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Padova, certificato di idoneità agonistica rilasciato a giovane sciatore con sindrome di Brugada: merito di un nuovo defibrillatore sottocutaneo

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L’Azienda Ospedale Università di Padova ha rilasciato il certificato di idoneità agonistica a uno sciatore 17enne con sindrome di Brugada e portatore di defibrillatore, superando così il “muro del suono” della cardiologia dello sport in Italia.

La sindrome di Brugada è una malattia elettrica delle cellule cardiache che predispone ad arresto cardiaco. L’attività sportiva era controindicata sia per lo stimolo alla progressione della patologia miocardica, a causa dello stress meccanico e per il sovraccarico emodinamico, sia perché fattore scatenante di aritmie ventricolari maligne, sia per il potenziale danno del dispositivo da traumatismo.

L’idoneità sportiva è stata rilasciata grazie a un defibrillatore sottocutaneo di ultima generazione, per il quale è stata anche predisposta una rigorosa protezione per evitare danni traumatici. Il dispositivo rileva e interrompe le aritmie ventricolari pericolose per la vita, erogando uno shock elettrico senza usare elettrocateteri, inseriti all’interno del cuore o dei vasi sanguigni. 

Il paziente è stato seguito dal professor Domenico Corrado, direttore della Uoc di Cardiologia 1 dell’Azienda Ospedale Università di Padova, dal professor Federico Migliore, della Uos di Elettrofisiologia ed elettrostimolazione, dalla professoressa Cristina Basso, direttore della Uoc di Patologia cardiovascolare. Il certificato di idoneità è stato rilasciato dal dottor Pierantonio Michieli, medico dello sport dell’Ulss 6 Euganea.

“La sindrome di Brugada – spiegano i professori Corrado e Migliore – era stata dignosticata al giovane sciatore durante una visita medico-sportiva. A quel punto abbiamo deciso di impiantare questo defibrillatore sottocutaneo tramite una tecnica intramuscolare da noi ideata, che prevede due incisioni per inserire sia l’elettrocatetere che l’apparecchio stesso, che nel suo caso è salvavita, dato che è in grado di riconoscere eventuali aritmie che possono arrivare a provocare un arresto cardiaco”.

E ancora: “Dopo l’operazione, non volevamo abbandonare questo giovane atleta a quello che sembrava essere il suo destino, ovvero non poter più competere a livello agonistico. Abbiamo quindi voluto dimostrare come in questo caso specifico i rischi legati all’uso del defibrillatore erano a basso rischio, basandoci su precisi protocolli cardiologici per il giudizio di idoneità. Per farlo abbiamo compiuto prima dei test in ospedale e quindi sul campo. Il 17enne ha infatti effettuato su una pista chiusa per l’occasione una serie di discese con gli sci, e grazie al monitoraggio remoto abbiamo registrato durante l’attività fisica l’assenza sia di aritmie che di interferenze muscolari ed esterne”.

Per evitare che il dispositivo si danneggi, inoltre, è stato creato un apposito “giubbino di protezione”». Il lieto fine, dunque, è arrivato, come confermano ancora Corrado e Migliore: “L’idoneità all’attività agonistica è giunta il 12 gennaio. Ora il giovane sciatore non solo gareggia, ma ha anche vinto qualche gara”.

Redazione Nurse Times

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