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Infermieristica torna a crescere. Ma non è ancora primavera

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Le candidature aumentano del 16,3% e tornano leggermente sopra i posti disponibili. A Firenze, però, mancano potenziali studenti persino per riempire l’offerta formativa. Il miglioramento nazionale è reale, ma non basta a dichiarare conclusa la crisi di attrattività.

Dopo anni trascorsi a contare sempre meno candidati, l’infermieristica italiana può finalmente comunicare un dato positivo: le domande di ammissione tornano a crescere.

La tentazione di proclamare la svolta è comprensibile. Anche perché, quando una professione perde attrattività per anni, un segno più assume facilmente le dimensioni di una rinascita. Ma i numeri, soprattutto quando raccontano una crisi strutturale, meritano qualcosa in più di un comunicato soddisfatto.

Secondo i dati diffusi da FNOPI, per l’anno accademico 2026-2027 sarebbero circa 22.000 i candidati a Infermieristica, a fronte di 20.672 posti disponibili. Nel 2025 le domande erano state 18.836 per 20.409 posti. L’incremento è quindi consistente: 3.071 candidature in più, pari al 16,3%.

È un’inversione di tendenza importante. Negarla sarebbe scorretto quanto trasformarla prematuramente nella soluzione del problema.

Il rapporto nazionale è infatti passato da 0,92 a circa 1,06 candidati per posto.

Significa che l’offerta formativa torna complessivamente ad avere una domanda leggermente superiore. Ma quel margine è troppo limitato per garantire automaticamente la copertura dei posti.

Non tutti i candidati risulteranno idonei. Non tutti coloro che entreranno in graduatoria perfezioneranno l’immatricolazione. Alcuni sceglieranno un altro corso, altri non inizieranno le lezioni e una quota abbandonerà durante il percorso.

Ventiduemila candidati non equivalgono a ventiduemila futuri infermieri.

La fotografia di Firenze dimostra quanto la media nazionale possa essere rassicurante soltanto finché non la si divide per territorio. Per i 617 posti del corso di Infermieristica dell’Università di Firenze, distribuiti tra cinque sedi formative, si sono presentati 437 candidati. La differenza è di 180 unità: circa il 29% dell’offerta non potrebbe essere coperto neppure nell’ipotesi, irrealistica, che tutti i candidati venissero ammessi e decidessero di iscriversi.

Rispetto al 2025 esiste comunque un miglioramento: le candidature sono passate da 395 a 437. Ma aumentare da una base insufficiente non rende automaticamente sufficiente il risultato.

A pochi chilometri di distanza, Pisa presenta invece 520 candidati per 403 posti. Siena registra 151 domande per 204 disponibilità. Stessa Regione, stessa professione, tre rapporti tra domanda e offerta profondamente diversi.

Questo suggerisce che la crisi di attrattività non dipenda da una sola causa nazionale. Incidono la reputazione delle sedi universitarie, l’organizzazione dei corsi, la qualità percepita dei tirocini, il costo della vita, la disponibilità di alloggi e trasporti, le opportunità occupazionali locali e la capacità delle istituzioni di orientare gli studenti.

Continuare a discutere soltanto del numero complessivo dei posti significa ignorare dove quei posti siano collocati e perché alcuni vengano contesi mentre altri fatichino a trovare candidati.

C’è poi una contraddizione più ampia. Il SSN chiede più infermieri e il sistema universitario risponde aumentando l’offerta formativa. È una reazione necessaria, ma incompleta. Non si può programmare una professione trattando i giovani come se fossero una materia prima che compare automaticamente quando viene aperto un nuovo posto universitario.

Gli studenti scelgono osservando la professione reale.

Vedono retribuzioni, turni, possibilità di carriera, autonomia, riconoscimento sociale e condizioni organizzative. Valutano il rapporto tra responsabilità richieste e prospettive offerte. Ascoltano familiari e professionisti, leggono esperienze sui social e incontrano infermieri che spesso raccontano un lavoro importante, ma svolto in condizioni difficili.

L’orientamento non può quindi limitarsi a spiegare come iscriversi al corso. Deve mostrare che cosa faccia davvero l’infermiere, quali competenze eserciti, dove possa lavorare e come possa sviluppare una carriera clinica, manageriale, didattica o di ricerca.

Ma nessuna campagna nelle scuole potrà compensare indefinitamente un sistema occupazionale poco attrattivo. Promuovere la professione senza migliorarne le condizioni significherebbe costruire una comunicazione efficace per accompagnare i ragazzi verso problemi che i professionisti denunciano già da anni.

Serve dunque una strategia che colleghi programmazione universitaria e programmazione sanitaria. I posti dovrebbero essere definiti considerando non soltanto il fabbisogno nazionale teorico, ma anche la capacità delle sedi di attrarre studenti, garantire tirocini di qualità e accompagnarli fino alla laurea.

Bisogna misurare almeno quattro passaggi distinti: candidati, immatricolati, studenti che proseguono dopo il primo anno e laureati effettivamente entrati nel sistema sanitario. Fermarsi al numero delle domande permette di celebrare una crescita, ma non dice quanti infermieri arriveranno realmente nei servizi.

La ripresa del 2026 va quindi accolta come un segnale incoraggiante e utilizzata per consolidare il cambiamento. Servono orientamento strutturato nelle scuole, collaborazione tra università, Ordini e aziende sanitarie, sostegno agli studenti fuori sede, tutoraggio clinico adeguato e interventi concreti su retribuzioni, organizzazione del lavoro e sviluppo professionale.

Soprattutto, occorre abbandonare l’idea che basti aumentare i posti per aumentare gli infermieri.

Quest’anno le candidature sono cresciute. È una buona notizia.

Ma la crisi di attrattività non termina quando il numero nazionale supera di poco l’offerta. Termina quando i giovani scelgono consapevolmente la professione, le sedi riescono a formarli, i corsi non li perdono durante il percorso e il SSN offre loro ragioni sufficienti per restare.

Per ora è tornato il segno più.

La primavera professionale, invece, deve ancora essere organizzata.

Guido Gabriele
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