Di seguito un intervento del presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Taranto, pubblicato su Oltreilfatto.it.
Il disavanzo stimato di 369 milioni di euro della sanità pugliese rappresenta un dato che non può lasciare indifferenti né i professionisti del settore né i cittadini. Si tratta di una situazione che apre inevitabilmente una stagione di interventi correttivi, razionalizzazioni e possibili tagli, con conseguenze che rischiano di ricadere direttamente sui servizi sanitari e sociosanitari erogati nei territori.
Sono preoccupato per il trend negativo che sta caratterizzando, purtroppo, anche l’anno in corso. I dati relativi al primo semestre del 2026, registrati dopo la conclusione della fase di commissariamento dei direttori generali delle aziende sanitarie, terminata il 16 giugno scorso, non sembrano purtroppo indicare una significativa inversione di tendenza. L’andamento del disavanzo appare infatti sostanzialmente in linea con quello registrato nel 2025, evidenziando come le criticità strutturali del sistema sanitario regionale siano ancora lontane dall’essere superate.
Una situazione particolarmente allarmante, perché la Puglia continua a trovarsi in Piano operativo, una delle fasi previste dal Piano di rientro sanitario, con tutti i vincoli che ne conseguono. Tra questi, il più penalizzante resta il tetto di spesa per il personale, che limita fortemente la capacità di programmare nuove assunzioni e dirispondere adeguatamente ai crescenti bisogni di salute della popolazione.
Le ricadute di questa condizione si manifestano in maniera evidente anche rispetto all’imminente apertura del nuovo ospedale San Cataldo di Taranto. Una struttura strategica e moderna, che rischia di non poter esprimere appieno le proprie potenzialità proprio a causa della carenza di personale. Per garantire il funzionamento del nuovo presidio ospedaliero sarebbero infatti necessari almeno ulteriori 650 infermieri e 200 operatori socio-sanitari rispetto agli organici attualmente presenti nelle strutture che saranno trasferite nel nuovo ospedale.
Complessivamente, il fabbisogno stimato supera le 1.200 assunzioni tra medici, infermieri, tecnici epersonale amministrativo, alle quali si aggiungono circa 630 unità tra ausiliari e addetti alle pulizie. Numeri che diventano ancora più significativi se si considera che, parallelamente, occorre garantire il potenziamento dell’assistenza territoriale previsto dalle riforme nazionali e dagli investimenti collegati al Pnrr. Ecco perché sarebbe auspicabile un intervento governativo per superare lo scoglio dei vincoli assunzionali che frenano l’operato della Regione Puglia in campo sanitario.
Il nodo centrale resta quello normativo. Senza un deciso intervento del Governo nazionale sulla disciplina dei cosiddetti tetti di spesa per il personale sanitario, le Regioni, oltre ai vincoli del Piano di rientro, continueranno a scontrarsi con limiti ormai anacronistici. Ancora oggi, infatti, la capacità assunzionale è ancorata alla spesa storica del 2004, ridotta dell’1,4%. Un parametro che non tiene conto dell’aumento della domanda di assistenza, dell’invecchiamento della popolazione, dell’evoluzione tecnologica e dell’ampliamento delle attività sanitarie richieste ai sistemi regionali.
È evidente che il problema non possa essere affrontato esclusivamente attraverso misure di contenimento della spesa. Il rischio concreto è quello di alimentare ulteriormente la carenza di personale, aumentare i tempi di attesa, ridurre l’offerta diservizi e compromettere la piena operatività di infrastrutture sanitarie strategiche già realizzate o in fase di completamento.
Urge un tavolo di concertazione, unica strada per trovare soluzioni che consentano alla Puglia di rilanciare il proprio sistema sanitario. Ritengo sia indispensabile aprire immediatamente un confronto istituzionale con il Governo affinché siano rivisti i vincoli assunzionali che oggi impediscono alla Puglia di programmare il proprio futuro sanitario. Senza una deroga o una riforma strutturale dei tetti di spesa, sarà estremamente difficile garantire l’apertura e ilfunzionamento a regime dell’ospedale San Cataldo, rafforzare l’assistenza territoriale e assicurare ai cittadini pugliesi livelli di assistenza adeguati alle esigenze del presente e del futuro.
La sanità pugliese si trova davanti a un bivio. Continuare a operare con regolepensate oltre vent’anni fa significa mettere in pericolo gli investimenti realizzati e la qualità dell’assistenza. Al contrario, un intervento normativo coraggioso e tempestivo potrebbe consentire di trasformare una fase di difficoltà in un’opportunità di rilancio dell’intero sistema sanitario regionale.
Redazione Nurse Times
Fonte: Oltreilfatto.it
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