Crescono le domande per Infermieristica: oltre 21mila candidati nel 2026. L’infettivologo vede nella ripresa un possibile effetto dei valori emersi durante il Covid.
C’è un segnale positivo per la professione infermieristica e, più in generale, per il futuro della sanità italiana: dopo anni di forte riduzione delle candidature, nel 2026 tornano a crescere le domande di ammissione ai corsi di laurea in Infermieristica.
A richiamare l’attenzione sul fenomeno è l’infettivologo Matteo Bassetti, che in un recente intervento ha sottolineato come le iscrizioni ai corsi di laurea in Infermieristica stiano registrando “una crescita importante”, con domande che “in molti casi superano ampiamente i posti disponibili”.
Un dato che arriva in una fase particolarmente delicata per il Servizio sanitario nazionale, alle prese con carenze di personale, difficoltà di reclutamento e necessità di rendere nuovamente attrattive le professioni sanitarie.
Infermieristica, nel 2026 crescono le domande
I numeri disponibili confermano che il fenomeno non riguarda soltanto singoli atenei. Secondo i dati raccolti dal docente di Organizzazione delle professioni sanitarie dell’Università di Bologna, Angelo Mastrillo, per l’anno accademico 2026/2027 le candidature ai corsi di laurea in Infermieristica sono quasi 21.500, con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente, a fronte di 20.672 posti disponibili.
Il confronto con gli anni precedenti permette di comprendere meglio la portata della variazione. Le domande erano state 22.957 nell’anno accademico 2023/2024, 21.178 nel 2024/2025 e 18.836 nel 2025/2026. Il dato 2026/2027 rappresenta quindi un’inversione rispetto alla progressiva diminuzione registrata negli ultimi anni.
Anche il ministero dell’Università e della ricerca (Mur) ha definito per il 2026/2027 la programmazione dei corsi delle professioni sanitarie. Complessivamente sono stati messi a disposizione 39.624 posti per le lauree triennali delle professioni sanitarie, dei quali 38.184 destinati a candidati Ue e non Ue residenti in Italia e 1.440 a candidati extra Ue residenti all’estero. Per Infermieristica, il contingente destinato ai candidati residenti in Italia è pari a 20.672 posti.
Piemonte, Toscana e altre realtà confermano il trend
La crescita appare particolarmente evidente in alcune realtà territoriali. In Piemonte, per esempio, l’Università di Torino ha registrato 869 candidature per 712 posti disponibili a Infermieristica, con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Anche l’Università del Piemonte Orientale ha registrato una crescita, passando da 315 candidature nel 2025 a 454 nel 2026. La Regione Piemonte ha indicato questi numeri come un segnale di maggiore interesse dei giovani verso la professione.
Numeri significativi arrivano anche dalla Toscana. All’Università di Firenze le domande complessive per le professioni sanitarie sono state 1.720, mentre le richieste di prima scelta per Infermieristica sono aumentate da 395 a 437. All’Università di Pisa, invece, Infermieristica è stata indicata come prima scelta da 520 candidati, rispetto ai 430 dell’anno precedente: un incremento di 90 candidature.
Sono dati che, pur riferendosi a singoli territori e atenei, contribuiscono a delineare un quadro di maggiore interesse verso una professione che negli ultimi anni ha dovuto confrontarsi con una significativa perdita di attrattività.
Bassetti: “Torna la voglia di fare l’infermiere”
È proprio questo il punto centrale del ragionamento di Bassetti. “Significa che torna la voglia di fare l’infermiere, di scegliere una professione centrale nel nostro sistema sanitario: negli ospedali e sul territorio, nel pubblico e nel privato”, afferma il medico.
Secondo Bassetti, una possibile chiave di lettura della nuova attenzione verso Infermieristica potrebbe essere legata anche all’esperienza della pandemia: “Molti dei ragazzi che oggi scelgono Infermieristica erano alle scuole superiori durante la pandemia. Quella generazione avrebbe quindi avuto modo di vedere direttamente, attraverso immagini, testimonianze e racconto mediatico, il ruolo svolto dai professionisti della salute durante l’emergenza sanitaria. Hanno visto competenza, responsabilità, sacrificio, solidarietà e umanità”.
La lezione del Covid e il valore delle professioni sanitarie
La pandemia da Covid-19 ha rappresentato uno dei momenti più impegnativi affrontati dal sistema sanitario contemporaneo. Infermiere, medici, oss e gli altri professionisti della salute sono stati quotidianamente impegnati nell’assistenza ai pazienti, nella gestione dell’emergenza e nell’organizzazione dei servizi.
