Fallito il tentativo di conciliazione presso il ministero del Lavoro, con le parti datoriali Aiop e Aris che si rifiutano di aprire i tavoli di trattativa per i rinnovi contrattuali della sanità privata e delle Rsa (senza garanzie di copertura economica totale da parte di Governo e Regioni), Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno proclamato lo sciopero nazionale per il prossimo 17 aprile. Di seguito il punto con Sabrina Negri e Alexandra Bonfanti, segretarie di Fp Cgil Lombardia, rispettivamente per la Sanità privata e per Rsa e Cdr.
Dal 6 febbraio è scattato lo stato di agitazione. Perché si è arrivati a questa rottura?
“Non c’era più nulla da aspettare – risponde Negri -. Otto anni senza rinnovo significano, per le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata, perdita di salario e di riconoscimento della dignità professionale, aumento di demotivazione e rabbia”.
“Nelle Rsa e nei Cdr il contratto è fermo da ben tredici anni – afferma Bonfanti -. Significa aver perso migliaia di euro di potere d’acquisto, facendo un lavoro durissimo, a contatto con la fragilità più estrema, senza riconoscimento economico e professionale”.
Il differenziale salariale con il pubblico può arrivare a 500 euro al mese per un infermiere. Che effetto sta producendo?
“Sta svuotando le strutture – spiega Negri -. A parità di lavoro, nella sanità pubblica si guadagna di più e il divario crescerà ancora. Per questo chi lavora nella sanità privata accreditata se può se ne va. E chi resta, con la riduzione degli organici, aumenta i carichi e i turni pesanti. Non è solo un problema salariale ma di tenuta del sistema. Turnover continuo, difficoltà a coprire i turni, ricorso a figure precarie. Quando il personale cambia di continuo, la continuità assistenziale si spezza. E a pagarne il prezzo sono i pazienti. Non si può pensare di garantire qualità comprimendo il lavoro”.
“Anche nelle Rsa – avverte Bonfanti – è sempre più difficile trattenere personale qualificato. Infermieri, oss, fisioterapisti scelgono il pubblico o altri settori. Le Residenze sanitarie assistenziali fanno fatica a coprire i posti vacanti. Questo produce turni massacranti per chi resta e un clima di frustrazione crescente. La fuga di lavoratrici e lavoratori è una preoccupante realtà quotidiana nelle strutture lombarde, la qualità dell’assistenza si indebolisce. Gli anziani hanno bisogno di continuità, di relazioni, di fiducia. Se il personale cambia continuamente o è insufficiente, il lavoro diventa emergenziale e la cura perde profondità”.
Aiop e Aris chiedono coperture economiche pubbliche per chiudere i rinnovi. Qual è la vostra posizione?
“Le strutture accreditate lavorano con risorse pubbliche certe – incalzano Negri e Bonfanti -. Non possono scaricare il rischio d’impresa sulle lavoratrici e i lavoratori e sulle istituzioni. Le Regioni devono fare la loro parte sulle tariffe e sugli accreditamenti, ma le associazioni datoriali devono assumersi fino in fondo la responsabilità di firmare ed è già tardi, molto tardi. Basta, il tempo è finito”.
Redazione Nurse Times
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