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Medici no vax radiati, passa alla Camera l’emendamento sul possibile reintegro. Opposizione: “Vergogna!”. Fnomceo: “Sconcerto e delusione”

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Fa discutere l’approvazione in Commissione Affari sociali alla Camera di un emendamento di Fratelli d’Italia al disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie che apre alla possibilità di reiscrizione all’Albo per i medici radiati a causa di “fatti non dolosi connessi alla pandemia”, ad esempio per la diffusione di teorie antiscientifiche sui vaccini. Ed è subito scontro con l’opposizione che, compatta, grida “vergogna” contro il “reintegro di personale sanitario no vax”, ma anche con la Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), che punta il dito contro “un’ingerenza ingiustificata”.

L’emendamento, a prima firma Alice Buonguerrieri, non prevede un reintegro automatico dei medici, ma consente di presentare un’istanza di reiscrizione in una finestra temporale di 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, nei casi in cui sia ancora pendente il ricorso davanti alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps). E qualora la radiazione sia conseguenza di una condanna penale, la richiesta potrà essere avanzata solo dopo riabilitazione.

Le reazioni politiche

“È semplicemente vergognoso quello che sta provando a fare Fratelli d’Italia con la legge delega sulle professioni sanitarie. L’Ordine dei medici infligge la radiazione solo in casi di eccezionale gravità legata a credenze antiscientifiche che arrecano danno ai pazienti. Il personale sanitario che cura i tumori con i fiori e le infezioni con la papaya fermentata non può fregiarsi del titolo di medico o infermiere, perché a questa qualifica deve sempre corrispondere la certezza di ricevere un consiglio scientifico”. Lo scrivono in una nota i deputati del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari sociali, Marianna Ricciardi, Gilda Sportiello e Andrea Quartini.

E aggiungono: “Fa particolarmente specie, poi, che la proposta arrivi proprio da chi, in quella farsa che è diventata la Commissione di inchiesta sul Covid, si sia spinta a fare propaganda su medici e infermieri morti in pandemia, dichiarando falsamente che questo è avvenuto a causa delle mascherine distribuite loro dalla struttura commissariale. Non contenta di questa spregevole fake news, diffusa sulla pelle di chi ha dato la vita nelle corsie degli ospedali, ora propone di reintegrare il personale sanitario no vax. Ci opporremo con tutte le nostre forze a qualsiasi colpo di spugna per cancellare le responsabilità di chi, nel momento peggiore della nostra storia repubblicana, ha scelto di non rispettare le regole”.

Buonguerrieri, a nome di FdI, dal canto suo sostiene che la sua proposta “rivendica la volontà di mettere fine a una persecuzione e ripristinare la vera libertà dei sanitari di operare in scienza e coscienza”. Dalla sinistra, aggiunge, “vogliono continuare una assurda caccia alle streghe fuori tempo massimo”.

Le risponde Ilenia Malavasi, deputata Pd: “Quell’obbligo vaccinale non fu un capriccio ideologico, ma una misura sanitaria adottata per proteggere pazienti fragili affidati alle cure di chi decise di non vaccinarsi. Chiamarla ‘persecuzione’ è un insulto alla scienza” chiosa.

Anelli (Fnomceo): “Indebita ingerenza nella nostra azione”

“Siamo sconcertati, amareggiati e delusi. Aprire una finestra per la reiscrizione immediata dei medici e degli operatori sanitari che hanno diffuso terapie antiscientifiche durante il Covid è una delegittimazione del ruolo degli Ordini professionali a tutela della salute individuale e collettiva. Ed è un affronto alle vittime del Covid, compresi 383 medici e odontoiatri, e a tutti i professionisti della salute che hanno sacrificato la loro vita per continuare a curare”. Così il presidente Fnomceo, Filippo Anelli.

“Se queste notizie corrispondono al vero – spiega Anelli –, verrebbe svuotato il ruolo disciplinare degli Ordini. La radiazione è infatti l’extrema ratio, la sanzione che certifica che il sanitario si è voluto chiamare fuori dalla comunità professionale, decidendo di non seguire quei precetti che la comunità stessa, liberamente, sceglie di autoimporsi, e che costituiscono il Codice deontologico”.

E ancora: “Il Codice di deontologia medica, all’articolo 13, regola la prescrizione, che deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza. I medici non adottano né diffondono pratiche diagnostiche o terapeutiche delle quali non è resa disponibile idonea documentazione scientifica e clinica valutabile dalla comunità professionale e dall’autorità competente, né terapie segrete. Tutto questo a tutela del paziente e della sua salute, che è obiettivo dell’agire medico”.

Sempre Anelli: “Il procedimento disciplinare, dunque, è il punto più alto dell’azione degli Ordini a tutela del paziente. Comminare una sanzione, in particolare estromettere un collega dalla comunità professionale, non è mai una decisione presa con leggerezza ma è una ferita per tutta la comunità. Una ferita che però si rende necessaria per difendere i pazienti e l’onore stesso della professione. Non può infatti chiamarsi medico chi adotta e diffonde terapie antiscientifiche, che possono causare danni alla salute”.

Conclude il presidente Fnomceo: “Secondo tutti i sondaggi, la stragrande maggioranza degli italiani ha fiducia nei medici. Una fiducia che supera quella in tutte le altre istituzioni e che passa attraverso la fiducia nella scienza, dichiarata dal 90% dei cittadini. Che una legge, in automatico, voglia riammettere chi è stato radiato ci sembra un’ingerenza ingiustificata nella nostra azione, che svuota di significato il ruolo di enti sussidiari che lo Stato ci ha affidato. Richiamiamo al rispetto che le istituzioni devono avere l’una per l’altra. L’autonomia degli Ordini non è un privilegio delle professioni. È una garanzia per la collettività. Indebolirla significa indebolire uno dei presidi sui quali si fonda il rapporto di fiducia tra cittadini, professionisti e istituzioni”.

Redazione Nurse Times

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