Per Bassetti, oggi quella esperienza può rappresentare anche un elemento di riflessione sul rapporto tra giovani e professioni sanitarie: “E oggi una parte di quella generazione decide di mettersi in gioco proprio in quelle professioni”.
Da qui l’appello a non considerare la crescita delle candidature soltanto come un dato statistico relativo alle università, ma come un’occasione per interrogarsi sulle condizioni nelle quali questi giovani entreranno nel mondo del lavoro.
“Se tornano le vocazioni, devono tornare anche condizioni di lavoro adeguate”
Il passaggio più politico delle dichiarazioni di Bassetti riguarda proprio il futuro delle professioni sanitarie: “Adesso tocca a noi dare valore a chi sceglie di prendersi cura degli altri. Se tornano le vocazioni, devono tornare anche condizioni di lavoro, riconoscimento professionale e condizioni economiche adeguate per infermieri, medici e oss”.
Il tema è particolarmente rilevante per Infermieristica. La crescita delle candidature, infatti, non risolve automaticamente le criticità legate alla permanenza nella professione, agli abbandoni universitari, alle condizioni di lavoro, alle prospettive di carriera e alla valorizzazione delle competenze.
Secondo i dati riportati dall’Ansa, per il 2026/2027 le Regioni hanno indicato un fabbisogno di 25.479 infermieri, superiore ai 20.672 posti programmati per il corso di laurea. La stessa fonte segnala inoltre che nell’anno accademico 2022/2023 circa il 15% degli studenti di Infermieristica avrebbe abbandonato il percorso già durante il primo anno. Il tema, quindi, non riguarda soltanto l’accesso all’università, ma l’intero percorso: dalla scelta del corso di laurea fino all’ingresso e alla permanenza nel Servizio sanitario.
Il messaggio ai giovani: “Non basta dire che il loro lavoro è importante”
Bassetti individua proprio qui il punto decisivo: “Perché non basta dire ai giovani che il loro lavoro è importante: bisogna dimostrarlo concretamente”. Una frase che apre una riflessione più ampia sulla necessità di rendere coerente il messaggio rivolto alle nuove generazioni con le condizioni effettivamente offerte a chi sceglie una professione sanitaria.
La crescita delle domande rappresenta certamente un elemento positivo. Ma perché possa trasformarsi in un rafforzamento strutturale della sanità sarà necessario verificare quanti studenti completeranno il percorso universitario e quanti, una volta laureati, sceglieranno di rimanere nel sistema sanitario italiano. Anche la programmazione dei posti dovrà essere confrontata con il fabbisogno reale espresso dai territori.
Una nuova generazione di infermieri
Il dato sulle candidature può dunque essere letto come un segnale di fiducia verso la professione infermieristica. Dopo anni caratterizzati da una diminuzione dell’interesse, la crescita del 2026 rappresenta un’inversione di tendenza che merita attenzione. Non significa, da sola, che tutte le criticità siano superate. Al contrario, rende ancora più importante accompagnare questa nuova domanda con politiche capaci di sostenere la formazione, ridurre gli abbandoni e migliorare le prospettive professionali.
Il Mur ha già definito la programmazione nazionale per l’anno accademico 2026/2027 e le prove di ammissione ai corsi delle professioni sanitarie si sono svolte il 16 settembre. La vera sfida, ora, sarà trasformare l’interesse dei giovani in una scelta professionale duratura.
Bassetti conclude il suo intervento con un messaggio esplicito: “Questa crescita delle iscrizioni è un segnale di fiducia. Accogliamolo e facciamone un punto di ripartenza”. Un punto di ripartenza che riguarda non soltanto gli infermieri, ma l’intero sistema della sanità, dagli ospedali al territorio, dalla formazione universitaria al mondo del lavoro.
Se una nuova generazione torna a guardare all’Infermieristica come a una professione nella quale investire il proprio futuro, la risposta dovrà essere all’altezza di quella scelta: formazione qualificata, riconoscimento delle competenze, percorsi di carriera, condizioni di lavoro sostenibili e adeguata valorizzazione economica e professionale. È questa, oggi, la sfida che accompagna il ritorno di interesse verso una delle professioni centrali della salute pubblica.
Redazione Nurse Times
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