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Nursing Up: “L’intelligenza artificiale non sostituisce gli infermieri. Nei sistemi più evoluti ne valorizza le competenze”

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del sindacato Nursing Up.

L’intelligenza artificiale non rappresenta una minaccia per la professione infermieristica. Al contrario, nei principali sistemi sanitari internazionali viene sempre più utilizzata per sostenere il lavoro degli operatori, migliorare il monitoraggio dei pazienti e rafforzare l’assistenza sul territorio.

Secondo il rapporto State of the World’s Nursing 2025, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), nel mondo operano circa 30 milioni di infermieri, ma entro il 2030 potrebbe permanere una carenza superiore a 4,5 milioni di professionisti. Per affrontare questa sfida numerosi Paesi stanno investendo in soluzioni di intelligenza artificiale, capaci di supportare la gestione delle cronicità, individuare precocemente i rischi clinici e migliorare la continuità assistenziale.

Negli Stati Uniti sono sempre più diffusi sistemi predittivi dedicati al monitoraggio dei pazienti cronici. Nel Regno Unito, il National Health Service (NHS) sta sviluppando strumenti digitali per rafforzare il follow-up delle persone fragili. In Canada l’intelligenza artificiale viene utilizzata per individuare i cittadini maggiormente esposti al rischio di ricovero, mentre nei Paesi nordici, in particolare Svezia, Danimarca e Finlandia, la tecnologia è integrata nei servizi territoriali e domiciliari senza ridurre il ruolo centrale degli infermieri.

Particolarmente significativo il caso della Svezia, dove uno studio condotto su oltre 375mila documentazioni cliniche ha evidenziato una riduzione di circa il 29% del tempo dedicato alle attività amministrative, consentendo ai professionisti sanitari di dedicare più tempo all’assistenza diretta dei pazienti.

“L’errore più grande sarebbe considerare l’intelligenza artificiale uno strumento destinato a sostituire gli infermieri – dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato Nursing Up -. Le esperienze internazionali dimostrano che l’IA può contribuire a migliorare il monitoraggio dei pazienti, supportare le decisioni assistenziali e alleggerire il carico burocratico. Restano però insostituibili la valutazione clinica, la relazione umana, l’educazione terapeutica e la presa in carico delle persone più fragili”.

Per l’Italia il tema assume un valore strategico. Oggi oltre 14 milioni di cittadini hanno più di 65 anni e milioni di persone convivono con patologie croniche che richiedono assistenza continuativa, monitoraggio e presa in carico sul territorio.

Secondo Nursing Up, l’innovazione deve contribuire a rafforzare l’assistenza domiciliare, sostenere le case della comunità, sviluppare il telemonitoraggio e migliorare la gestione delle cronicità, liberando gli infermieri dalle attività più ripetitive e amministrative per consentire loro di dedicare più tempo alla cura.

“Più la tecnologia evolve, più aumenta il valore delle competenze umane – conclude il presidente Nursing Up -. La sanità del futuro non avrà bisogno di meno infermieri, perché la loro carenza resta una delle principali criticità del sistema. Avrà invece bisogno di professionisti più preparati, più autonomi e sempre più centrali nei percorsi di cura. L’intelligenza artificiale può elaborare dati e informazioni. La cura, invece, resta e resterà una responsabilità profondamente umana”.

Redazione Nurse Times

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