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Sanità Piemonte, Fp Cgil accusa: “Regione blocca assunzioni”. La replica: “Ricognizione, non blocco”

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Fa discutere la direttiva inviata alle Asl dall’assessorato alla Sanità.

“Sconcerto e rabbia” per una direttiva dell’assessorato alla Sanità con cui “la Regione ha di fatto ordinato alle Asl e alle aziende ospedaliere il blocco immediato delle nuove assunzioni“. E’ il sentimento espresso in una nota diffusa da Fp Cgil Piemonte.

“Non si tratta di una misura tecnica – prosegue il testo -, ma di una scelta politica di straordinario impatto negativo” e di un “piano di austerity” che si traduce in “un regalo alla sanità privata”. Il sindacato chiede pertanto l’immediato ritiro della disposizione. “Invece di scaricare sui lavoratori il peso di un bilancio in rosso – afferma il segretario generale Massimo Esposto -, la Regione si assuma le proprie responsabilità politiche. Il diritto alla salute non si efficienta tagliando le persone che lo garantiscono”.

Secondo Fp Cgil, la direttiva evidenzia dunque le difficoltà della Regione Piemonte nel far quadrare i conti della sanità. In particolare, è da ricondurre all’incremento della spesa registrata nel previsionale 2026 presentato dalle Asl, rispetto al consuntivo 2024 e 2025. Per quest’anno, infatti, si stimavano 879 milioni di euro di disavanzo. Saldo che non include ancora le risorse del nuovo riparto del Fondo sanitario nazionale, né eventuali premialità, che dovrebbero valere circa 450 milioni di euro, riducendo significativamente il rosso contabile iniziale.

L’obiettivo della Regione Piemonte è chiudere meglio dell’anno scorso, ossia con meno di 209 milioni di disavanzo, proprio grazie al taglio delle spese improduttive. Va in questa direzione l’analisi dei singoli previsionali delle aziende, da cui sono emerse “alcune dinamiche non pienamente coerenti con gli obiettivi di efficientamento”, dice l’assessore Regionale alla Sanità, Federico Riboldi, che intende pertanto dare il via al contenimento dei costi.

La “riorganizzazione”, come viene chiamata nella nota dell’assessorato, si sofferma minuziosamente sulla corretta distribuzione del personale, tenendo conto, tra l’altro, dell’avvio di case e ospedali di comunità, e anzi “privilegiando la concentrazione funzionale e organizzativa” al loro interno. Nell’ambito dell’”attività straordinaria di verifica della coerenza economico-gestionale del bilancio”, poi, le aziende sono chiamate a mantenere i livelli delle prestazioni pre-Covid.

Nella stessa nota la Regione Piemonte parla inoltre di 4.200 unità in più, oltre il turnover, rispetto al 2019, ritenendo che ci siano “margini di miglioramento ed efficientamento” rispetto al recupero delle liste d’attesa, sia ambulatoriali sia di ricovero. In altre parole, il problema secondo la Regione sembra essere la gestione del personale interna agli ospedali, non la carenza in sé.

Un assunto che lascia sgomenta la Fp Cgil. “La Regione giustifica il blocco presentandolo come prova di inefficienza delle aziende sanitarie – sottolinea Esposto -. In questo senso l’analisi chiesta ai direttori dovrà riguardare anche l’uso delle risorse per le prestazioni aggiuntive e le ore di straordinario”. In ballo ci sarebbero anche i bonus di fine anno legati ai risultati. “La situazione delle liste d’attesa non è ancora risolta, e non perché ci sia troppo personale, ma perché non ce n’è ancora abbastanza”, conclude il sindacato.

La replica della Regione

Non si è fatta attendere la replica della Regione Piemonte, che tiene a precisare come l’allarme sul presunto blocco delle assunzioni non corrisponda al contenuto della nota trasmessa alle Asl.

“L’obiettivo del provvedimento – precisa l’assessore Riboldi – non è sospendere il reclutamento del personale, ma avviare una ricognizione straordinaria per aggiornare il fabbisogno e verificare la distribuzione delle risorse già presenti, e programmare le future assunzioni sulla base delle effettive esigenze assistenziali dei territori. La stessa nota specifica infatti che la ricognizione non deve essere intesa come blocco generalizzato e indistinto, ma come una misura finalizzata a verificare la coerenza tra fabbisogni, modelli organizzativi e risorse disponibili”.

E ancora: “Chi parla di blocco delle assunzioni racconta una realtà che non esiste. La lettera inviata alle aziende chiede esclusivamente ai direttori di fare una fotografia della situazione esistente, non soltanto sotto il profilo numerico, ma anche delle competenze assegnate e della distribuzione del personale tra le diverse strutture. Lo scopo è rilanciare un piano assunzionale sempre più mirato alle esigenze reali, effettive e attuali dei pazienti piemontesi”.

Sempre Riboldi: “Una ricognizione non è un blocco. È una scelta di responsabilità che punta a garantire a tutte le strutture sanitarie del Piemonte le stesse opportunità di rispondere ai bisogni dei cittadini, valorizzando al meglio gli oltre 4.200 professionisti assunti in questi anni e continuando a investire sulla sanità pubblica. Assumere è fondamentale, e il fatto che il Piemonte primeggia a livello nazionale con un + 3% rispetto alla media italiana ne è la dimostrazione. Ma è altrettanto fondamentale fare in modo che ogni professionista sia impiegato dove serve davvero ai cittadini”.

A conferma della volontà di rafforzare concretamente la sanità pubblica, la regione Piemonte ricorda di aver compiuto negli ultimi anni uno dei più importanti investimenti sul personale sanitario della propria storia. Uno sforzo certificato dall’ultimo Osservatorio regionale sul personale: dal 2019 gli organici del Servizio sanitario sono aumentati di 4.200 unità, di cui 2.260 dal giugno 2023, tra comparto e dirigenti.

Redazione Nurse Times

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