Lo conferma uno studio condotto dall’Università di Verona. Gli specializzandi sono invece i soggetti a maggiore rischio di burnout.
Ansia, burnout e depressione sono conseguenze frequenti della guerra combattuta in prima linea contro il coronavirus. E gli infermieri sono i soggetti più a rischio. Lo si evince anche da uno studio dell’Università di Verona, che ha valutato gli effetti collaterali del Covid-19 sul personale sanitario. In particolare, è stata analizzato l’impatto psicologico sui dipendenti dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona, attraverso i dati raccolti tra aprile e maggio 2020.
La ricerca, pubblicata sulla rivista International Journal of Enverinomental Research and Public Health, ha messo in evidenza come, a distanza di un anno dall’inizio della pandemia, lavorare all’interno dell’ospedale abbia prodotto ulteriore sofferenza emotiva per gli operatori, che si sono trovati a gestire tre ondate pandemiche nel biennio 2020-2021.
E la situazione non migliora, visto che la quarta ondata, spinta dalla variante Omicron, sta saturando ancora oggi gli ospedali. Attraverso questionari standardizzati, compilati telematicamente dal personale, è stato coinvolto un campione di 1.033 persone, rappresentativo di tutti i dipendenti. I dati raccolti mostrano che le persone con livelli elevati di ansia sono passate dal 50% al 56%, quelle con depressione dal 27% al 41%, quelle in burnout dal 29% al 41%.
“L’incremento – spiega Antonio Lasalvia, docente di Psichiatria del dipartimento di Neuroscienze – è stratificato per profilo professionale e reparto, con un incremento più marcato per la depressione e il burnout. A distanza di un anno dall’inizio della pandemia gli infermieri rappresentano la categoria professionale a maggiore rischio di ansia e depressione, mentre gli specializzandi sono a maggiore rischio di burnout, soprattutto per quanto riguarda il senso di efficacia professionale. Lavorare in contesti di terapia intensiva si associa a un aumentato rischio di sviluppare maggiore esaurimento emotivo e a un atteggiamento di maggiore distacco dal lavoro”.
Redazione Nurse Times
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