Home Infermieri Sicurezza nei reparti, Amsi-Umem: “In Italia 190mila casi di violenza sommersa. Valorizzare DVR e questionari anonimi anti-burnout”
InfermieriNT NewsProfilo professionale

Sicurezza nei reparti, Amsi-Umem: “In Italia 190mila casi di violenza sommersa. Valorizzare DVR e questionari anonimi anti-burnout”

Condividi
Milano, avrebbe in più occasioni palpeggiato una collega: infermiere a processo per violenza sessuale
Condividi

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del Coordinamento Amsi-Umem Toscana.

La sicurezza del personale sanitario in Italia rimane un’emergenza non più rinviabile, aggravata da una massiccia quota di violenza non dichiarata che viaggia parallelamente a un profondo divario tra la qualità oggettiva del servizio e la percezione dei cittadini. Sul tema interviene con un’analisi criminologico-clinica il dottor Abukar Aweis Mohamed, criminologo clinico e coordinatore regionale di Amsi-Umem Toscana, evidenziando i dati nazionali dell’ultimo report dell’associazione.

A fronte di una crescita del 32% delle aggressioni ufficiali a livello nazionale, a preoccupare fortemente è la “cifra oscura” del sommerso: episodi di micro-violenza e molestie non denunciati, stimati in oltre 120mila casi tra gli infermieri e circa 70mila tra i medici. Un quadro complesso, che trova una precisa chiave di lettura scientifica nei dati macro-organizzativi del Paese.

L’ultima edizione del Report sulle performance regionali di CREA Sanità, pur collocando stabilmente la Toscana nel gruppo di testa nazionale, certifica nelle sue riflessioni conclusive un marcato disallineamento: la soddisfazione dei cittadini non è sempre coerente con le performance oggettive, registrando una netta correlazione negativa (-0,63) tra gli indici di efficienza e la percezione di miglioramento, che crolla drasticamente proprio sul territorio e nell’assistenza di prossimità (-0,52).

“Questo divario strutturale tra le performance oggettive del sistema e la crescente frustrazione dell’utenza – spiega il dottor Aweis – si scarica direttamente in prima linea, trasformandosi in tensioni quotidiane subite dal personale sanitario. In questo scenario la Regione Toscana ha dimostrato una sensibilità pionieristica con la Delibera 950/2025 in materia di sicurezza dinamica e facilitazione relazionale. Oggi l’opportunità è strutturare sistemi complessi, capaci di intercettare precocemente il dark number della violenza sommersa, disinnescando i conflitti e le dinamiche di burnout prima che si verifichi l’evento critico ex post“.

Un equilibrio relazionale che si scontra inevitabilmente con i sovraccarichi strutturali dei professionisti, inclusi i 135.100 sanitari di origine internazionale in Italia che, come ricordato dal presidente nazionale Amsi-Umem, professor Foad Aodi, garantiscono quotidianamente la tenuta dei reparti. Il criminologo richiama inoltre la fondamentale ordinanza n. 13660/2026 della Corte di Cassazione Civile, ribadendo che “il tempo della comunicazione è, a tutti gli effetti, tempo di cura e requisito di legittimità dell’atto sanitario”.

Per supportare concretamente le aziende sanitarie nell’adempimento dell’obbligo di massima diligenza (Art. 2087 c.c. e Cassazione Lavoro n. 14562/2024), il Coordinamento Amsi-Umem propone alle direzioni generali l’ottimizzazione strategica di tre strumenti di governance preventiva, già previsti dal D.lgs. 81/08:

  • Rafforzamento della vigilanza tramite DVR e questionari anonimi – Potenziare i monitoraggi periodici sul benessere organizzativo all’interno dei documenti di valutazione dei rischi per far emergere tempestivamente i micro-disagi relazionali prima che sfocino in burnout o incidenti.
  • Traduzione dei flussi Inail in tutele attive – Utilizzare capillarmente i dati relativi alle segnalazioni Inail e alle patologie da costrittività organizzativa come attivatore immediato di percorsi aziendali di supporto psicologico clinico per i professionisti coinvolti.
  • Audit in sinergia con CUG e Compliance 231 – Promuovere verifiche periodiche stabili con i Comitati Unici di Garanzia per ottimizzare la ripartizione equa dei carichi di lavoro e delle mansioni gravose, consolidando lo scudo di compliance organizzativa essenziale anche ai fini del D.lgs. 231/01.

“Difendere la serenità, la dignità e la sicurezza di chi presta le cure – conclude il dottor Aweis – è in assoluto l’unico modo per garantire, a pieno e in sicurezza, il diritto costituzionale alla salute di chi quelle cure le riceve”.

Redazione Nurse Times

Articoli correlati

Condividi

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *