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Infermieri licenziati al Policlinico di Bari, Nanocchio accusa: “Non è libera professione”

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Michele Nanocchio: “Quanto accaduto rappresenta un fatto grave che va ben oltre il singolo episodio. Non è solo una questione disciplinare o contrattuale, ma una questione etica, culturale e professionale. La libera professione infermieristica non è improvvisazione né scorciatoia, ma una modalità di esercizio legittima solo se svolta nel pieno rispetto delle regole, delle autorizzazioni e degli obblighi fiscali e previdenziali. Tutto ciò che si colloca al di fuori di questo perimetro non è libera professione, ma lavoro sommerso.”

I fatti

Alcuni infermieri in servizio presso il Policlinico di Bari sono stati sospesi e poi licenziati, accusati di aver svolto attività libero-professionale in modo irregolare, in palese violazione di normative fiscali, contrattuali e dei doveri deontologici. La vicenda ha innescato un’indagine interna dell’ospedale e segnalazioni agli organi competenti, aprendo un filone di indagine che riguarda non solo responsabilità individuali ma anche il controllo delle procedure negli ambienti ospedalieri.

A seguito del provvedimento, la Rete Infermieri Bari ha pubblicato un comunicato ufficiale che condanna i comportamenti contestati e chiede maggiore trasparenza e regole chiare per l’esercizio della professione. L’episodio ha già generato reazioni e dibattito nella comunità professionale e tra i cittadini, sollevando questioni sul confine tra libera professione legittima e lavoro sommerso, sulla tutela della salute pubblica e sull’immagine della categoria degli infermieri.

Secondo quanto riportato dalla Rete, i lavoratori sarebbero stati accusati di aver svolto attività libero-professionale in modo irregolare, in violazione delle norme vigenti e dei doveri deontologici. Una vicenda che non si limita al piano contrattuale, ma che solleva interrogativi profondi sul piano etico, culturale e professionale.

“Non può esistere alcuna giustificazione per condotte che minano la fiducia dei cittadini e danneggiano l’immagine dell’intera categoria”, si legge nella nota ufficiale firmata da Michele Nanocchio, presidente della Rete Infermieri Bari.

Un caso che scuote la sanità pugliese

Il Policlinico di Bari è uno dei principali ospedali universitari del Sud Italia, con migliaia di professionisti impiegati ogni giorno nell’assistenza ai cittadini. I recenti licenziamenti rappresentano quindi un fatto di cronaca sanitaria che non può essere ridotto a una questione interna.

La Rete Infermieri Bari sottolinea come la decisione abbia avuto un forte impatto umano e professionale non solo sui colleghi coinvolti, ma anche sulle loro famiglie. Tuttavia, la stessa organizzazione ribadisce che la tutela della professione non può passare attraverso la difesa di comportamenti irregolari.

Questa posizione si inserisce in un contesto più ampio di indagini e controlli nel settore sanitario, sempre più orientati alla trasparenza, alla tracciabilità delle prestazioni e al rispetto delle regole fiscali e previdenziali.

Libera professione: tra legittimità e lavoro sommerso

Uno dei punti centrali del comunicato riguarda il concetto di libera professione infermieristica. Secondo la Rete, essa non può essere considerata una scorciatoia o una zona grigia, ma una modalità di esercizio legittima solo se svolta nel pieno rispetto delle regole.

“Tutto ciò che si colloca al di fuori di questo perimetro non è libera professione, ma lavoro sommerso”, afferma la Rete.

Questo passaggio richiama direttamente i principi contenuti nel Codice Deontologico delle Professioni Infermieristiche e nella normativa nazionale che disciplina l’esercizio della professione sanitaria in regime libero-professionale.

Secondo i dati del Ministero della Salute, negli ultimi anni sono aumentate le segnalazioni di attività sanitarie non regolarizzate, con conseguenze rilevanti sia sul piano fiscale sia su quello della sicurezza dei pazienti.

Una questione etica e culturale

Per la Rete Infermieri Bari, quanto accaduto va ben oltre il singolo episodio. È il sintomo di una deriva culturale che rischia di compromettere la credibilità dell’intera categoria.

La professione infermieristica, sempre più centrale nel sistema sanitario, necessita oggi di regole chiare, uguali per tutti, e di una crescita culturale che metta al centro legalità, responsabilità e trasparenza.

Difendere la professione, spiegano, non significa proteggere chi sbaglia, ma pretendere standard elevati e un comportamento coerente con i valori della salute pubblica.

Il ruolo delle organizzazioni professionali

La Rete Infermieri Bari nasce proprio con l’obiettivo di contrastare queste derive e promuovere una cultura della legalità. Il comunicato rappresenta un appello a tutta la categoria affinché episodi simili non vengano minimizzati o giustificati.

Redazione NurseTimes

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