Home Specializzazioni Infermiere dell’Emergenza Magistrali specialistiche, 3.742 domande per il primo anno. Ora manca il posto dove usare il titolo
Infermiere dell’EmergenzaInfermiere di famiglia & comunitàLaurea MagistraleNeonatologia e pediatriaNT NewsSpecializzazioniStudenti

Magistrali specialistiche, 3.742 domande per il primo anno. Ora manca il posto dove usare il titolo

Condividi
Condividi
Al debutto dei tre nuovi indirizzi clinici della laurea magistrale le domande superano di oltre cinque volte i posti ripartiti, con un picco nell’area critica. Le prove internazionali sull’infermiere di pratica avanzata sono incoraggianti. Ma il Mezzogiorno è quasi senza sedi e il dopo-laurea, in organico e in busta paga, è ancora da scrivere.

Il primo anno delle lauree magistrali specialistiche in Scienze infermieristiche si è aperto con una fila alla porta. Secondo i dati diffusi dalla FNOPI il 5 ottobre, giorno della prova di ammissione, le domande per i tre nuovi indirizzi clinici sono state 3.742, nei 13 atenei che hanno attivato i corsi per primi. La prova per i corsi in lingua inglese si è svolta il 7 ottobre.

I percorsi nascono dai decreti del Ministero dell’Università n. 159 del 6 febbraio 2026 e n. 177 del 25 febbraio 2026, che hanno riordinato la classe di laurea. Accanto alla magistrale tradizionale, orientata a management, formazione e ricerca, arrivano tre indirizzi clinici: cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità, cure intensive e nell’emergenza, cure neonatali e pediatriche.

I numeri del debutto

La domanda non si è distribuita in modo uniforme. L’area critica ha raccolto 2.287 domande per 260 posti, quasi nove candidati per posto. Le cure primarie 1.196 domande per 316 posti, poco meno di quattro per posto. L’area neonatale e pediatrica 259 domande per 115 posti.

In alcune sedi il rapporto è stato molto più alto. A fine settembre la FNOPI segnalava, per le cure intensive, 430 domande per 20 posti alla Sapienza di Roma e un rapporto superiore a 11 alla Statale di Milano.

Un dettaglio da tenere presente: le domande non coincidono necessariamente con le persone, perché un candidato può averne presentata più di una. E i conti ufficiali non tornano del tutto. La FNOPI parla di 759 posti a bando, mentre la somma dei posti per indirizzo fa 691. Il rapporto medio di 5,4 candidati per posto è calcolato su quest’ultima cifra.

Resta il dato di fondo. Quasi due terzi delle domande riguardano l’area critica, cioè il settore in cui l’infermiere vede ogni giorno la distanza tra ciò che sa fare e ciò che gli è formalmente riconosciuto. Il territorio, dove il DM 77 ha messo l’infermiere di famiglia al centro delle Case della Comunità, attira meno della metà di quelle candidature.

Dove si studia, e dove no

La mappa delle sedi pubblicata dalla FNOPI ad agosto mostra un Paese spezzato. I 13 atenei della prima fase sono tra Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo e Trentino, con la sede di Trento legata all’ateneo di Verona. Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna e Molise non hanno sedi. Per le cure primarie, l’indirizzo pensato per la sanità di prossimità, nessuna delle 11 sedi si trova nel Mezzogiorno o nelle isole.

Per un infermiere di Bari o di Palermo che lavora a turni, frequentare un biennio a Roma o a Milano significa aspettativa, affitto e organico del reparto che si assottiglia. Una laurea pensata anche per frenare la fuga dei professionisti rischia, nel primo anno, di produrne una piccola nuova verso nord.

La FNOPI ha definito il percorso fortemente voluto dalla Federazione e ha parlato di un aumento consistente dei posti dall’anno accademico 2027/2028. Quanto e dove, per ora, non è scritto.

