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Ragazza investita e morta nel Padovano: lavori di pubblica utilità per il medico accusato di mancato soccorso

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La dottoressa è accusata di non essere intervenuta dopo l’incidente che costò la vita alla ragazza. Nessun nesso contestato col decesso.

Un programma di lavori di pubblica utilità della durata di otto mesi (quattro ore settimanali) per la dottoressa accusata di non essere intervenuta adeguatamente nei soccorsi a Eleonora Chinello, la studentessa di 14 anni travolta e uccisa da un’automobile il 12 ottobre 2024 a Sant’Angelo di Piove di Sacco (Padova). La giudice per le indagini preliminari Claudia Marasi ha autorizzato la messa alla prova della professionista.

Al termine del programma sarà fissata una nuova udienza, durante la quale il giudice valuterà l’esito della prova. Soltanto in caso di valutazione positiva il reato contestato potrà essere dichiarato estinto. Non si tratta, quindi, di una condanna, né di un definitivo accertamento di responsabilità.

L’incidente costato la vita alla quattordicenne

La tragedia avvenne intorno alle 20 del 12 ottobre 2024. Eleonora Chinello, studentessa di origini nigeriane residente a Sant’Angelo di Piove, si trovava in bicicletta quando fu investita da una Volkswagen Golf. Alla guida vi era un uomo di 55 anni, residente nel Veneziano, risultato – secondo quanto riportato dalla cronaca – in condizioni di alterazione. L’automobilista avrebbe successivamente scelto il patteggiamento a sette mesi per omicidio stradale.

Eleonora non sarebbe deceduta sul colpo. All’arrivo dei soccorritori la ragazza respirava ancora, ma presentava condizioni estremamente gravi. La consulenza medico-legale disposta dalla Procura avrebbe stabilito che le lesioni riportate nell’impatto erano comunque mortali. Questo elemento è fondamentale per ricostruire correttamente la vicenda giudiziaria: alla dottoressa non viene attribuita la morte della ragazza. Il procedimento riguarda esclusivamente la condotta che la professionista avrebbe mantenuto durante le prime fasi dell’intervento di emergenza.

La richiesta di aiuto della madre

Secondo la ricostruzione riportata dagli organi di informazione, la madre della 14enne avrebbe chiesto alla dottoressa di intervenire immediatamente. La professionista, che si trovava a bordo di un mezzo di soccorso, sarebbe però apparsa in stato di shock e non avrebbe eseguito direttamente le manovre richieste dalla situazione clinica. La dottoressa avrebbe manifestato difficoltà anche nel muovere le braccia, invitando infine due infermiere presenti sul posto a occuparsi della paziente. Furono quindi le professioniste infermieristiche a intervenire sulla ragazza.

Il comportamento del medico sarebbe stato successivamente segnalato dalle stesse infermiere, che avrebbero riferito di essersi trovate costrette a prendere l’iniziativa operativa durante una situazione di estrema urgenza. Si tratta, è necessario ribadirlo, della ricostruzione alla base dell’accusa, e non di fatti definitivamente accertati da una sentenza irrevocabile.

La contestazione nei confronti della dottoressa

La professionista, 64 anni, originaria della provincia di Bari e residente nel Bellunese, eserciterebbe come medico di famiglia. Nel giorno dell’incidente stava prestando servizio per conto di una società privata che fornisce personale medico a diverse strutture sanitarie.

L’ipotesi contestata, stando alla fonte giornalistica, riguarda il rifiuto di atti d’ufficio con interruzione di un servizio pubblico di assistenza e soccorso. Secondo l’impostazione accusatoria, il medico avrebbe rinunciato a svolgere i compiti propri della sua funzione, demandandoli alle infermiere impegnate nell’emergenza.

L’inquadramento giuridico della condotta e la sua effettiva rilevanza penale restano tuttavia sottoposti alla valutazione dell’autorità giudiziaria. Il tema solleva anche una questione delicata per la sanità e per l’organizzazione dei servizi di emergenza: nei contesti tempo-dipendenti ogni componente dell’équipe deve agire secondo competenze, responsabilità professionali e protocolli operativi, mantenendo un coordinamento efficace anche davanti a situazioni emotivamente traumatiche.

Redazione Nurse Times

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