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L’infermiere di famiglia e comunità e il paziente stomizzato: un modello di successo all’Asl Latina

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Di seguito la sintesi di uno dei tre project work elaborati dai gruppi di lavoro che il 25 giugno scorso hanno completato il corso regionale IFeC organizzato all’Irccs Spallanzani da Regione Lazio e Asl Latina.

Il rientro a casa dopo il confezionamento di una stomia rappresenta un momento estremamente delicato, carico di impatto clinico e psicosociale. Per rispondere a questo bisogno, all’interno dei Distretti 1 e 2 dell’Asl Latina, è stato sperimentato un modello operativo innovativo che vede l’infermiere di famiglia e comunità (IFeC) nel ruolo chiave di “facilitatore dell’autonomia”.  

​In linea con i recenti standard dell’assistenza territoriale (Dm 77/2022), il progetto ha creato un vero e proprio ponte organizzativo tra il reparto di Chirurgia del P.O. Santa Maria Goretti e i servizi territoriali, accompagnando il paziente in un percorso programmato di empowerment e self-care.

​I risultati del campione pilota

​I dati raccolti a 60 giorni dalle dimissioni su un primo campione di 18 pazienti confermano l’efficacia di questo approccio educativo strutturato:  

  • ​83% dei pazienti ha raggiunto la piena autonomia (o un livello transizionale avanzato) nella gestione della stomia entro 6 settimane, superando il target iniziale del 80%.  
  • Zero accessi impropri in pronto soccorso registrati per dubbi o malfunzionamenti dei presidi, centrando l’obiettivo di azzeramento.  
  • Solo 2 pazienti su 18 hanno sviluppato dermatiti peristomali. Un dato parziale, ma fortemente incoraggiante rispetto alle medie nazionali.  
​Impatto e sostenibilità del modello

​L’intervento proattivo dell’infermiere di famiglia e comunità sul territorio non tutela solo la salute fisica e psicologica della persona, ma ottimizza le risorse dell’Asl:  

  • ​Efficienza economica – Ogni accesso improprio evitato al pronto soccorso genera un risparmio stimato di circa 250-400 euro a prestazione, ammortizzando ampiamente i costi del servizio territoriale ed evitando lo spreco di presidi protesici.  
  • Qualità della vita – L’addestramento personalizzato mira a un incremento medio del 25% nella percezione del benessere e nel reinserimento sociale del paziente (valutato tramite Stoma-QoL).  

​Con un bacino di ben 739 pazienti stomizzati attivi nei due distretti, la strutturazione di questo percorso di prossimità si dimostra una risposta concreta, innovativa e non più procrastinabile per trasformare la fragilità in indipendenza.

Complimenti al gruppo di lavoro: Andrea Scrocca, Daniele Esposito, Alessandro Luzi, Alexandra Del Missier, Sara Colozzi, Giselda Baratta.

Redazione Nurse Times

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