Riceviamo e pubblichiamo un contributo a cura del dottor Remo Pulcini ([email protected]), dirigente delle Professioni Sanitarie Tecniche.
Nel Servizio sanitario nazionale lavorano fianco a fianco professionisti che hanno lo stesso dovere: dedicarsi in via esclusiva al servizio pubblico. Ma non tutti ricevono lo stesso trattamento. Per alcuni l’esclusività è una scelta riconosciuta e retribuita. Per altri è un vincolo che non vale nulla in busta paga. Da dirigente delle professioni sanitarie con oltre trent’anni di servizio nel SSN, ho deciso di portare questa disparità all’attenzione delle istituzioni.
Il problema: tre regole diverse per lo stesso impegno
La dirigenza medica e sanitaria (medici, veterinari, farmacisti, biologi, chimici, fisici, psicologi) può scegliere ogni anno tra rapporto esclusivo e non esclusivo. Chi sceglie l’esclusività percepisce un’indennità che va da circa 2.169 a 23.461 euro lordi l’anno (art. 64 del CCNL Area Sanità 23 gennaio 2024), aumentata del 27% dalla legge di bilancio 2021 con uno stanziamento di 500 milioni di euro, e può esercitare la libera professione intramuraria.
I dirigenti delle professioni sanitarie (Legge 251/2000), dirigenti infermieristici, ostetrici, tecnici, della riabilitazione e della prevenzione, appartengono alla stessa area contrattuale di biologi, farmacisti e psicologi. Eppure sono l’unica dirigenza sanitaria esclusa dall’indennità di esclusività: devono essere esclusivi, ma senza indennità e senza diritto di scelta. Rispetto a un dirigente sanitario non medico con oltre quindici anni di anzianità, la differenza è di circa 17.000 euro lordi l’anno, con effetti anche sulla pensione. L’origine è puramente storica: la legge 251/2000 arrivò pochi mesi dopo il contratto che introdusse l’indennità, e quel vuoto non è mai stato colmato.
Le professioni sanitarie del comparto, circa 350mila tra infermieri, ostetriche, tecnici sanitari, fisioterapisti e professionisti della prevenzione, sono vincolate all’esclusività senza alcuna indennità. Possono svolgere attività esterne solo grazie a una deroga temporanea, prorogata di volta in volta e oggi in vigore fino al 31 dicembre 2027, previa autorizzazione aziendale. Non esiste un regime intramurario e, soprattutto, non esiste la libertà di scegliere: oggi un infermiere o un tecnico non può decidere, come un medico, se restare esclusivo con un riconoscimento economico o lavorare anche fuori.
Cosa ho fatto
- Petizione alla Camera dei deputati, registro n. 1669: “Parità sull’esclusività del rapporto di lavoro per tutte le professioni sanitarie del SSN italiano, comparto e dirigenza”.
- Petizione al Senato della Repubblica, con richiesta di assegnazione alla 10ª Commissione (Affari sociali e sanità), fondata sugli articoli 3 e 36 della Costituzione.
- Petizione al Parlamento europeo, con riferimento ai principi di uguaglianza e non discriminazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione e alla direttiva sull’orario di lavoro.
- Una nota tecnica con il quadro normativo, gli importi dell’indennità e le fonti, allegata a tutte le petizioni.
- Una proposta di emendamento già scritta al disegno di legge delega sulle professioni sanitarie: indennità di esclusività e diritto di opzione per i dirigenti delle professioni sanitarie, e, per il comparto, la libertà di scegliere, ogni anno, tra libera professione intramuraria, dentro l’azienda e con indennità di esclusività, ed extramuraria, fuori dall’azienda e senza indennità, con relazione illustrativa, stima dei costi e copertura finanziaria.
- Lettere al ministro della Salute, alle Federazioni degli Ordini (FNO TSRM e PSTRP, FNOPI, FNOPO), ai sindacati della dirigenza e del comparto e a parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione, perché questa non è una battaglia di parte.
