Due aggressioni in circa 24 ore all’ospedale di Ivrea, sette lavoratori coinvolti tra Servizio psichiatrico di diagnosi e cura e Pronto soccorso: infermieri, un medico e operatori socio-sanitari. Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta esprime vicinanza ai professionisti colpiti e torna a chiedere alla Regione Piemonte un intervento coordinato contro le violenze nelle strutture sanitarie.
“Non possiamo continuare a trattare ogni aggressione come un caso isolato – dichiara Claudio Delli Carri, segretario regionale di Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta -. Alcuni ospedali e alcuni servizi sono più esposti, ma il rischio riguarda chiunque lavori nella sanità. Infermieri, medici, altri professionisti sanitari e oss devono poter svolgere il proprio lavoro senza considerare minacce e violenze una condizione normale del turno”.
Il sindacato richiama il confronto promosso il 17 dicembre 2025 ad Asti, che aveva riunito istituzioni, aziende sanitarie, ordini professionali e rappresentanze dei lavoratori proprio per affrontare il fenomeno in modo strutturale. In quell’occasione Nursing Up aveva chiesto alla Regione Piemonte di attivare un Osservatorio sulle violenze ai danni del personale sanitario e sociosanitario.
Secondo Nursing Up, l’assessore alla Sanità, Federico Riboldi, aveva manifestato disponibilità ad approfondire la proposta. A oltre nove mesi da quell’incontro, il sindacato riferisce di non aver ricevuto riscontri sul suo avvio.
“Chiediamo all’assessore Riboldi di dirci se e quando l’Osservatorio sarà attivato, con quali soggetti e con quali compiti – prosegue Delli Carri -. Serve uno strumento che raccolga le segnalazioni, renda confrontabili i dati dei diversi presidi e aiuti a individuare dove intervenire. Senza un monitoraggio condiviso, si continua a rincorrere l’ultima aggressione senza costruire una risposta regionale”.
Per Nursing Up occorre garantire presidi delle forze dell’ordine negli ospedali dotati di pronto soccorso, definendo con le autorità competenti una presenza adeguata alle diverse strutture e alle fasce di maggiore rischio. La vigilanza già attivata in alcuni presidi è un punto di partenza, ma deve inserirsi in un sistema che comprenda procedure di intervento, organici adeguati, formazione e supporto a chi subisce un’aggressione. La valutazione del rischio deve riguardare anche i reparti e i servizi territoriali più esposti.
“A Ivrea sono stati colpiti lavoratori con ruoli diversi, in due servizi diversi – conclude Delli Carri -. È la dimostrazione che nessuna professione può affrontare da sola questo problema. Chiediamo alla Regione di convocare aziende sanitarie, ordini professionali, sindacati, associazioni di categoria e autorità competenti per definire responsabilità, tempi e misure verificabili. La sicurezza di chi cura e assiste è una condizione necessaria per garantire assistenza ai cittadini”.
Redazione Nurse Times
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