C’è un buco complessivo di 2,5 milioni dietro il fallimento della Approdo e del Sipa. Alla sbarra manca il deceduto monsignor Scirpoli, principale imputato.
A Torino si è aperto il processo per il fallimento della cooperativa Approdo e dello studio associato di infermieri Sipa, molto attivi nell’acquisire appalti, soprattutto in case di cura e ricoveri per anziani, ma senza pagare tasse, contributi e previdenza per i lavoratori. Manca, tuttavia, il principale imputato: monsignor Ernesto Scirpoli (foto), deceduto alcuni mesi fa a 72 anni. La sua posizione, di conseguenza, è stata stralciata. Già nelle fasi precedenti del procedimento, comunque, il prelato aveva stipulato una transazione con i liquidatori della cooperativa, non lasciando alcun danno da risarcire.
Secondo quanto ricostruito dal pm Mario Bendoni, ammonta a oltre 1 milione di euro il buco creato nella Approdo, di cui il sacerdote era amministratore, che distraeva il denaro proveniente dalle gare d’appalto per farlo finire su altri conti, anziché pagare correttamente tasse e previdenza per i dipendenti. Manca invece 1 milione e mezzo dai bilanci della Sipa, accusata di far parte del sistema irregolare di appalti e subappalti – non solo per il personale infermieristico ma anche per le pulizie e altri servizi – messi in piedi da monsignor Scirpoli attraverso numerose società da lui stesso gestite, direttamente o indirettamente, e sulle quali erano scaricati debiti e passivi per poi farle fallire.
Non è la prima volta che Scirpoli, personaggio molto noto negli ambienti diocesani piemontesi, attira l’attenzione della magistratura. Anni fa, infatti, aveva denunciato per estorsione un suo stretto collaboratore, Gianluca Ossola, che gli chiedeva denaro, minacciandolo di rendere pubbliche foto compromettenti. Durante le indagini, coordinate dalla pm Lisa Bergamasco, erano emersi anche gli affari in cui i due erano invischiati. E proprio Ossola, condannato in primo grado per l’estorsione, è ora coinvolto anche nel processo per il fallimento delle società.
Redazione Nurse Times
- “Sono io il medico, tu sei solo un infermiere”: per il Tribunale militare non è ingiuria
- Vive per anni da paziente oncologica, ma il tumore al seno è di un’altra donna: tragico scambio di campioni a Padova
- “Medici specializzandi sfruttati negli ospedali”: il caso Verona e non solo
- Riforma medicina territoriale, SIMG: “Non basta alleggerire gli ospedali. Bisogna prendersi cura dei pazienti nel tempo”
- Nursing Up Veneto denuncia lo stallo della Regione e chiede confronto urgente: “Serve strategia comune su carenza di personale, piani ferie e ripartizione fondi”
Lascia un commento