Quanto costa la parità
Circa 8 milioni di euro l’anno per i dirigenti delle professioni sanitarie. Zero euro per la libertà di scelta e la libera professione intramuraria del comparto
I dirigenti delle professioni sanitarie sono circa 400 in tutta Italia: riconoscere loro l’indennità costa circa 8 milioni l’anno, meno del 2% dei 500 milioni stanziati nel 2021 per aumentare l’indennità delle altre dirigenze sanitarie.
Per il comparto, riconoscere la libertà di scelta e rafforzare la libera professione intramuraria non costa nulla alla finanza pubblica: le prestazioni sono pagate dagli utenti e generano entrate per le aziende sanitarie. Il valore economico dell’esclusività per chi sceglie di restare dentro sarà poi definito dalla contrattazione. Non è quindi una questione di risorse, ma di volontà politica.
I termini per l’emendamento sono scaduti?
Va detto con chiarezza. Il disegno di legge delega sulle professioni sanitarie è arrivato nell’Aula della Camera il 12 ottobre 2026, in prima lettura. La fase degli emendamenti in Commissione Affari sociali si è chiusa con il mandato alla relatrice, e in Aula gli emendamenti possono essere presentati solo dai deputati, entro termini molto stretti. Per questo passaggio alla Camera, quindi, la finestra è di fatto chiusa.
Questo però non chiude la partita. Le strade ancora aperte sono diverse:
- La seconda lettura al Senato, dove il testo sarà esaminato dalla 10ª Commissione e potrà ancora essere modificato.
- La legge di Bilancio 2027, il veicolo naturale per una misura che ha un costo, sia pure minimo: gli emendamenti si discutono in Parlamento tra novembre e dicembre.
- La firma definitiva del Contratto dell’Area Sanità 2025-2027. L’ipotesi di contratto è stata sottoscritta all’ARAN il 7 ottobre 2026 e, dalle sintesi pubblicate, ancora una volta non estende l’indennità di esclusività ai dirigenti delle professioni sanitarie. Prima della firma definitiva i sindacati possono chiedere almeno una dichiarazione congiunta che impegni le parti a sanare questa esclusione nel prossimo rinnovo.
- Le proposte di legge già depositate sulla libera professione del comparto (AC 3058 e AS 1985), che dovranno comunque affrontare il nodo prima della scadenza della deroga, il 31 dicembre 2027.
Non sono il solo a sollevare la questione. A fine settembre la Commissione Affari sociali della Camera ha accolto la petizione promossa dalla Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP, sostenuta da oltre 12mila firme, per superare il vincolo di esclusività del comparto. Il
presidente della Federazione ha posto l’alternativa in modo netto: o si riconosce l’indennità di esclusività, o si lasciano i professionisti liberi di lavorare fuori dall’orario di servizio. La mia iniziativa aggiunge un tassello che finora è rimasto in ombra: i dirigenti delle professioni sanitarie, esclusi anche dentro la dirigenza.
Perché è una questione di etica e di pari opportunità
Uguaglianza – L’articolo 3 della Costituzione vieta di trattare in modo diverso situazioni uguali. Qui il dovere è identico, servire in via esclusiva il pubblico, ma il riconoscimento cambia a seconda della professione. L’articolo 36 garantisce una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro: l’esclusività è parte di quella qualità, e lo è per tutti.
Lealtà verso il servizio pubblico – Scegliere di lavorare solo per il SSN è un atto di fedeltà alla sanità pubblica. Premiare questa scelta per alcuni e ignorarla per altri manda un messaggio sbagliato: che la lealtà di un medico valga, e quella di un infermiere, di un tecnico o di un dirigente delle professioni sanitarie no.
Pari dignità tra le professioni – Le Leggi 42/1999, 251/2000 e 43/2006 hanno riconosciuto l’autonomia e la responsabilità delle professioni sanitarie e creato la loro dirigenza. Lasciare quella dirigenza fuori dalle regole valide per tutte le altre significa negare nei fatti la parità che la legge ha già affermato.
