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Liste d’attesa e intramoenia, Schillaci: “Grazie alla Piattaforma abbiamo i dati. Cittadini segnalino abusi”

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“Ci sono Regioni che applicano la legge, ad esempio aprendo gli ambulatori nei fine settimana, e i risultati ci sono. Ci sono realtà in cui i recall sulle prenotazioni hanno recuperato molte prestazioni che si sarebbero perse. Ci sono strutture che si sono riorganizzate per gestire meglio le agende e aumentare le disponibilità”. In un’interviista rilasciata al Sole 24 Ore il ministro della Salute, Orazio Schillaci, risponde così a chi sostiene che non si vedono gli effetti del suo piano sulle liste d’attesa, approvato un anno fa.

“Chi critica – prosegue – in passato semplicemente ha scelto di non occuparsi del problema. Io l’ho fatto. Parliamo di un fenomeno che in decenni si è cronicizzato e che non si risolve in un battibaleno. Ma se non si comincia mai, le cose non cambiano. Oggi ci sono regole chiare, stabilite per legge, e in questi anni abbiamo dato anche le risorse”.

E sulla nuova Piattaforma creata monitorare i tempi di attesa per singola prestazione in ogni ospedale: “I dati ci aiutano a capire realmente l’andamento dei tempi d’attesa o se ci sono troppe prestazioni in intramoenia, cioè quelle a pagamento per i cittadini. Questo ci permette di sollecitare in modo mirato le Regioni e anche di attivare controlli specifici, come abbiamo fatto con i Nas. I cittadini tramite la piattaforma possono consultare i dati a livello nazionale. Le Regioni ci hanno chiesto di aspettare prima di pubblicare anche quelli a livello di singola azienda e prestazione. Noi siamo pronti”.

Sempre Schillaci: “Il ministero ha un potere di controllo e vigilanza che stiamo esercitando con un confronto costante con i presidenti di Regione che, in diversi territori, sanno bene quanto sia urgente un cambio di passo a livello organizzativo. È davvero inaccettabile che prestazioni negate si recuperino in un baleno non appena compare una telecamera. Noi facciamo la nostra parte ma il controllo più efficace è quello dei direttori delle strutture”.

Quindi Schillaci torna sulla sua recente strigliata alle Regioni che avrebbero ritoccato o truccato o dati sulle liste d’attesa, parlando dell’opportunità che il Governo intervenga con i suoi poteri sostitutivi: “Sono convinto che, lavorando insieme, possiamo imprimere una svolta. I poteri sostitutivi sono una soluzione estrema prevista dalla legge, ma è interesse in primo luogo delle Regioni dimostrare ai propri cittadini di essere in grado di migliorare l’efficienza dei servizi. Questo significa che, se un’azienda fa troppa intramoenia, mi aspetto che il direttore generale intervenga per far rispettare la legge. Se si riscontrano agende chiuse, vietate dalla legge, bisogna che la Regione intervenga sull’azienda”.

Ma l’intramoenia va cambiata o va controllata meglio per evitare abusi e da chi va controllata? “La legge parla chiaro: l’attività in intramoenia non deve superare quella garantita dal Servizio sanitario nazionale – dice Schillaci -. E sempre la legge dice che i direttori generali delle aziende devono controllare che questa norma sia rispettata, intervenendo anche con la sospensione dell’intramoenia. La legge dà elementi per evitare abusi. Sono strumenti che vanno messi in atto, se vogliamo dare risposte ai cittadini”.

Il ministro parla poi Tra della possibilità che il Cup, in caso di ritardo, faccia avere la prestazione nel privato in intramoenia gratis o pagando solo il ticket: “Alcune Regioni hanno attivato servizi per l’applicazione di questa norma, ma non è ancora sufficiente. È un diritto del cittadino che va garantito e lo deve fare l’azienda. Non è ammissibile che gli venga rifiutato. Se questo accade, è bene che sia segnalato. A breve, partirà una campagna di comunicazione proprio per aumentare la consapevolezza di ogni cittadino sui propri diritti”.

A che punto sono le Regioni con l’unificazione dei Cup regionali per avere tutte le disponibilità tra pubblico e privato convenzionato? “Alcune Regioni – spiega Schillaci – lo hanno già fatto, altre lo stanno facendo. È una sfida che dobbiamo portare a casa. Il privato convenzionato deve dare il suo contributo: non è ammissibile che metta a disposizione solo le prestazioni più vantaggiose. Oltre a questo, è fondamentale anche formare il personale addetto ai Cup”.

Le Regioni secondo il piano hanno anche la possibilità di aprire gli ambulatori nei weekend e la sera pagando meglio gli straordinari a medici e infermieri. È una possibilità che stanno usando e funziona? “In Piemonte è stato fatto e ha funzionato – conclude Schillaci -. Nel 2025, come comunica la Regione, sono state erogate oltre 250mila visite fuori orario e stanno lavorando a un piano anche per il 2026. Un modello che ritengo replicabile”.

Redazione Nures Times

Fonte: Il Sole 24 Ore

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