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Salari degli infermieri: tre vertenze nello stesso mese. Londra propone il 2,4%, Belfast vota lo sciopero, Boston dice no

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In Inghilterra il Governo propone per il 2027/28 un aumento del 2,4% e il Royal College of Nursing parla di tradimento. In Irlanda del Nord si vota lo sciopero per un aumento mai arrivato. A Boston gli infermieri di uno dei più noti ospedali universitari respingono l’offerta finale. Tre storie diverse con un filo comune, che riguarda anche l’Italia alla vigilia della Manovra.

Inghilterra, il 2,4% che non piace

Il 19 ottobre il Dipartimento della Salute britannico ha presentato le proprie indicazioni all’NHS Pay Review Body, l’organismo indipendente che raccomanda gli aumenti per il personale del servizio sanitario. La proposta per il 2027/2028 è un aumento del 2,4% per il personale infermieristico inglese con contratto Agenda for Change. La stessa percentuale è indicata per i medici di medicina generale.

La risposta del Royal College of Nursing è arrivata in giornata. La segretaria generale Nicola Ranger ha definito la proposta, destinata secondo il sindacato a restare sotto l’inflazione, “un tradimento” del personale infermieristico. Per l’RCN significherebbe un altro anno di perdita di potere d’acquisto, dopo oltre un decennio di salari reali in calo.

Il contesto spiega il tono. Per il 2026/2027 gli infermieri inglesi hanno ricevuto il 3,3%, annunciato a febbraio e contestato a marzo dall’RCN insieme ad altri 13 sindacati della sanità. Gli stessi sindacati, 13 su 14, si sono ritirati dal processo del Pay Review Body, che giudicano inadeguato. Il Governo continua a usarlo, i sindacati non partecipano più. Il dialogo, per ora, procede per comunicati.

Irlanda del Nord, sciopero per un aumento mai pagato

A Belfast la questione è ancora più elementare. Il 3,3% raccomandato per il 2026/27 è stato applicato in Inghilterra e in Galles, ma non in Irlanda del Nord, dove lo stallo politico sul bilancio ha bloccato l’aumento nonostante l’impegno preso dall’allora ministro della Salute Mike Nesbitt.

Il 14 ottobre l’RCN Northern Ireland ha aperto il voto tra gli iscritti su forme di protesta e sciopero vero e proprio. Le urne chiudono alle 12 del 20 novembre. «Lo sciopero è sempre l’ultima risorsa», ha detto la direttrice Rita Devlin, aggiungendo che il personale non è più disposto ad accettare rinvii e promesse mancate. Stesso servizio sanitario, stessa raccomandazione, buste paga diverse a seconda della sponda del mare d’Irlanda.

Boston, l’offerta finale respinta

Negli Stati Uniti la vertenza è aziendale, ma ha un peso simbolico. Al Brigham and Women’s Hospital di Boston circa 4mila infermieri iscritti al sindacato hanno respinto a maggioranza il contratto che l’azienda aveva presentato come offerta definitiva. Il risultato è stato reso noto il 23 ottobre, senza i numeri del voto.

L’offerta manteneva gli scatti annuali del 5% nei primi vent’anni di carriera e aggiungeva il 2,5% annuo per due anni a chi ha raggiunto il massimo della scala, ma nessun aumento generalizzato, che è proprio la richiesta del sindacato. Mass General Brigham sostiene di non potersi permettere gli aumenti chiesti e ricorda che le retribuzioni dei suoi infermieri restano tra le più alte del mercato locale.

A luglio c’era stato uno sciopero di un giorno, seguito da quattro giorni di serrata. Lo sciopero a tempo indeterminato previsto per il 14 ottobre era stato sospeso in attesa del voto. Ora il sindacato chiede di tornare al tavolo e potrebbe proclamare un nuovo sciopero con dieci giorni di preavviso.

E in Italia

Il confronto va fatto con cautela: sistemi, livelli salariali e regole della contrattazione sono diversi. Qualche elemento comune però c’è. La preintesa sul contratto del comparto sanità 2025-2027, siglata all’Aran a fine luglio, prevede a regime un aumento medio di 240 euro lordi al mese per il personale infermieristico, arretrati medi di 2.300 euro e una clausola di garanzia in caso di scostamento dall’inflazione. È stata una tornata rapida, rivendicata come tale da Governo e sindacati firmatari.

La partita adesso si sposta sulla legge di Bilancio 2027, il cui disegno di legge è atteso in Consiglio dei ministri. Le Regioni hanno chiesto risorse dedicate agli stipendi degli infermieri, stimando un divario di oltre 13mila euro annui rispetto ai colleghi dell’Europa occidentale.

Il 25 ottobre Nursing Up ha chiesto almeno 1,3 miliardi: 800 milioni per un fondo perequativo nazionale e 500 milioni strutturali per l’indennità di specificità degli infermieri e delle altre professioni sanitarie. Il Governo rivendica la crescita del Fondo sanitario negli ultimi quattro anni, ma le cifre per il personale nella nuova manovra non sono ancora note.

Il filo comune

Le tre vertenze raccontano la stessa dinamica: aumenti nominali che i sindacati giudicano insufficienti rispetto all’inflazione e alla perdita accumulata negli anni, governi e aziende che oppongono i vincoli di bilancio, organismi di mediazione che perdono credibilità. Per gli infermieri italiani la differenza principale è il punto di partenza, che secondo le stime delle stesse Regioni è più basso. Il rischio, ovunque, è lo stesso: che lo stipendio diventi la ragione per cui si lascia la professione, non quella per cui si resta.

Antonio Leuci

Fonti

  • Royal College of Nursing, Nursing pay: RCN responds to government pay evidence (19/10/2026)
  • Royal College of Nursing, RCN Northern Ireland opens strike ballot over absence of pay award (14/10/2026)
  • WBUR, Brigham nurses reject contract deal, call for return to bargaining table (23/10/2026)
  • AGI, Contratto sanità, gli aumenti per gli infermieri (29/07/2026)
  • VCOnews, Nursing Up chiede 1,3 miliardi nella manovra 2027 (25/10/2026)
  • Coinanews, Manovra 2027, sanità tra miliardi annunciati e risorse da trovare (21/10/2026)
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