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Esercizio in deroga delle professioni sanitarie, Bufalo (Opi Torino): “Sicurezza delle cure e tutela dei cittadini non sono negoziabili”

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Anche in veste di presidente del Coordinamento Opi Piemonte, il dottor Ivan Bufalo rilancia una richiesta ben precisa alla Regione: verifiche linguistiche e avvio del riconoscimento ministeriale devono precedere qualsiasi autorizzazione temporanea all’esercizio professionale.

“La nostra posizione su infermieri e professionisti sanitari provenienti dall’estero è nota da tempo e non è mai cambiata. Non siamo contrari. Il loro contributo può rappresentare una risorsa importante per il nostro sistema sanitario. Chiediamo, però, che siano rispettate le stesse regole che lo Stato prevede per tutti i professionisti operanti a tutela della salute dei cittadini”. Così Ivan Bufalo, presidente di Opi Torino.

Opi Torino conferma dunque la propria posizione sulla disciplina dell’esercizio in deroga delle professioni sanitarie in Italia, nata durante l’emergenza pandemica come misura straordinaria e temporanea e progressivamente prorogata fino al 2029, diventando di fatto uno degli strumenti utilizzati per affrontare la carenza di personale sanitario.

Secondo Bufalo, il problema principale dell’attuale sistema riguarda l’assenza di verifiche preventive obbligatorie sulle competenze linguistiche e sull’avvio della procedura di riconoscimento ministeriale del titolo professionale. Di qui il rinnovato appello alle istituzioni affinché siano introdotte garanzie più rigorose a tutela dei cittadini, della sicurezza delle cure e degli stessi professionisti coinvolti.

“La conoscenza della lingua italiana non è una formalità burocratica – prosegue Bufalo –, bensì uno strumento essenziale di sicurezza clinica. Significa comprendere correttamente i bisogni del paziente, gestire situazioni di emergenza, interpretare prescrizioni, comunicare con i colleghi e documentare correttamente l’attività assistenziale. Non verificare preventivamente queste competenze significa aumentare il rischio clinico e compromettere la qualità dell’assistenza”.

Per questa ragione il Coordinamento degli Opi piemontesi ha promosso negli ultimi mesi un percorso di confronto che ha coinvolto numerosi Ordini delle professioni sanitarie piemontesi e ha portato alla formulazione di proposte condivise rivolte alla Regione Piemonte. La richiesta è chiara: nei contesti caratterizzati da una documentata carenza di personale sanitario l’esercizio in deroga potrebbe essere ammesso esclusivamente come misura temporanea tra il superamento dell’esame di accertamento della lingua italiana presso l’Ordine competente e la conclusione dell’istruttoria ministeriale per il riconoscimento del titolo professionale.

“Riteniamo che questa rappresenti già una posizione di equilibrio e di mediazione – sottolinea Bufalo, che è anche presidente del Coordinamento regionale Opi Piemonte –. La deroga non dovrebbe sostituire le verifiche previste dall’ordinamento, ma semmai consentire di superare i tempi amministrativi necessari al completamento delle procedure ministeriali. Del resto, non stiamo proponendo nulla di rivoluzionario. La Toscana è riuscita a introdurre verifiche linguistiche preventive già oltre quattro anni fa, nel pieno dell’emergenza sanitaria. Oggi, a distanza di anni e in una situazione certamente più stabile, riteniamo legittimo chiedere perché il Piemonte non possa adottare strumenti analoghi. Se è stato possibile farlo allora, non vediamo ragioni per cui non debba essere possibile farlo oggi”.

Opi Torino richiama poi l’attenzione sulla necessità di garantire la massima trasparenza nei processi di reclutamento internazionale del personale sanitario. “Negli ultimi anni si è sviluppato un mercato internazionale del reclutamento che muove interessi economici rilevanti – evidenzia Bufalo -. Per questo è necessario assicurare controlli, trasparenza e adeguate tutele per i professionisti che arrivano nel nostro Paese. Nessuno deve essere lasciato in condizioni di fragilità o esposto a possibili fenomeni di sfruttamento”.

Per gli Opi del Piemonte la soluzione strutturale alla carenza di personale infermieristico non può essere affidata esclusivamente a strumenti derogatori: “L’Italia deve tornare a investire sull’attrattività della professione infermieristica attraverso salari adeguati, migliori condizioni di lavoro, percorsi di crescita professionale e valorizzazione delle competenze. Le scorciatoie normative non possono sostituire una vera politica di rilancio della professione”.

Bufalo rivolge quindi un appello a Governo, Parlamento e Regione Piemonte affinché si costruisca un sistema che tenga insieme apertura internazionale, tutela dei professionisti e sicurezza delle cure: “Sappiamo che il tema è complesso e che la carenza di personale sanitario impone scelte difficili. Proprio per questo servono regole chiare. Opi Torino ha avanzato una proposta equilibrata, praticabile e già fortemente orientata alla mediazione. Ora spetta alle istituzioni decidere se la priorità debba essere la semplificazione amministrativa oppure la sicurezza dei cittadini. Noi non abbiamo dubbi su quale sia la risposta”.

Redazione Nurse Times

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