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Infermieri di famiglia e comunità: una laurea che al Sud “non esiste”

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Case di Comunità aperte h24 e collegate a studi dei medici di famiglia. Numero unico per ricevere assistenza e forte presenza di infermieri. Ecco il “DM 71” con la nuova sanità territoriale
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Il 5 ottobre sono in programma in tutta Italia i test di ingresso per l’accesso ai corsi magistrali che formeranno i primi infermieri di famiglia e comunità con la laurea. Anzi, non in proprio in tutta Italia. L’offerta formativa per l’anno accademico 2026/2027, infatti, non scende al di sotto di Roma. Va da sè che chi risiede al Sud e nelle isole sarà costretto a spostarsi o ad attendere un altro anno, prima che gli atenei del loro territorio predispongano i percorsi biennali relativi a tale profilo professionale.

Su 50 università con la facoltà di Medicina e chirurgia, solo 11 hanno attivato la laurea magistrale in Scienze infermieristiche specialistiche nelle cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità – questa la denominazione ufficiale – per l’anno accademico 2026/2027. In realtà dovrebbe esserci anche un dodicesimo ateneo, quello di Chieti, che però ha zero posti disponibili. Sono 316, invece, i posti complessivi messi a disposizione per la formazione della nuova figura di prossimità.

A scommettere maggiormente sugli infermieri di famiglia e comunità è l’Ateneo di Modena e Reggio Emilia (46 posti), seguito dal Campus Bio-Medico di Roma (35) e dalle Humanitas di Milano (sede di Pieve Emanuele), Torino (sede di Asti) e Ancona, tutte con 30 posti. Meno posti alla Milano Statale e all’Università di Genova (20). I restanti atenei, con un numero intermedio di accessi, sono Verona (sede di Trento), Pisa, Piemonte orientale (sede di Novara), Roma la Sapienza.

Restano al palo, come detto, Sud e isole. Un ritardo che si somma a quello riguardante il completamento e soprattutto l’avvio delle case di comunità, col conseguente rischio che le poche pronte restino prive del personale formato per gestire le cronicità. Senza dimenticare un’altra, possibile conseguenza: gli infermieri già occupati e in possesso della laurea triennale potrebbero rinunciare ad aprirsi la strada verso nuove opportunità professionali, perché impossibilitati a seguire corsi in sedi universitarie troppo distanti dal luogo di lavoro e dalla famiglia.

Redazione Nurse Times

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