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Puglia, i conti delle Asl sono in profondo rosso: buco da 460 milioni

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Nel 2025 le aziende sanitarie della Puglia hanno fatto registrare un buco da 460 milioni di euro. Questo il dato che emerge dai preconsuntivi, comunque suscettibile di variazioni per effetto delle operazioni di consolidamento. La Regione dovrà ora correre ai ripari, anche con soluzioni drastiche come la chiusura di reparti – e forse di piccoli ospedali – e, probabilmente, incrementi dell’addizionale Irpef.

Negli ultimi mesi le criticità riguardanti i conti della sanità pugliese erano passati in secondo piano per effetto dell’annunciato Piano straordinario per il taglio delle liste d’attesa. Sono tutte riaffiorate, però, durante le riunioni tecniche di venerdì scorso. Nella prima, in cui l’assessore alla Salute, Donato Pentassuglia (foto), ha riunito direttori sanitari e primari dei pronto soccorso, hanno colpito le lacrime del direttore dell’ospedale Perrino di Brindisi, che ha confessato di non avere il personale necessario per coprire i turni di marzo. Nella seconda, con i tecnici del Dipartimento, i direttori delle Asl hanno invece snocciolato i drammatici numeri del 2025.

Tra le perdite delle singole Aziende al quarto trimestre 2025, al lordo del consolidamento, spicca il rosso da 81 milioni dell’Asl Bari, che insieme ad Asl Brindisi (67 milioni) e Asl Foggia (60 milioni), ha totalizzato una parte sostanziosa della perdita complessiva in Puglia.

Intervenendo sul tema, l’assessore Pentassuglia ha precisato: “Spiace che su una delibera che parlava di altro si sia iniziato a fantasticare. Come al solito non si discute mai di merito. Avremo modo al 30 aprile, come recita la legge, di fornire i dati ufficiali, che proporremo al ministero”.

Pentassuglia ha annunciato che i dati saranno “spacchettati” per offrire trasparenza ai cittadini e al Consiglio regionale, aggiungendo che la spesa sanitaria nazionale è aumentata dell’11,3%, mentre la Puglia si attesta all’8,2%, e che ulteriori azioni potrebbero essere intraprese per migliorare la gestione.

Redazione Nurse Times

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