Home NT News Rischio infettivo, Anipio: “In italia gli infermieri specialisti sono 497. Ne servirebbero il doppio”
NT News

Rischio infettivo, Anipio: “In italia gli infermieri specialisti sono 497. Ne servirebbero il doppio”

Condividi
Rischio infettivo, Anipio: "In italia gli infermieri specialisti sono 497. Ne servirebbero il doppio"
Condividi

La presidente Maria Mongardi, intervistata da Sanità Informazione, sottolinea la mancanza di professionisti che si occupano delle infezioni.

In Italia, ogni anno, muoiono 10.780 persone per infezioni ospedaliere da antibiotico-resistenza. Entro il 2050 le vittime saranno circa 450mila, con un aggravio sulle casse del Sistema sanitario nazionale di almeno 12 miliardi di euro. Inoltre, come emerso dall’ultimo censimento della Società nazionale degli infermieri specialisti del rischio infettivo (Anipio), condotto poco prima dello scoppio della pandemia da coronavirus e aggiornato nel mese di ottobre del 2021, mancano i professionisti che si occupano del controllo delle infezioni.

«Gli infermieri specialisti in rischio infettivo attualmente presenti nelle strutture pubbliche italiane sono 497 e neppure tutti impiegati a tempo pieno – dice Maria Mongardi (foto), presidente Anipio, intervistata da Sanità Informazione –. Tra questi, 42 hanno iniziato a svolgere la loro attività durante la pandemia. Un numero, che stando agli standard fissati dall’allora ministero della Sanità (con la circolare n.8 del 1988) di un infermiere specialista ogni 250 posti letto, totalmente insufficiente. Le presenze dovrebbero essere almeno raddoppiate».

Usare il condizionale è d’obbligo. Dall’emanazione della circolare, infatti, sono trascorsi 33 anni ed è molto probabile che le esigenze si siano modificate nel tempo. «Basti pensare – spiega la presidente Anipio – che negli anni Ottanta queste infezioni erano ritenute esclusivamente ospedaliere, mentre oggi sono più generalmente definite “infezioni correlate all’assistenza”. I setting di cura sono cambiati e si sono estesi oltre i confini delle mura nosocomiali, arrivando fino alle case dei pazienti. Inoltre, in questi decenni, c’è stata una proliferazione dei microrganismi antibiotico-resistenti ».

Ad oggi, nonostante sia un dato di fatto che nel 2021 ci sia ancora chi perde la vita a causa della resistenza agli antibiotici, in Italia non esiste un sistema di sorveglianza specifico. «Le tipologie di infezioni più a rischio sono sei: polmonari, del sangue, della cute e tessuti molli, intestinali, del sito chirurgico e urinarie – sottolinea l’esperta –. Gli ultimi dati che abbiamo sulla loro diffusione negli ospedali italiani risalgono al biennio 2016-17, ma non si tratta di cifre esaustive. La partecipazione al monitoraggio è su base volontaria e non tutte le strutture ospedaliere italiane hanno aderito. E, spesso, le realtà non aderenti coincidono anche con quelle che prestano meno attenzione alla problematica dell’antibiotico resistenza».

Oltre al numero di professionisti, secondo Anipio, è inadeguata anche la formazione degli operatori sanitari e sociosanitari che si occupano di prevenzione, controllo e sorveglianza delle infezioni ospedaliere. «Dagli anni Ottanta si sono susseguiti vari tentativi di corsi di specializzazione e master, la maggior parte dei quali finiti in un nulla di fatto – spiega Mongardi –. Poi, dal 2014, la nostra Società scientifica è diventata promotrice della formazione in quest’ambito, stipulando convenzioni con alcune università, come quella di Parma, la Magna Grecia di Catanzaro, Tor Vergata di Roma e Vanvitelli di Napoli».

I percorsi di studio dedicati alla specializzazione in rischio infettivo sono suddivisi in cinque macro-aeree: prevenzione, controllo, sorveglianza, formazione e management. «In ambito di prevenzione – aggiunge Mongardi – l’infermiere specialista del rischio infettivo ha il compito di promuovere le buone pratiche, come ad esempio la corretta gestione di una ferita chirurgica, l’utilizzo appropriato dei dispositivi di protezione, il rispetto delle norme di igiene sia individuali che collettive. La seconda competenza dell’infermiere specializzato è il controllo, ovvero il compito di monitorare che siano rispettati tutti i protocolli e le direttive emanate in materia, sia a livello centrale che nelle singole strutture. Attraverso la sorveglianza (la terza mansione citata) sarà possibile raccogliere i dati epidemiologici relativi ai singoli casi di infezione verificatisi in ogni struttura. Gli infermieri specialisti in rischio infettivo, poi, hanno il compito di formare sia pazienti che sanitari. Acquisendo competenze di management, infine, l’infermiere specializzato può gestire la collaborazione multidisciplinare tra tutti i sanitari che rientrano nella gestione del rischio infettivo, dall’infettivologo, al microbiologo, fino al chirurgo e altri operatori sanitari e socio sanitari».

Promuovere la formazione è tra gli obiettivi della Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza. In particolare, è stato redatto un piano straordinario di formazione dedicato proprio alle infezioni ospedaliere, che prevede la partecipazione di circa 150mila sanitari entro la fine del 2024 e di 140mila entro la metà del 2026. «Posti che auspichiamo possano essere ragionevolmente distribuiti tra medici, infermieri, tecnici di radiologia, ostetriche e operatori socio sanitari, tutti professionisti coinvolti, a vario titolo, nell’infection control», conclude Mongardi .

Redazione Nurse Times

Fonte: Sanità Informazione

Condividi

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
InfermieriNT NewsProfilo professionale

Liste d’attesa, adesso il CUP richiama il cittadino. Ma chi controlla davvero le agende?

Il nuovo Piano nazionale promette CUP integrati, percorsi di tutela e maggiore...

Puglia, concorso per 2445 OSS. La Fials chiede la rivalutazione dei titoli di servizio
NT NewsPugliaRegionali

Sanità Puglia, Fials: «Sbloccare assunzioni infermieri e oss o stato di agitazione»

Il sindacato chiede a Pentassuglia un tavolo urgente su infermieri, OSS, precari,...

Mobilità Toscana, 2.000 infermieri e 1.000 oss chiedono trasferimento
LavoroMobilitàNT NewsPugliaRegionali

Mobilità sanitaria in Puglia: la graduatoria aspetta, qualcuno forse passa lo stesso

Fials denuncia trasferimenti aziendali in Puglia mentre la procedura regionale sarebbe ancora...

CardiologiaCittadinoNT News

Malattie cardiache, sviluppato sistema di intelligenza artificiale che legge ECG in meno di 2 secondi

Un sistema di intelligenza artificiale addestrato all’Imperial College London legge un elettrocardiogramma (ECG)...