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A Padova il primo corso di laurea per infermieri veterinari

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A Padova il primo corso di laurea per infermieri veterinari
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All’Università di Padova prende sostanza una professione non ancora formalizzata in Italia e ispirata alla figura del veterinary nurse, già presente in altri Paesi europei.

E’ attivo all’Università di Padova il primo corso di laurea triennale in Scienze e tecnologia assistenziali veterinarie, coordinato dal professor Antonio Mollo. In pratica, un corso che forma i futuri infermieri veterinari, sebbene si tratti di una professione non ancora formalizzata.

E’ una novità assoluta, almeno per l’Italia. come spiega ai microfoni del TgR Veneto lo stesso Mollo: “Ci ispiriamo alla figura del veterinary nurse, che esiste da tempo in molti altri Paesi europei. Una figura, quella di chi dà una mano al veterinario, che c’è sempre stata. Noi vorremmo crearne una più strutturata”.

Gli studenti arrivano a Padova anche da fuori regione per frequentare questo corso, che istruisce sulla cura degli animali domestici, ma non solo. Tante le materie in cui cimentarsi, fin dai primi tirocini. “Si parte dalla comunicazione – spiega Mollo -. Sì, perché spesso le persone chiedono informazioni che non sempre il medico ha il tempo di fornire. E poi qui si impara a coadiuvare le varie manovre e a eseguire semplici visite agli animali”.

Dall’ambulatorio alla sala operatoria: conoscere e preparare gli strumenti chirurgici e assistere il veterinario nelle operazioni. Tante le mansioni su cui si fa pratica al corso dell’Università di Padova, dove il TgR ha incontrato anche Michela Massoli, ex infermiera degli “umani”, oggi tecnico veterinario, che spiega così le ragioni della scelta di dedicarsi agli animali: “Ho riscontrato grande somiglianza tra l’ambiente di infermieristica umana e quello di veterinaria. Proprio non me l’aspettavo”.

Ma quali sono le prospettive di impiego per chi consegue la qualifica di infermiere veterinario a Padova? Risponde ancora il professor Mollo: “Un mercato del lavoro c’è, ma ci sono anche delle resistenze, come sempre accade di fronte a qualcosa di nuovo. Sono comunque convinto che, come è accaduto per altre professioni, col tempo riusciremo a convincere che c’è spazio per professionalità diverse, ma complementari”.

Redazione Nurse Times

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