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Coronavirus, Speranza: “Distanza di un metro anche sui treni regionali”

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Coronavirus, Speranza: "Distanza di un metro anche sui treni regionali"
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Il ministro della Salute ha ribadito la necessità di adottare ancora le misure di sicurezza per evitare la diffusione del contagio.

Durante il question time alla Camera dei Deputati il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha ribadito che il rispetto di un metro di distanziamento deve essere necessariamente rispettato nei luoghi chiusi, anche sui treni regionali. Ma ha anche precisato: «È però evidente che possono esserci eccezioni nel caso in cui il Comitato tecnico scientifico (Cts) riconosca dei protocolli di sicurezza, esattamente come avvenuto per le compagnie aree, dove il sistema di ricambio d’aria consente un livello di sicurezza anche senza gli evidenti limiti di distanziamento».

Il nuovo decreto sull’emergenza coronavirus, in vigore fino al 15 ottobre, non consente un nuovo lockdown nazionale. È quanto chiarito in commissione alla Camera da un emendamento interpretativo del testo. Lo ha spiegato il deputato Stefano Ceccanti (Pd). Il dl consente di limitare gli spostamenti «in relazione a specifiche aree del territorio nazionale, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico». Ciò vuol dire che, se dovesse rendersi necessario un nuovo lockdown nazionale, sarebbe necessario il varo di un nuovo decreto per dare copertura normativa all’eventuale dpcm.

«La recente ordinanza – ha proseguito Speranza – non è legata solo alla vicenda dei treni, ma al rispetto delle regole essenziali, e i termini dell’ordinanza saranno confermati nel dpcm che approveremo. Da parte mia dico con chiarezza che ogni scelta restrittiva è evidente che comporti costi e disagi, ma dobbiamo rispettare i tre principi fondamentali: uso mascherine, distanziamento di almeno un metro e lavaggio delle mani. Solo questo ci può consentire di non vanificare il lavoro fatto».

E ancora: «Abbiamo piegato la curva epidemica grazie alle misure adottate e siamo in una fase migliore, ma la battaglia non è vinta e l’Ue non è fuori dalla fase epidemica piena. Basti guardare ciò che sta avvenendo nei Balcani e alla recrudescenza in Paesi come Spagna, Francia e Germania».

Redazione Nurse Times

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