Il tanatogramma documenta per almeno 20 minuti l’assenza di attività elettrica cardiaca: cosa prevede la normativa italiana.
Quando si parla di accertamento della morte per arresto cardiaco, uno degli esami strumentali più importanti previsti dalla normativa italiana è il cosiddetto tanatogramma: una registrazione continua dell’attività elettrica del cuore effettuata mediante elettrocardiografo e protratta per almeno 20 minuti.
Si tratta di una procedura ben conosciuta negli ospedali, nelle strutture sanitarie e nell’ambito della medicina necroscopica, ma il suo significato è spesso poco chiaro al di fuori degli addetti ai lavori.
Perché proprio 20 minuti? Chi certifica il decesso? Qual è la differenza tra tanatogramma e normale elettrocardiogramma? E soprattutto: qual è il ruolo degli infermieri nell’ambito di questa procedura?
Cos’è il tanatogramma
Il termine “tanatogramma” indica comunemente il tracciato elettrocardiografico continuo utilizzato nell’accertamento della morte secondo criteri cardiaci.
La normativa nazionale utilizza una formulazione più tecnica. Il Decreto del ministero della Salute dell’11 aprile 2008, che ha aggiornato il Dm 22 agosto 1994 n. 582, stabilisce infatti che l’accertamento della morte per arresto cardiaco può essere effettuato da un medico attraverso il rilievo continuo dell’elettrocardiogramma per non meno di 20 minuti, con registrazione su supporto cartaceo oppure digitale.
Anche procedure sanitarie aziendali ufficiali utilizzano esplicitamente la denominazione “tanatogramma” per indicare questa registrazione ECG di almeno 20 minuti. Non si tratta quindi semplicemente di effettuare un ECG istantaneo dopo il decesso: ciò che assume valore nell’accertamento è la continuità temporale della registrazione e il perdurare dell’assenza dell’attività elettrica cardiaca per l’intervallo stabilito dalla legge.
Perché il tanatogramma dura almeno 20 minuti?
Per comprendere il significato dei 20 minuti bisogna partire dalla definizione giuridica di morte prevista in Italia.
La Legge 29 dicembre 1993, n. 578 stabilisce che la morte coincide con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo. Questo è un passaggio fondamentale: dal punto di vista normativo non esistono, in senso stretto, una “morte cardiaca” e una “morte cerebrale” come due differenti tipi di morte.
La morte è una sola. Cambiano le modalità con cui viene accertata.
Nel caso dell’arresto cardiaco l’interruzione persistente della circolazione e dell’ossigenazione determina, trascorso un intervallo sufficientemente lungo, la perdita irreversibile delle funzioni encefaliche.
Il Centro Nazionale Trapianti ricorda infatti che, nell’accertamento con criteri cardiaci, viene eseguito un elettrocardiogramma continuo per un periodo non inferiore a 20 minuti. È proprio questa registrazione prolungata che, nella pratica sanitaria, viene chiamata tanatogramma.
Cosa deve documentare il tanatogramma
Lo scopo fondamentale dell’esame è documentare in maniera oggettiva e registrabile il perdurare dell’assenza di attività elettrica cardiaca durante l’intervallo previsto. Il tracciato deve quindi essere tecnicamente idoneo alla valutazione e la registrazione deve estendersi per l’intero periodo richiesto. Il Dm 11 aprile 2008 precisa inoltre che la registrazione può essere conservata su supporto cartaceo o digitale.
È importante distinguere il tanatogramma da un comune ECG diagnostico. L’elettrocardiogramma tradizionale viene generalmente utilizzato per analizzare ritmo, frequenza cardiaca, conduzione e altre alterazioni elettriche del cuore. Nel tanatogramma, invece, l’obiettivo non è formulare una diagnosi cardiologica, ma documentare continuativamente l’assenza dell’attività elettrica cardiaca nell’ambito dell’accertamento della morte.
Chi può accertare la morte?
Su questo punto è necessario evitare equivoci. La normativa attribuisce al medico la responsabilità dell’accertamento della morte mediante il criterio cardiaco.
Il Dm 11 aprile 2008 dispone infatti che l’accertamento per arresto cardiaco possa essere effettuato da un medico attraverso la registrazione continua dell’ECG per almeno 20 minuti. Non bisogna quindi confondere l’eventuale partecipazione dei diversi professionisti sanitari alle attività tecniche e organizzative previste dai protocolli della struttura con la responsabilità giuridica dell’accertamento.
Il ruolo dell’infermiere
Nel contesto ospedaliero l’infermiere può essere coinvolto, secondo l’organizzazione e le procedure aziendali, nella predisposizione dell’apparecchiatura elettrocardiografica, nel corretto posizionamento degli elettrodi, nel supporto tecnico alla registrazione, nella tracciabilità della documentazione e nelle successive attività assistenziali e organizzative correlate al decesso.