Pari opportunità di genere – Le professioni sanitarie del comparto sono in grande maggioranza femminili: le donne sono il 76% degli infermieri iscritti agli Ordini. Una disparità che colpisce soprattutto queste professioni finisce per pesare soprattutto sulle donne e rischia di tradursi in un divario retributivo indiretto di genere, proprio nel settore che regge ogni giorno il servizio sanitario.
Libertà di scelta – Oggi la dirigenza medica e sanitaria sceglie ogni anno se essere esclusiva o no; le professioni sanitarie del comparto e i dirigenti delle professioni sanitarie questa scelta non ce l’hanno. Chiediamo lo stesso diritto: chi vuole dedicarsi solo al servizio pubblico deve poterlo fare con un riconoscimento economico e con la possibilità di lavorare in intramoenia; chi preferisce lavorare anche fuori deve poterlo fare in modo stabile, senza dipendere da proroghe annuali.
Trasparenza e tutela dei cittadini – Una libera professione intramuraria regolata, pagata e controllata dall’azienda, è più trasparente di un sistema fatto di deroghe temporanee e autorizzazioni caso per caso. Permette di verificare gli orari complessivi, di tutelare il riposo dei professionisti e di offrire ai cittadini prestazioni in più, contribuendo a ridurre le liste d’attesa.
Attrattività del SSN – Ogni anno la sanità pubblica perde professionisti verso il privato e verso l’estero. Riconoscere a tutti lo stesso valore dell’esclusività è uno degli strumenti più economici per trattenerli.
Come puoi sostenere l’iniziativa (firma della petizione n. 1669)
- Vai su https://petizionionline.camera.it
- Accedi con SPID o CIE
- Cerca la petizione n. 1669 (“Parità sull’esclusività del rapporto di lavoro per tutte le professioni sanitarie del SSN italiano, comparto e dirigenza”) e sottoscrivila
Aggiornamenti: canale WhatsApp https://whatsapp.com/channel/0029Vb8xPWz7dmedpQDKfe03 (il numero degli iscritti resta anonimo)
Resta aggiornato su WhatsApp . Segui il canale dell’iniziativa https://whatsapp.com/channel/0029Vb8xPWz7dmedpQDKfe03. È un canale, non un gruppo: il tuo numero resta anonimo, nessun iscritto vede quello degli altri. Lì pubblicherò ogni novità su petizioni, emendamenti e incontri, e raccoglierò le vostre proposte con sondaggi; per proposte più articolate puoi scrivere a [email protected].
Scrivi al tuo Ordine e al tuo sindacato, chiedendo di sostenere la proposta, nelle audizioni sul disegno di legge delega e al tavolo del contratto. Segnala la questione ai parlamentari del tuo territorio, di qualunque schieramento: la parità non ha colore politico. Condividi questo articolo con colleghe e colleghi.
La storia delle professioni sanitarie è fatta di obiettivi che sembravano irraggiungibili e che oggi sono legge. Anche la parità sull’esclusività lo diventerà, se sapremo chiederla con una voce sola.
Di seguito la proposta di emendamento.
Redazione Nurse Times
Fonti
- CCNL Area Sanità 23 gennaio 2024, art. 64 (Gazzetta Ufficiale, 11 marzo 2024)
- Legge 30 dicembre 2020, n. 178, art. 1, comma 407
- Ordine TSRM e PSTRP Genova-Imperia-Savona, “Decreto Milleproroghe 2026 entrato in vigore il 1° marzo 2026”
- Quotidiano Sanità, “Vincolo di esclusività. Commissione Affari sociali accoglie la petizione della Fno Tsrm e Pstrp” (30 settembre 2026)
- Quotidiano Sanità, “Riforma professioni sanitarie. Il Ddl delega arriva in Aula alla Camera” (12 ottobre 2026)
- Quotidiano Sanità, “Fnopi: le donne puntano sull’infermieristica: in Italia sono il 76% degli iscritti”
- Nurse News, “Libera professione infermieristica, la Lega propone di renderla strutturale” (17 settembre 2026)
- Quotidiano Sanità, “Firmato il contratto della Dirigenza Sanitaria… ma per la Dirigenza delle Professioni Sanitarie manca ancora qualcosa”
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