimi giorni nelle varie Rsa italiane tra ospiti e operatori sanitari, tanto che il fenomeno inizia ad essere preoccupante e si pensa che l’immunità dopo 5 mesi inizi a calare.

Sono 57 i contagi riscontrati nell’ Rsa Martiri Turitani a Porto Torres; 22 i casi di positività accertati in provincia di grosseto nella Casa di cura Santa Fiora.

Anche in Puglia si è verificato un focolaio in una Rsa dell’Asl Bat, numerosi ospiti vaccinati con doppia dose, sono ricoverati in terapia semintensiva.

Ma si teme che questi siano solo i primi di un brusco aumento dei casi attesi nei prossimi giorni.

Riportiamo le parole del governatore israeliano Naftali Bennet: “Quando abbiamo iniziato con la campagna vaccinale sapevamo che dovevamo aspettare i risultati sul campo per capire l’efficacia del vaccino“. Le affermazioni sono state affidate ad un tweet a commento dei dati sull’efficacia della terza dose del vaccino, che è offerta agli israeliani da circa un mese. “Se sono trascorsi cinque mesi dalla seconda dose del vaccino, non c’è più protezione. Dopo 5 mesi è necessaria con urgenza la terza dose“, chiosa il premier Naftali.

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