Si tratta di attività che richiedono precisione, conoscenza delle procedure e capacità di riconoscere eventuali artefatti che potrebbero rendere tecnicamente inadeguata una registrazione. Tale collaborazione non modifica però un principio essenziale: l’accertamento e la certificazione della morte rimangono responsabilità mediche secondo quanto stabilito dalla normativa vigente.
È quindi fondamentale che ogni struttura sanitaria disponga di procedure chiare, aggiornate e condivise tra medici, infermieri e gli altri professionisti coinvolti.
Tanatogramma e periodo di osservazione della salma
Il tanatogramma assume rilevanza anche nell’ambito delle disposizioni di polizia mortuaria. Il Dpr 10 settembre 1990, n. 285 prevede in via generale un periodo di osservazione prima che il cadavere possa essere sottoposto ad alcune procedure successive.
L’articolo 8 contempla però espressamente il caso in cui il medico necroscopo abbia accertato la morte mediante elettrocardiografo con una registrazione di durata non inferiore a 20 minuti. Questo conferma come la registrazione elettrocardiografica continua non rappresenti semplicemente un esame clinico, ma abbia precise conseguenze medico-legali e amministrative.
Tanatogramma e morte encefalica: non sono la stessa cosa
Un altro errore frequente consiste nel confondere il tanatogramma con l’accertamento della morte secondo criteri neurologici. Nel primo caso l’accertamento avviene attraverso il criterio cardiocircolatorio, documentando l’assenza protratta dell’attività cardiaca.
Nei pazienti affetti da lesioni encefaliche e sottoposti a trattamento rianimatorio viene invece applicato uno specifico percorso di accertamento della cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo, che comprende valutazioni cliniche e strumentali e un periodo di osservazione previsto dalla normativa.
Il Centro Nazionale Trapianti riassume la distinzione indicando:
- criteri cardiaci: ECG continuo per almeno 20 minuti;
- criteri neurologici: valutazioni cliniche e strumentali ripetute durante un periodo di osservazione non inferiore a sei ore.
Sono dunque differenti metodi di accertamento della stessa condizione giuridica di morte.
Il tanatogramma nella donazione di organi a cuore fermo
Il tema è diventato ancora più attuale con lo sviluppo della donazione di organi da donatore a cuore fermo, indicata internazionalmente come DCD, Donation after Circulatory Death. Prima di poter procedere al percorso di donazione è indispensabile che la morte sia stata preventivamente e inequivocabilmente accertata. In Italia, per un donatore a cuore fermo, il Centro Nazionale Trapianti ribadisce che la morte deve essere certificata dopo un ECG protratto per almeno 20 minuti.
La rilevanza di questo settore è in forte crescita. Secondo i dati ufficiali del Centro Nazionale Trapianti, nel 2025 le donazioni a cuore fermo sono arrivate a 435, con un incremento del 53,2%, mentre i trapianti realizzati grazie a questi donatori sono stati 937, il 50,6% in più rispetto all’anno precedente.
I trapianti provenienti da donazione DCD hanno rappresentato ormai il 19,9% del totale dei trapianti eseguiti in Italia nel 2025. I centri in grado di realizzare questa tipologia di donazione sono inoltre saliti a 111, distribuiti in 17 regioni. Numeri che dimostrano quanto una procedura apparentemente semplice come una registrazione elettrocardiografica prolungata si inserisca in realtà in percorsi sanitari, organizzativi e medico-legali di grande complessità.
Tanatogramma: una procedura semplice solo in apparenza
Il tanatogramma può dunque essere definito come la registrazione continua dell’elettrocardiogramma, protratta per almeno 20 minuti, utilizzata nell’accertamento della morte secondo criteri cardiaci.La sua importanza deriva non soltanto dal dato strumentale, ma soprattutto dal valore medico-legale che assume.
Conoscere la differenza tra semplice constatazione del decesso, accertamento strumentale della morte e accertamento con criteri neurologici è fondamentale non soltanto per medici e professionisti della medicina legale, ma anche per infermieri, operatori sanitari e studenti delle professioni sanitarie.
In un sistema sanitario nel quale si sviluppano sempre di più percorsi avanzati di emergenza, terapia intensiva e donazione di organi a cuore fermo, la corretta conoscenza delle procedure di accertamento della morte rappresenta un elemento essenziale di sicurezza, responsabilità professionale e tutela della persona.
Redazione Nurse Times
Fonti normative e istituzionali
- Legge 29 dicembre 1993, n. 578 – Norme per l’accertamento e la certificazione di morte.
- Decreto Ministero della Salute 11 aprile 2008 – aggiornamento del D.M. 22 agosto 1994 n. 582.
- D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 – Regolamento di polizia mortuaria.
- Centro Nazionale Trapianti – Ministero della Salute.
- Dati nazionali donazione e trapianti 2025 – Centro Nazionale Trapianti.
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