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Quando il medico non c’è: l’intelligenza artificiale può aiutare gli infermieri, non sostituirli

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Intelligenza artificiale vs medici in carne e ossa: chi risponde meglio alle domande dei pazienti?
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Lo spunto per questo contributo nasce dalla lettura di un articolo sulla diffusione degli infermieri virtuali negli ospedali statunitensi, legata alla carenza di personale. Anche in Italia mancano infermieri, ma la priorità non è replicare il modello americano: è rafforzare chi già oggi esercita da solo il primo giudizio clinico, senza un medico fisso h24. Questo contributo ricostruisce il quadro normativo italiano sulla presenza medica nei diversi setting assistenziali e propone un modello di adozione dell’intelligenza artificiale diagnostica come supporto, mai come sostituto, al giudizio infermieristico.

Non è un’eccezione, è la norma in gran parte del sistema. La continuità medica h24 è garantita in pieno solo nel regime di ricovero ospedaliero. Negli altri setting – Rsa, strutture sociosanitarie, case e ospedali di comunità – la presenza del medico è parziale, articolata su fasce orarie stabilite dalla programmazione regionale, con reperibilità per il resto della giornata.

Nella pratica il quadro è spesso ancora più complesso: Rsa, strutture sociosanitarie e moduli di riabilitazione ospedaliera condividono di frequente lo stesso stabile, ed è il medico di guardia del reparto ospedaliero a rispondere, di fatto, anche alle chiamate delle unità limitrofe soggette a un regime normativo diverso. Lo stesso accade, in molti territori, per case di comunità e ospedali di comunità ospitati nello stesso presidio. Le ambulanze del 118 senza medico a bordo restano comunque connesse in tempo reale alla centrale operativa tramite i moderni monitor multiparametrici.

È in questi spazi di responsabilità solitaria che l’intelligenza artificiale applicata alla diagnostica potrebbe offrire un aiuto concreto: un elettrocardiografo che segnala un’alterazione prima del consulto telefonico, un fonendoscopio digitale che orienta la valutazione respiratoria, un ecografo che guida un accesso venoso difficile o una cateterizzazione complessa. Potrebbe anche convogliare in un’unica scheda digitale ECG, pressione arteriosa, frequenza cardiaca, saturazione, glicemia, temperatura, frequenza respiratoria e polso, incrociando i dati invece di leggerli uno per uno.

Non sostituti del giudizio infermieristico, ma strumenti che lo rafforzano, dove l’aumento degli organici da solo non basta a colmare un vuoto strutturale. Restano da definire, con atto normativo, la validazione clinica e la ripartizione di responsabilità professionale tra infermiere e medico in reperibilità.

Va detto con altrettanta chiarezza: nessuna tecnologia può sostituire il cuore della professione infermieristica. Nessun algoritmo potrà mai restituire il calore umano di una stretta di mano, la parola dolce sussurrata nel momento giusto, una carezza, un sorriso. La vera innovazione non è scegliere tra tecnologia e persone, ma farle lavorare insieme, con l’infermiere sempre al centro.

Nessun sintomo, nessun malessere può essere letto dall’intelligenza artificiale, se non attraverso la competenza infermieristica: sono le conoscenze, lo studio e l’esperienza clinica a cogliere e distinguere, in pochi istanti, un dolore anginoso, un dolore al petto di natura cardiaca, una colica renale, il sospetto di un ictus o di una colica epatica. L’IA può solo aiutare e, proprio nei contesti dove un solo infermiere lavora senza un medico, può contribuire a costruire un quadro clinico più preciso.

La proposta non può fermarsi all’auspicio. Regioni e Asl dovrebbero avviare progetti pilota di ecografia point-of-care assistita da intelligenza artificiale nelle Rsa, nelle strutture sociosanitarie e negli ospedali di comunità. I manuali di accreditamento potrebbero riconoscerla come requisito premiante. La formazione andrebbe inserita nei percorsi Ecm. Questi strumenti sono già in uso in molti ospedali italiani: resta da aprire un confronto sull’introduzione di norme e regole chiare che disciplinino la tutela dei dati e la sicurezza della privacy dei pazienti.

L’infermiere esercita già oggi, in larga parte del sociosanitario extraospedaliero, la funzione di primo giudizio clinico senza presenza medica continuativa: non un’eccezione, ma un tratto strutturale. L’intelligenza artificiale diagnostica non è una scorciatoia tecnologica, ma una risposta coerente a un vuoto documentato dalle norme stesse. A patto che resti regolata, graduale e sempre al servizio della relazione di cura.

Dott. Daniele Leone
Infermiere – Coordinatore infermieristico

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