Con il seguente comunicato stampa, che riceviamo e pubblichiamo, Migep, SHC e Stati Generali Oss denunciano “lo sfruttamento e il silenzio istituzionale” dopo la morte di una collega, avvenuta durante il turno di lavoro in una Rsa lombarda. E annunciano tre ore di sciopero regionale per il 15 giugno.
Oggi, 29 maggio, giornata dedicata agli operatori socio-sanitari, il mondo dell’assistenza si sveglia con una notizia drammatica che scuote profondamente le coscienze: una collega oss è morta durante il turno di notte in una Rsa lombarda, mentre assisteva 33 persone fragili.
Esprimiamo profondo dolore, vicinanza umana e indignazione per una tragedia che non può essere archiviata come una semplice fatalità. Secondo quanto emerso dagli organi di stampa, l’oss sarebbe stata sola in servizio durante la notte, dentro un modello organizzativo che da anni il personale socio-sanitario denuncia come insufficiente, logorante e pericoloso.
Morire da soli sul posto di lavoro, senza la possibilità di un intervento tempestivo, rappresenta una delle immagini più dure dello stato di sofferenza che molti oss vivono quotidianamente. Non è più accettabile che gli operatori socio-sanitari siano lasciati soli a sostenere interi reparti con numeri incompatibili con un’assistenza sicura, umana e dignitosa.
La sicurezza degli operatori non è separabile dalla sicurezza delle persone assistite. Questa tragedia deve aprire immediatamente una riflessione nazionale sul modello organizzativo delle Rsa, sui carichi assistenziali e sulle responsabilità di un sistema che troppo spesso continua a reggersi sul sacrificio silenzioso di chi si prende cura dei più fragili.
La Giornata dell’operatore socio-sanitario non può ridursi a una celebrazione simbolica. Il 29 maggio rappresenta il lavoro quotidiano di migliaia di donne e uomini impegnati negli ospedali, nelle Rsa, nei servizi territoriali, nelle cure domiciliari e nelle comunità assistenziali.
Gli oss garantiscono continuità assistenziale, presenza umana e supporto concreto alle persone fragili. Sono una componente essenziale del sistema sanitario e sociosanitario del nostro Paese. Eppure, ancora oggi, molti oss lavorano dentro organici insufficienti, turni pesanti, responsabilità crescenti e tutele non adeguate.
Gli oss non possono essere considerati personale da utilizzare per colmare ogni carenza organizzativa. Negli anni hanno dimostrato competenza, capacità di adattamento, equilibrio umano e presenza costante, soprattutto nei momenti più difficili attraversati dalla sanità italiana.
Oggi non basta più riconoscere a parole il valore degli operatori socio-sanitari. Occorre investire realmente nella formazione, nella tutela professionale, nella sicurezza e nella costruzione di percorsi chiari di crescita e riconoscimento. Un oss preparato, sostenuto e valorizzato significa un’assistenza migliore per tutti i cittadini.
La qualità dell’assistenza non si costruisce con gli slogan, ma attraverso organizzazione, competenze e rispetto professionale. Per questo il 29 maggio deve diventare una giornata di responsabilità collettiva e di consapevolezza istituzionale.n Il futuro dell’assistenza non può essere costruito senza il pieno coinvolgimento degli operatori socio-sanitari.
Gli oss rappresentano ogni giorno il volto umano della cura. E allora oggi il nostro messaggio deve essere semplice ma chiaro: riconoscere gli operatori socio-sanitari significa difendere la qualità dell’assistenza nel nostro Paese. Non chiediamo privilegi. Chiediamo attenzione, ascolto, sicurezza e rispetto.
E per la collega che oggi non c’è più il nostro pensiero non può fermarsi alla commozione del momento. Il modo più giusto per ricordarla deve essere trasformare questa tragedia in coscienza, responsabilità e cambiamento. Nessun operatore socio-sanitario dovrebbe lavorare da solo, nel silenzio, sotto il peso di carichi assistenziali insostenibili, fino a rischiare la propria vita mentre si prende cura degli altri.
Ricordare questa collega significa avere il coraggio di dire che la dignità dell’assistenza passa anche dalla dignità e dalla sicurezza di chi assiste. Che il suo sacrificio non venga dimenticato. Che il suo silenzio diventi la voce di migliaia di oss che ogni giorno lavorano con responsabilità, umanità e spirito di servizio. E che da oggi nessuno possa più dire di non aver visto, di non aver capito, di non aver saputo.
Le segreterie di Migep, SHC OSS e Stati Generali Oss annunciano inoltre l’indizione di tre ore di sciopero regionale di protesta per il giorno 15 giugno, contro le condizioni disumane in cui migliaia di operatori socio-sanitari sono costretti quotidianamente a lavorare. Tre ore simboliche, ma profondamente significative, perché oggi il mondo oss deve avere il coraggio di fermarsi e dire basta.
Basta al silenzio. Basta ai turni massacranti. Basta ai carichi assistenziali insostenibili. Basta all’abbandono professionale e umano degli operatori socio-sanitari. Invitiamo inoltre tutti gli oss, anche coloro che non potranno aderire allo sciopero, a indossare al braccio un simbolo di lutto e di rispetto, affinché questa giornata diventi un segno visibile di coscienza, dignità e solidarietà professionale.
Questa mobilitazione nasce nel rispetto della collega scomparsa, ma anche nel rispetto di migliaia di oss che ogni giorno continuano a garantire assistenza dentro un sistema che troppo spesso dimentica chi sostiene concretamente la fragilità. Fermarsi oggi significa difendere la dignità della professione, la sicurezza degli operatori e la qualità dell’assistenza. Perché nessun oss dovrebbe più sentirsi solo.
Redazione Nurse Times
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