Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Annalisa Silvestro, responsabile Coordinamento nazionale professioni sanitarie e socio-sanitarie Fials.
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 maggio 2026 il decreto ministeriale che istituisce nuove lauree magistrali a indirizzo clinico per l’assistenza e la cura infermieristica specialistica in tre aree: cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità, cure neonatali e pediatriche, cure intensive ed emergenza.
La decisione di attivare questi percorsi formativi ha suscitato un notevole interesse, ma anche perplessità e riflessioni critiche. Non è noto quali università attiveranno uno o più corsi di laurea a partire dall’anno accademico 2026/2027, come si svilupperà la concreta gestione della formazione, come saranno reclutati i docenti, quali saranno le modalità di iscrizione, ma soprattutto come e dove saranno reclutati e resi operativi gli “infermieri specialisti” post-laurea magistrale e con quale inquadramento contrattuale ed economico.
È indubbia la portata di tale innovazione, che – immaginiamo – dovrà avere seguito anche per altre professioni sanitarie, perché segna un’importante ricaduta sui modelli di organizzazione del lavoro, sulla ridefinizione delle competenze e relative responsabilità e sulle relazioni tra le diverse figure professionali sanitarie, e tra queste ultime e i medici.
La previsione che, tra le numerose competenze assegnate agli “infermieri specialisti”, vi sia la possibilità di prescrivere trattamenti assistenziali, presidi e ausili sanitari ha infatti già prodotto una reazione critica da parte dei medici, che ne rivendicano la specifica e unica competenza. Sarà inevitabilmente necessario un confronto interprofessionale che, come Fials, auspichiamo sia positivo e produttivo per gli assistiti e per le strutture sanitarie e sociosanitarie dell’intero sistema salute.
Le tre lauree magistrali a indirizzo clinico per l’assistenza e la cura infermieristica specialistica rappresentano una svolta importante e attesa da anni e un riconoscimento, anche sociale, del ruolo significativo e sempre più rilevante di tutta la compagine professionale infermieristica. Proprio per questo sarebbe un fatto assolutamente negativo se la valorizzazione accademica e quindi professionale degli infermieri si trasformasse in un passaggio scollegato dall’insieme delle aspettative dei professionisti di un concreto riconoscimento contrattuale ed economico.
Le competenze degli “infermieri specialisti” – e in futuro degli “specialisti” delle altre professioni sanitarie – devono tradursi in un investimento sul capitale umano, in un sostegno motivazionale e in una solida possibilità di progressione di carriera.
Il tema dell’investimento sul capitale umano diventerà centrale anche nel prossimo Ccnl Sanità 2025-2027: non basta celebrare l’innovazione formativa, se poi tutti gli operatori continuano a percepire stipendi insufficienti, a lavorare in condizioni di stress e a vedere mortificata la propria professionalità. Il nuovo Contratto dovrà finalmente riconoscere in modo concreto il valore degli operatori, dei professionisti sanitari e delle specializzazioni cliniche e garantire un sistema di valorizzazione e di progressione professionale serio, stabile e uniforme su tutto il territorio nazionale.
Fials si impegnerà affinché le lauree magistrali a indirizzo clinico non siano solo un titolo accademico, ma diventino una reale occasione di crescita non solo per gli “infermieri specialisti”, ma per tutti gli infermieri che hanno già dimostrato, sul campo, competenza, sacrificio e dedizione. Ora lo Stato e le istituzioni devono fare la loro parte: riconoscere professionalità, dignità e retribuzioni all’altezza del ruolo di chi ogni giorno contribuisce a garantire il diritto alla salute dei cittadini.
Redazione Nurse Times
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