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Nuove lauree magistrali per infermieri, Nursind critica la reazione dei medici: “Invasione di campo e posizione corporativa”

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Nell’analisi seguente il sindacato Nursind fa il punto sulle reazioni suscitate dall’imminente istituzione delle nuove lauree magistrali a indirizzo clinico per infermieri.

Strada in discesa per le tre nuove lauree magistrali a indirizzo clinico per infermieri (Cure primarie e Sanità pubblica, Cure pediatriche e neonatali e Cure intensive ed emergenza), che esordiranno col nuovo anno accademico. Sono stati firmati infatti i decreti che ne sanciscono l’istituzione, come annunciato dai ministri della Salute e dell’Università, Orazio Schillaci e Anna Maria Bernini, in un’occasione tutt’altro che casuale come il Consiglio nazionale Fnopi di sabato 21 febbraio.

Un annuncio salutato con soddisfazione dalla presidente della Federazione, Barbara Mangiacavalli, che ha parlato di “punto di partenza” e “non punto di arrivo”. Aggiungendo: “Oggi declineremo bene il lavoro che ci attende rispetto ai nuovi percorsi su una strada che gli infermieri hanno intrapreso, perché hanno bene in mente la risposta ai nuovi bisogni di salute di cittadini e pazienti”.

La levata di scudi dei medici

La conclusione dell’iter non ha suscitato le stesse reazioni da parte di infermieri e medici. Galeotta la firma dei decreti, sarebbe il caso di dire, guardando la levata di scudi dei camici bianchi. Pomo della discordia, una delle competenze che acquisiranno gli infermieri una volta completato il percorso di studi e che è diventata oggetto addirittura di una mozione approvata dalla Fnomceo.

Quel “prescrivere trattamenti assistenziali quali presidi sanitari, ausili, tecnologie specifiche o altro”, contenuto nello schema di decreto, proprio non è andato giù ai medici, che infatti hanno subito chiesto una modifica in modo che l’infermiere possa sì “richiedere trattamenti assistenziali quali presidi sanitari, ausili e tecnologie specifiche”, ma “in esito alla diagnosi del medico e dopo la sua prima prescrizione”. Solo così, secondo la Federazione guidata da Filippo Anelli, sarà al sicuro il rispetto di ruoli e competenze.

La sindrome da accerchiamento

Una sorta di sindrome da accerchiamento o un sentimento di lesa maestà che ultimamente, complice anche la crescita di altre figure professionali, comincia a venire fuori spesso. Non tanto di fronte allo spazio che i farmacisti stanno occupando, anche con le farmacie dei servizi, quanto piuttosto rispetto alle maggiori responsabilità e ai ruoli più incisivi che potrebbero guadagnare proprio gli infermieri.

Sta di fatto che il Governo ha ormai deciso, e difficilmente ci saranno retromarce. Un po’ come accadde ai tempi dell’esame del Ddl liste d’attesa. Anche in quell’occasione gli infermieri, insieme ad altri professionisti quali gli psicologi, i psicoterapisti e gli stessi farmacisti, riuscirono ad avere la meglio e a far modificare il contestatissimo articolo 1 del provvedimento, che prevedeva la competenza “in maniera esclusiva” dei medici su diagnosi, prognosi e terapia.

“Un’inutile ingerenza”

Ma torniamo al nodo della prescrizione dei presidi assistenziali. Inutile dire che la reazione dei sindacati infermieristici non ha tardato ad arrivare, con Nursing up che ha parlato di mozione “fantasiosa” e Nursind di “inutile ingerenza” e “invasione di campo”. Il segretario nazionale Andrea Bottega, in un colloquio con Ansa, ha definito quella della Fnomceo “una posizione antistorica e corporativa, oltre che fuori focus”. Aggiungendo: “Diagnosi e terapia medica, infatti, spettano al medico, diagnosi infermieristica e conseguenti interventi assistenziali spettano all’infermiere. Confondere i due piani significa essere in malafede. Tanto più che stiamo parlando di laureati specialistici, con un percorso di studi quinquennale svolto presso la stessa facoltà dei medici”.

Ma è stata l’analisi di Pierino di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, a finire nel mirino di Bottega. In un’intervista a Doctor 33, infatti, Di Silverio ha spiegato perché ha sottoscritto la mozione Fnomceo, con tanto di esempio ad adiuvandum: “Per quanto ci riguarda, l’infermiere può prescrivere un presidio come un pannolone, ma la prima prescrizione deve essere competenza del medico”. E ancora: “La domanda fondamentale è: chi è responsabile di quella prescrizione? Se non lo definiamo bene, rischiamo che il responsabile sia diverso da chi effettua la prescrizione”.

Musica per le orecchie di Bottega, che ha replicato ironico: “Con queste argomentazioni si scade davvero nel ridicolo. Certo che non c’è da dormire la notte quando si va a comprare un pannolone per un familiare senza una prescrizione. Si rischia davvero un danno irreparabile per la sua salute. C’è poco da fare, i medici non si rendono conto che il modo cambia, si evolve. Sono fermi al tempo in cui serviva il palato del medico che assaggia le urine per capire se una persona era affetta da diabete”.

Quindi, la stoccata finale: “Le aziende sanitarie sono le uniche al mondo in cui dirigenti e direttori non rispondono direttamente o vengono rimossi in caso di inefficienza e mancato raggiungimento degli obiettivi. Anzi, possono sempre contare sullo Stato, che ripiana i buchi. Se rispondessero direttamente, avrebbero più spirito collaborativo e, soprattutto, vorrebbero che tutte le figure professionali dessero il massimo per accrescere performance e risultati”.

Redazione Nurse Times

Fonte: Nursind Sanità

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