Cosa dicono le prove

La letteratura internazionale offre argomenti solidi, con qualche cautela. Una metanalisi pubblicata sull’International Journal of Nursing Studies (Fajarini e colleghi, 2024) ha messo insieme 22 studi randomizzati con 7.764 pazienti. Rispetto ad altri professionisti, l’infermiere di pratica avanzata è associato a costi totali più bassi, meno riammissioni, più soddisfazione dei pazienti, meno ansia, dolore e affaticamento. Gli effetti sui costi sono statisticamente significativi ma di entità piccola.

La revisione Cochrane del 2018 sugli infermieri che sostituiscono il medico nelle cure primarie (Laurant e colleghi, 18 studi randomizzati) conclude che l’assistenza a guida infermieristica produce probabilmente esiti di salute simili o migliori e una soddisfazione dei pazienti un po’ più alta. Le visite sono più lunghe. Sui costi, la certezza delle prove è molto bassa.

C’è poi il nodo europeo. Un’indagine della European Federation of Nurses su 35 Paesi, pubblicata sul Journal of Advanced Nursing, ha trovato definizioni e requisiti molto diversi da Paese a Paese: solo 11 avevano una legge nazionale sui requisiti formativi minimi per la pratica avanzata. Il titolo, da solo, non basta a definire il ruolo.

Il nodo del dopo-laurea

Qui si apre la questione più concreta per chi coordina un reparto o un distretto. Uno specialista in area critica che rientra in un pronto soccorso con lo stesso inquadramento, lo stesso turno e lo stesso rapporto infermiere-pazienti è uno specialista solo sulla pergamena.

Nursing Up ha chiesto percorsi contrattuali coerenti con le competenze avanzate e incarichi di elevata qualificazione realmente accessibili, senza penalizzare chi è già in servizio con master ed esperienza. Il presidente Antonio De Palma ha sintetizzato così: «La crescita della professione deve aggiungere opportunità, non sottrarle».

Le aziende, dal canto loro, dovranno decidere dove collocare questi professionisti, con quali protocolli e quale autonomia, dentro tetti di spesa per il personale che non sono cambiati. Per il coordinatore le domande sono pratiche: chi sostituisce in turno l’infermiere in formazione, come si pianificano due anni di frequenza, che cosa farà il collega al rientro.

Le 3.742 domande dicono che gli infermieri sono pronti a investire su se stessi. Adesso tocca al sistema dimostrare di saper usare quello che forma.

Ma vieppiù: non essendoci uno sbarramento alle iscrizioni per gli infermieri pediatrici per le due lauree magistrali in cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità e cure intensive e nell’emergenza, cosa succederà nel post laurea, visto che la magistrale non è una laurea abilitante?

Antonio Leuci

Fonti

Articoli correlati: Lauree magistrali infermieristiche: la mappa delle sedi attive e i posti disponibili


Condividi

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
Infermiere specializzato in wound care durante una medicazione, con rappresentazione scientifica del biofilm batterico
Infermiere in Wound CareNT NewsSpecializzazioni

Ferite croniche e biofilm, dall’ISS sei raccomandazioni per le cure

Pubblicato nel Sistema nazionale linee guida il documento coordinato da AISLeC e...

Infermiera ricercatrice impegnata nell’analisi di studi scientifici, con riferimenti alla rivista Nursing Sciences
NT News

Nasce Nursing Sciences, la nuova rivista per la ricerca infermieristica

Dal 2027 la Fondazione Infermieri pubblicherà un trimestrale scientifico internazionale dedicato a...

NT News

Irlanda, ottanta infermieri in meno e assunzioni ferme. A Naas lo sciopero a oltranza contro il blocco dei posti

Dal 28 ottobre gli infermieri del Naas General Hospital, nella contea di...

Due infermieri consultano bandi di concorso per assunzioni a tempo indeterminato presso aziende sanitarie italiane
ConcorsiLavoroNT News

Concorsi infermieri, 25 posti fissi e un incarico dirigenziale: i bandi

Opportunità di lavoro in Lombardia e Piemonte: selezioni presso ASST Lariana, ASST...