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L’appello per la Giornata dell’operatore socio-sanitario (29 maggio): “Oss abbiano il coraggio di pretendere di più”

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di Federazione Migep, sindacato SHC e Stati Generali Oss.

In occasione della Giornata dell’operatore socio-sanitario (29 maggio), la Federazione Migep, il sindacato SHC e gli Stati Generali Oss promuovono un importante momento di confronto, ascolto e partecipazione dedicato all’oss, figura fondamentale del sistema sanitario e socio-assistenziale italiano.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di dare voce agli oss, raccogliere le criticità che quotidianamente vivono nei luoghi di lavoro e rilanciare proposte concrete per il riconoscimento professionale, la valorizzazione delle competenze, la tutela della dignità lavorativa e il miglioramento delle condizioni contrattuali ed economiche della categoria.

La giornata del 29 maggio non rappresenta soltanto una ricorrenza simbolica, ma vuole essere un’occasione reale di mobilitazione culturale, professionale e istituzionale per riaffermare il valore sociale, umano e sanitario degli operatori socio-sanitari.

Gli oss non possono più essere considerati figure marginali del sistema assistenziale. Essi rappresentano una componente essenziale dell’assistenza, della continuità delle cure e della presa in carico della persona fragile.

Oggi gli oss sono pronti a gestire responsabilmente la leadership dell’assistenza di base e del supporto sociosanitario. Tuttavia, troppo spesso il sistema continua a trattarli come semplici “tuttofare”, lasciandoli vivere una condizione di inadeguatezza generata da norme che non premiano il merito, non valorizzano le competenze e non costruiscono reali percorsi di crescita professionale.

Per anni il sistema sanitario ha utilizzato gli oss come figure indispensabili, ma senza investire realmente nella loro evoluzione professionale. Dietro la retorica del “ruolo importante” si è spesso nascosta una politica di risparmio, scaricando responsabilità sempre maggiori sugli oss senza adeguati programmi di formazione, senza tutele e senza un riconoscimento economico e giuridico coerente con le funzioni svolte.

Troppi oss vengono ancora oggi inseriti nei servizi senza un vero percorso di accompagnamento professionale, affidati esclusivamente al buon senso, alla passione personale e alla disponibilità individuale. Ma la passione non basta. Essere portati ad assistere non significa automaticamente possedere strumenti tecnici, etici e professionali adeguati.

L’oss non deve vivere di “copia e incolla”, né di improvvisazione. Molti operatori si trovano ad affrontare percorsi complessi senza riferimenti chiari, senza cultura professionale condivisa e, talvolta, in condizioni che generano insicurezza, scarsa qualità e perdita di identità professionale.

Se vogliamo davvero costruire un oss leader dell’assistenza socio-sanitaria, dobbiamo smettere con il clientelismo, con le pacche sulle spalle e con le promesse vuote. Serve una rivoluzione culturale e professionale.

È necessario costruire un vero Registro nazionale degli oss, articolato territorialmente e sostenuto dagli Stati Generali Oss, capace di garantire identità professionale, standard formativi, aggiornamento continuo, qualità assistenziale e rappresentanza reale della categoria.

Un oss moderno deve essere pienamente consapevole dei propri limiti, delle proprie responsabilità e delle proprie competenze. La leadership non nasce dagli slogan, ma dalla conoscenza, dalla preparazione e dal riconoscimento istituzionale.

La tecnica assistenziale deve essere insegnata, strutturata e riconosciuta. Senza un cambiamento professionale reale, continueremo ad avere oss con un semplice pezzo di carta, ma senza strumenti concreti per affrontare le sfide della sanità moderna.

La leadership si esercita con i fatti. Se il sistema pretende che gli oss gestiscano percorsi assistenziali sempre più complessi, allora deve riconoscerli economicamente, contrattualmente e professionalmente. Altrimenti tutto resta soltanto retorica.

Dopo 25 anni di storia professionale, gli oss rappresentano un patrimonio umano e assistenziale che non può più essere ignorato. Oggi esistono ancora norme e decreti che marginalizzano questa figura. È il momento di smettere di improvvisare, smettere di sopravvivere dentro un sistema costruito sull’emergenza e di essere legati al clientelismo, bisogna  pretendere finalmente una professione autonoma, moderna e riconosciuta.

Continuare ad attendere soluzioni temporanee o “paracaduti formativi”, senza affrontare una vera riforma strutturale della professione, genera frustrazione, disorientamento e un forte disagio professionale per migliaia di lavoratori.

Ribadiamo con forza che il futuro dell’assistenza non può essere costruito senza il pieno riconoscimento degli operatori socio-sanitari. Gli oss sono il volto quotidiano dell’assistenza. È tempo di riconoscere competenze, diritti, dignità e futuro a una professione che sostiene concretamente il sistema salute del Paese.

Buon 29 maggio a chi ha il coraggio di pretendere di più: non solo da se stesso, ma anche dal sistema sanitario.

Redazione Nurse Times

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