E’ quanto accaduto a Bolzano ad una collega infermiera in servizio da 34 anni.
Quest’ultima ha sfortunatamente contratto il Covid a novembre dell’anno scorso, costretta a tornare a lavoro dopo 21 giorni, nonostante non fosse ancora in forma, per necessità di personale in piena emergenza.
Dopo un paio di mesi però il malessere fisico sfocia in una ricaduta, si parla infatti di polmonite come possibile conseguenza del Covid.
Ma la situazione si aggrava dopo qualche settimana, dopo essere tornata nuovamente in servizio, quando in seguito ad ulteriore malessere le viene diagnosticata una pericardite acuta.
Nel frattempo riceve l’avviso dall’Asl per effettuare la vaccinazione, al quale prontamente risponde inviando la documentazione senza ricevere però alcuna risposta.
Così dopo aver chiesto un parere alla specialista cardiologa in merito alla possibilità nella sua situazione di effettuare la vaccinazione, le viene detto di rivolgersi al medico di base, il quale chiede a sua volta di rivolgersi al medico addetto alle vaccinazioni.
Quest’ultimo ritiene la collega Non idonea ad effettuare la vaccinazione, per poi accorgersi subito dopo della professione da lei esercitata. A quel punto le dice di essere obbligata a vaccinarsi.
L’infermiera bolzanese decide a quel punto di preferire la sicurezza del proprio stato di salute al lavoro e pertanto viene sospesa senza stipendio dal 31 luglio dall’azienda, poiché considerata no vax senza che qualcuno abbia accertato la sua situazione.
Redazione Nurse Times
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